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Una lettera di ringraziamenti pubblicata sul sito ufficiale è l’ultimo segno lasciato da Pietro Lo Monaco nella propria esperienza come amministratore delegato del Calcio Catania. Un’esperienza iniziata nell’estate di otto anni fa, nella prosecuzione del rapporto di collaborazione, oltrechè di amicizia con il nuovo presidente rossazzurro Antonino Pulvirenti. Otto anni che hanno costituito l’avventura professionale più intensa per il dirigente di Torre Annunziata, da sempre con il pallone nei propri pensieri e con un passato sia da giocatore che da allenatore.
Un percorso che inizia nell’estate del 2004, qualche mese dopo che Pulvirenti aveva formalizzato l’acquisizione del club etneo dalla famiglia Gaucci, che a fine stagione dirotta gran parte della prima squadra al Perugia. Al Catania rimangono le briciole, e con il fardello di un bilancio da risanare tocca già un compito delicato al nuovo amministratore delegato: ricostruire l’organico.
Un gruppo formato con tanti, forse troppi “nomi”, e pochi giocatori: i vari Ferrante, Walem, Vugrinec, Fresi, Bruno e Miceli non incidono come si sperava, e anzi alcuni di loro generano aria cattiva nello spogliatoio. Un mix imperfetto con altri giocatori meno altisonanti, ma egualmente deludenti. Risaltano però alcuni innesti ben riusciti, come Armando Pantanelli, acquistato dal Cagliari appena promosso in A, e Fabio Caserta, fino ad allora sempre confinato ai campi della serie C2 con l’Igea Virtus.
Sono errori che fungono da insegnamento e che formano in maniera importante la vera politica di Pietro Lo Monaco nelle trattative di mercato e nella gestione della rosa: puntare alla sostanza, tenendo in considerazione tutta una serie di fattori come le motivazioni, l’età, la possibile utilità e la collocazione tattica. Ed è in quella stagione che si vede per le prime volte anche il suo modo di fare autoritario o autorevole, a seconda dei punti di vista, ma sicuramente deciso e consapevole: pur con i rischi che comportava rivoluzionare la squadra in quel momento del campionato, a gennaio gran parte dei nomi citati sopra viene spedita lontano dalla Sicilia in men che non si dicesse.
Qualsiasi mossa Lo Monaco abbia fatto in questi otto anni a Catania ha avuto sempre come presupposto una valutazione di opportunità, il pensiero sulle conseguenze future. Ed è anche con questa semplice ma non banale abitudine che una realtà come il Catania abbia compiuto piccoli, ma continui passi, verso la graduale affermazione nella massima serie e la stabilità economica.
Obiettivi figli di una politica calcolatrice, fredda, per alcuni anche eccessivamente, al punto da accantonare la sfera del sentimento e la ricerca del consenso: è in questo terreno che sono sorti i contrasti, solo a tratti evidenti ma mai sopiti, con buona parte della tifoseria.
Rapporti non idilliaci di cui le accuse seguite alla cessione di Fabio Caserta al Palermo, formalizzata negli ultimi giorni utili della sessione estiva di mercato del 2007 con la campagna abbonamenti ormai svoltasi, hanno costituito la prima spia, prima delle dimissioni (le prime) che venivano respinte da Pulvirenti.
Un contrasto, acceso anche dal mancato rinnovo a Davide Baiocco nel 2009 e da periodi di difficoltà sul piano sportivo, che in alcuni momenti ha assunto anche la fisionomia di un vero e proprio braccio di ferro, con accuse da una parte (la piazza) e rimproveri e lamenti (il direttore) dall’altra. Braccio di ferro in cui Lo Monaco, anche con frasi negative nei confronti proprio dei tifosi, ha attirato su di sé gran parte delle antipatie e delle critiche, facendo da parafulmine nei momenti più delicati ai giocatori, trattati col bastone e la carota in privato e difesi ad oltranza in pubblico, salvo casi in cui lo sprone mediatico fosse necessario.
Una prestazione lavorativa costellata da alcuni errori e incidenti di percorso, ma anche da mosse azzeccate, rappresentate nel senso più immediato e materiale dalle plusvalenze ottenute con le cessioni di Vargas e Martinez, senza tralasciare quelle che saranno probabilmente indotte in futuro, relative per esempio a Gomez e Barrientos.
Rimanendo sempre nell’ambito materiale, quello indispensabile per una realtà piccola che ogni giorno cerca di diventare grande, assume grande rilevanza il centro sportivo di Torre del Grifo, ultimato lo scorso anno e ormai in piena attività.
Tuttavia, l’elemento più tangibile ed evidente dell’operato di Lo Monaco in questi otto anni è l’aspetto normativo, sulla stessa lunghezza d’onda del quale sembra essere il suo sostituto, Sergio Gasparin: si può portare avanti questa società solo reggendo determinati equilibri, dal punto di vista sia dell’economia che del rapporto tanto con l’interno quanto con l’esterno.