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Partirà ufficialmente il 18 agosto, con la gara di Coppa Italia, la stagione agonistica del Calcio Catania che si troverà a dover affrontare questo nuovo anno, per la prima volta da quando è risalito in Serie A, senza l’a.d. Lo Monaco. Per sostituire la sua, alle volte ingombrante ma sempre di successo, figura, c’è voluta una sorta di “triade”: Gasparin, Salerno, Bonanno che dovranno collaborare in simbiosi sulle vicende attinenti a tutto l’apparato economico-gestionale della società.
La “dinastia”, se così possiamo chiamarla, di Lo Monaco è durata quasi 8 anni ed è stata piena di successi, sia sul campo e sia a livello di calciomercato, grazie ai quali la società ha avuto l'intuizione e la disponibilità economica necessaria per costruire un solido “impero” rossazzurro, concluso con la costruzione del centro sportivo, tra i primi in tutta Europa come avanguardia e servizi, Torre del Grifo Village che è divenuto anche punto di ritrovo per la gente che vuole vivere e respirare l’ambiente rossazzurro.
Stessa età, entrambi sono nati nel 1952, differenti nello stile e nel modo di rapportarsi, “caliente” il campano, “britannico” il veneto, sono decisamente due figure di professionisti veri che sanno fare ottimamente il loro mestiere. Paragonare Lo Monaco a Gasparin, non è affatto facile, sarebbe come comparare il nostro vulcano al nostro splendido mare, due modi, quindi, completamente diversi di intendere la vita professionale.
L’ex a.d. rossazzurro, oltre ad avere un forte e spiccata personalità, predilige accentrare su di sè il lavoro portandosi dietro pregi e difetti gestionali: privilegia costruire dal nulla un “impero” che gestire squadre agiate economicamente con obiettivi alti, non potendo, altrimenti, sfruttare a pieno le proprie capacità di “costruttore”. L’a.d. Gasparin è figura decisamente diversa, il direttore veneto ha nelle proprie capacità quella calma e tranquillità chiamata dei “forti” riuscendo a donare alle società per cui lavora quella distensione che in momenti cruciali è decisiva per ripartire alla grande: è più un gestore di azienda, in termini calcistici lo possiamo paragonare a un capitano che predilige la tattica e la gestione del risultato rispetto alla grinta e alla fisicità.
Sia il campano, Lo Monaco, che il veneto, Gasparin, hanno contribuito e tanto, alla costruzione della Serie A che vediamo oggi. Muriel e Quadrado da una parte, Silvestre insieme a Maxi Lopez e Barrientos dall’altra, senza contare gli altri, hanno permesso di dare quel ricambio generazionale ed economicamente pertinente che serve come il pane per la rinascita del calcio italiano in questi momenti di forte crisi economica; vedi la migrazione dei campioni della nostra Serie A, ultimi Ibrahimovic e Thiago Silva. Stessa determinazione nello scovare il talento ed anche nel fiutare l’acquisto: possiamo definire Lo Monaco più argentino, dato che continuamente scova nuovi talenti dalla Primera División, mentre Gasparin sembrerebbe più internazionale, dato che oltre ad avere buoni rapporti con agenti del sud America ha stanato anche qualche giovane promessa addirittura in Africa.
Due realtà vicine e diverse con un unico punto in comune: quello dell’aver lavorato e nello stare lavorando per i colori rossazzurri, con la speranza che il futuro possa tramite il passato esser pieno di successi.