Catania, sognare o preoccuparsi?

L'editoriale


Chiamatela febbre a 38. Il Catania riesce a far valere il fattore campo anche questa domenica, imponendosi per 1-0 su una Fiorentina gagliarda ma disunita. Ai punti sarebbe stato più giusto il pareggio, alla luce delle occasioni che i viola hanno creato ma non sfruttato. Una prestazione poco entusiasmante quella dei rossazzurri, non sempre capaci di fraseggiare con facilità nella metà campo avversaria: la capacità di aspettare il momento giusto e lo spirito di sacrificio permettono però di leggere sotto un’altra chiave di lettura gli sforzi di questa squadra, ieri come nelle altre settimane.

IL SACRIFICIO PREVALE SULLA QUALITA' Il fatto che il risultato non sia stato seguito tenendo fede alla caratteristica principale, la qualità nel gioco, non esclude la bontà della prestazione sul piano della quantità e della concentrazione. Il carattere di un Bellusci sempre più sicuro dei propri mezzi, il solito spirito operaio di Marchese e Bergessio, la reattività di Lodi, sempre meglio calato in un ruolo prima difficile da immaginare per le sue caratteristiche.

QUESTIONE DI SECONDI Gli otto gol in campionato del regista napoletano, alcuni decisivi come quello di ieri, sono soltanto l’evidenza materiale della capacità della freddezza e della capacità di sfruttare ogni singolo episodio a proprio favore: armi fondamentali per una squadra che non sempre può brillare di luce propria sul piano del gioco.

BATTERE IL FERRO FINCHÈ È CALDO Gran parte della tifoseria adesso sogna, indotta dal posizionamento confortante in campionato e dalla sorprendente continuità. A tre punti dal sesto posto che potrebbe portare in Europa League sognare è lecito, e la considerazione di un obiettivo importante non può che aiutare nel raggiungimento della salvezza anticipata, oltrechè del proposito secondario: i 50 punti.

La crescita di questa squadra è però un percorso che consiste in piccoli passi, tenendo conto dei propri pregi ma anche dei propri limiti, e prima di immaginare (non di sognare) occasioni prestigiose è bene rafforzare ulteriormente le proprie radici nella porzione media della classifica e continuare a guadagnare il rispetto delle concorrenti e degli osservatori. Un discorso quasi d’obbligo per onorare al meglio sei anni di fatica, sudore e di soddisfazioni, ma che contiene in sé i germi di una contraddizione: ieri pomeriggio Lo Monaco ha continuato ad alimentare le voci su un proprio addio a fine stagione. Al pensiero di rimanere senza il principale artefice di questa lenta ma stabile e soprattutto gratificante salita, istintiva una domanda: quale futuro senza di lui?


Michele Patanè 12/03/2012
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