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Pietro Lo Monaco, un recente passato da dirigente di Catania, Genoa e Palermo, dalla scorsa stagione a capo dell'Acr Messina, società che la famiglia Lo Monaco ha subito riportato, dalla Serie D, ai professionisti. Con il patron giallorosso abbiamo fatto una lunga chiacchierata, queste le sue dichiarazioni in esclusiva per Golsicilia.it
Presidente Lo Monaco, per prima cosa vorrei chiederle di tracciare un bilancio di questa prima stagione all'Acr Messina...
«Posso dire che la squadra ha fatto quello che doveva fare, è riuscita ad ottenere il passaggio tra i professionisti che era una meta agognata da tutti. Ora si appresta ad intraprendere un cammino ulteriore».
Sono tante le novità che si delineeranno a partire dalla prossima stagione. A partire dall'abbassamento dell'età media dei calciatori fino alla Lega Pro unica a partire dal 2014/15. Cosa ne pensa?
«Sono, secondo me, novità fisiologiche. La C (l'attuale Lega Pro, ndr) è sempre stata il laboratorio per provare cose nuove. Bisogna comprendere che nasce come una fucina di giovani. Si tratta solo di sistemare un po' le cose per dare modo ad alcuni calciatori, che magari non sono più giovani ma che sono ancora nel pieno della loro attività, di esprimersi. La Lega Pro unica, secondo me, è una cosa che doveva arrivare anche prima, forse la si attua anche in ritardo. È necessario: il nostro sistema non sopporta più tutte queste squadre professionistiche, ci sono troppi vincoli e, purtroppo alla fine, diventa difficile per tutti mantenere certi livelli».
Con il ritorno del Messina tra i professionisti che risposta si attende dai tifosi?
«Come ho detto anche lo scorso anno, abbiamo voglia di radicarci nel territorio e far sì che quanta più gente possibile possa seguire la squadra. Mi sembra che ci sia una certa fame da parte della gente di Messina e noi ci aspettiamo sicuramente un incremento delle presenze rispetto allo scorso anno, poi vedremo».
Quando arrivò a Messina disse che quello di rilevare la società era un gesto d'amore ma anche di follia. Considerate soddisfazioni ma anche difficoltà, è cambiato qualcosa?
«No, io continuo a sostenere che è un atto d'amore, ma anche di follia. D'amore perché, l'ho detto mille volte, io ci ho giocato, io ci vivo a Messina, di conseguenza la sento un po' come casa mia. Follia perché, di questi tempi, pensare di andare a investire nel calcio è veramente da folli, ma noi andiamo avanti per la nostra strada».
Ha un sogno nel cassetto?
«È chiaro che i sogni li devono avere i tifosi, noi invece dobbiamo adoperarci affinché questi sogni possano diventare realtà, Messina è una piazza importante quindi mi auguro che possa riappropriarsi di un proprio territorio».
Una curiosità: è vero che, prima di rilevare il Messina, è stato molto tentato da Siracusa?
«No, guardi, a suo tempo c'è stata una richiesta, da parte dell'allora Presidente (Luigi Salvoldi, ndr), di potergli dare una mano per cercare di salvare il salvabile. È stato fatto qualcosa, evidentemente non è bastato. Ma certamente era comunque per cercare di non far morire una realtà professionistica nel nostro calcio ma non ho mai, assolutamente, avuto altre velleità».
Facendo una digressione sul recente passato, lei è stato tra i primi a lanciare allenatori giovani, Mihajlovic e Montella sono due esempi importanti. Cosa ne pensa della scelta del Palermo di affidare la panchina a Gattuso?
«Penso che noi abbiamo proprio lanciato una moda, una moda che presupponeva però una società forte alle spalle del tecnico giovane, bravo, di prospettiva. È andata bene e quindi oggi hanno aperto un po' tutti agli allenatori giovani. Se il Palermo ha deciso di puntare su Gattuso, chiaramente non ha una grande esperienza di tecnico però è un guerriero, un combattente, da calciatore ha sempre rappresentato l'anima della squadra dove ha giocato. Ha sicuramente le qualità per poter definirsi paladino di una rinascita».
Per finire le chiedo un parere sui temi più caldi degli ultimi giorni: l'intercettazione di Miccoli ed il blitz della Guardia di Finanza nelle sedi di 41 società professionistiche...
SUL BLITZ: «Quest'ultima è una cosa che ho sentito qualche ora fa, non ne avevo avuto sentore assolutamente. Non lo so perché questo gesto eclatante e tutto in concomitanza. Non ho idea, dico che i bilanci sono pubblici, le società sono obbligate a rispettare determinati parametri e regole di comportamento quindi tutti possono, in qualsiasi momento, avere conto e ragione di quello che una società di Serie A fa. Diciamo che chi si è comportato bene non credo debba temere nulla».
SU MICCOLI: «Per quanto concerne il discorso di Miccoli mi dispiace moltissimo, mi dispiace e mi piace pensare sia stata una ragazzata, una buffonata, una frase a effetto e nulla più. Mi piace pensare questo perché ho conosciuto Miccoli ed è un ragazzo a modo, un ragazzo di sentimento, si era legato molto alla piazza. Mi viene veramente difficile immaginare discorsi diversi da questi. Anche se è una cosa enorme, una pagliacciata, una frase buttata li per fare scalpore. Oggi purtroppo Miccoli è un personaggio pubblico e le dichiarazioni riportate sono veramente pesanti, andare a scomodare chi ha immolato la vita per i propri concetti, quello è veramente fuori luogo. Un personaggio pubblico non può non aspettarsi, in presenza di cose di questo genere, gogne mediatiche, ripeto, mi piace pensare che si sia trattato di una frase per fare sensazionalismo ma niente di sentito o di serio. Resta grave e da censurare quanto venuto fuori».