



Serie D: Noto prova a fermare Savoia, difficile trasferta per l'Akragas, Ragusa cerca rilancio
Bari-Trapani 1-1: le pagelle
Palermo-Varese 0-0: le pagelle del match
Pari e patta al ''Barbera'': tra Palermo e Varese è 0-0
Stefano Bizzotto, giornalista e telecronista Rai, ci ha concesso un'intervista in esclusiva.
Dopo nove giornate il campionato sembra essere tra i più equilibrati degli ultimi anni. Che ne pensi?
«È un classico dei campionati che seguono un Mondiale. Le grandi squadre solitamente sono piene di giocatori che hanno disputato il Mondiale (magari fino alla finale…) e dunque hanno avuto un'estate brevissima, con poco tempo per recuperare. È un discorso fisico ma anche mentale: guarda in Germania il Bayern, che ha dato una dozzina di giocatori alle semifinaliste e adesso ha una decina di punti di ritardo dalla vetta»;
La Lazio è in volata, in scia Inter, Milan e Juventus. I biancocelesti sono un fuoco di paglia o il sogno potrebbe diventare realtà?
«La Lazio è una signora squadra, ben messa in campo da Reja e senza apparenti punti deboli. Non ha pressioni. Non ancora, almeno. Ha azzeccato le mosse di mercato (Hernanes, soprattutto), ha giocatori che vedono la porta (Floccari, Zarate), un portiere giovane ma in crescita costante. Se possa lottare per lo scudetto, lo sapremo fra un mese e mezzo, massimo due»;
I nerazzurri stentano in campionato e sono crollati clamorosamente in Champions, non ha fatto meglio il Milan. Che cosa manca alle milanesi?
«L'Inter ha una rosa meno ampia del passato, e per giunta è stata bersagliata dagli infortuni. Ma secondo me resta la più forte. Il Milan ha un modulo a trazione anteriore che però comporta dei rischi in fase di non possesso palla: i tre del tridente rientrano poco e a centrocampo c'è una costante potenziale inferiorità numerica»;
Pronostico: fai la graduatoria ipotetica delle prime sette posizioni a fine campionato…
«Nell'ordine: Inter, Milan, Lazio, Juventus, Napoli, Palermo, Chievo. Post scriptum: in vita mia non ricordo di aver mai azzeccato un pronostico…»
Chi pensi, invece, siano le squadre a rischio retrocessione?
«È ancora presto per fare chiarezza nelle zone basse. Penso però che le retrocesse usciranno dal gruppo composto da: Parma, Cesena, Brescia, Bologna e Catania. A dispetto della classifica attuale, ritengo che il Bari abbia tutte le possibilità per tirarsi fuori»;
Tessera del tifoso: è la giusta soluzione per contrastare i facinorosi?
«Sicuramente non è la medicina che guarisce il malato. I bilanci li faremo più avanti, ma sicuramente si tratta di un provvedimento che penalizza la stragrande maggioranza dei tifosi, quelli che andrebbero allo stadio per vivere un pomeriggio (o una serata) di festa»;
Che campionato possono fare le siciliane?
«Il Palermo ha un potenziale enorme (a proposito, complimenti per i "colpi" Ilicic e Bacinovic) e un allenatore che sa il fatto suo: una volta ritrovato il miglior Miccoli può dare l'assalto ad un posto nelle coppe (più Europa League che Champions, credo). Il Catania credo abbia un solo obiettivo, la salvezza: ancora una volta raggiungibile»;
Le dimissioni di Sabatini sono arrivate come un fulmine a ciel sereno…
«Non conosco i retroscena, ma girando per l'Italia ho sempre sentito parlare di Sabatini come di uno dei migliori (se non il migliore in assoluto) fra gli operatori di mercato. Della serie, come farsi male da soli…»
Quale sarà il prossimo allenatore ad essere esonerato o quantomeno chi rischia di più?
«Rischiano come sempre quelli le cui squadre non stanno rispettando le "consegne" societarie. Non solo, i tecnici delle squadre in fondo alla classifica. Inutile fare nomi, anche perché quando leggerete queste righe, magari qualcuno avrà già perso il posto…»
Tra i giovani che si stanno mettendo in mostra in serie A, chi pensi possa essere pronto al salto di qualità?
«Ho seguito la nazionale Under 21 e credo che Ranocchia, Poli e Schelotto abbiano i numeri per approdare prima o poi (nel caso di Ranocchia, più prima che poi) in nazionale A. E questo, a prescindere dall'eliminazione dall'Europeo di categoria. Guardando ai giovanissimi, citazione d'obbligo per Destro (attaccante del Genoa, classe ’91, NDR)»;
Come vedi la Nazionale di Prandelli e quali giocatori di Palermo e Catania potrebbero aspirare alla convocazione(oltre a Sirigu, Bovo e Cassani)?
«La qualificazione alla fase finale dell'Europeo non dovrebbe essere un problema, a patto di non sottovalutare la Slovenia di Ilicic e Bacinovic. In quanto ad eventuali "new entry", sono sempre qui che aspetto la convocazione di Balzaretti: nel ruolo di terzino sinistro Prandelli le sta provando tutte, non vedo perché non possa avere una chance il palermitano»;
Domenica doppio scontro Sicilia-Liguria: i rosa ospitano il Genoa e gli etnei affrontano la Sampdoria. Che partite saranno?
«Equilibrate. Con un vantaggio per Genoa e Catania: quello di non aver avuto impegni di coppa a metà settimana»;
La prossima giornata vedrà di scena anche il Derby della Capitale. Una Roma senza Totti contro una Lazio che vola sulle ali dell’entusiasmo…
«Esame importante per la Lazio: se lo supera, nessuno potrò più parlare di exploit momentaneo. Anche perché la Roma viene dalla vittoria di Basilea, che magari sarà costata un po’ di fatica, ma al tempo stesso ha consentito alla squadra di fare un bel pieno di autostima»;
Chi è la persona nel mondo del calcio, con il quale ti sei trovato ad avere a che fare, che ti ha colpito dal punto di vista umano e/o professionale?
«Ricordo con nostalgia chi non c'è più. Facchetti, ad esempio: anni fa venne ospite a un programma sulla storia degli Europei. Rivisitammo l'edizione del 1968, vinta dall'Italia. Quella della monetina nella semifinale con l'URSS. Ero andato a Mosca ad intervistare un giocatore di quella partita che raccontò come lo spogliatoio sovietico aveva vissuto quei particolari momenti. Alla fine della puntata ringraziai Facchetti per essere intervenuto. E lui: "Sono io che ringrazio voi per avermi fatto rivivere quelle emozioni". Quanto ci manca Facchetti…»
Ci racconti un aneddoto che ti è capitato in carriera?
«Difficile sceglierne uno. Sicuramente provai un'emozione unica nel ritrovarmi, ai Mondiali del 1994, seduto in postazione fra Gerson e Rivelino che commentavano le partite per due emittenti brasiliane. Due miti della mia infanzia. Oppure, per cambiare sport, una situazione analoga all'Olimpiade invernale del 2006: vicino alla mia postazione sedeva il russo Tretyak, il più forte portiere di hockey su ghiaccio di tutti i tempi».

