Catania: nell'arena dell'''Olimpico'' una stecca silenziosa

L'editoriale


Da due settimane si guardava a tale appuntamento con la consapevolezza che si trattasse di un autentico scontro diretto per un traguardo più alto di quello programmato e già raggiunto, ma per il quale è doveroso lottare fino alla fine. Inutile nascondersi in giri di parole: contro la Lazio si è visto un Catania molto meno padrone di sé, aggressivo e quantitativamente presente in campo rispetto agli standard abituali.

Una giornata “no” che arriva nel momento più importante per continuare ad alimentare e farsi trainare dal sogno europeo, e che per la prestazione messa a referto non può avere l’attenuante legata alla causalità e alle circostanze. Può reggere una spiegazione connessa alla scarsa esperienza in gare che valgono obiettivi di elevato prestigio, insieme alla fierezza per inseguire l’Europa quando l’obiettivo primario è stato raggiunto a febbraio, ma un solo tiro in porta in 93 minuti di gioco, il 27% di pericolosità e i cinque calci d’angolo contro i quindici degli avversari sono dati che inducono a parlare di un approccio cauto, ma molle.

Le sconfitte danno insegnamenti e motivazioni per rialzarsi e riprendere il cammino, ma questa lascia più amaro in bocca rispetto al solito per la sensazione di un Catania che è sembrato limitarsi, non esprimersi in tutto il suo potenziale tecnico e atletico, e che pure osando un po’ di più si era trovato in vantaggio ma non ha saputo “addormentare” la partita col possesso palla, nonché prevalere a livello di intensità sui laziali nonostante il loro continuo pressing ad oltranza e la loro situazione di assoluta emergenza a livello di uomini.

Certo, l’autogol di Legrottaglie, al netto della mancata intesa con il portiere, è un episodio che si può archiviare come circostanza sfortunata, ma l’avventatezza dell’entrata di Bellusci su Ederson, di due minuti più tardi, è forse un chiaro segnale di come i rossazzurri non siano scesi in campo con la convinzione di poter strappare un risultato importante per la graduatoria, e in ogni caso di essere impegnati in un banco di prova probante per il presente e per il futuro.

Con l’allenamento pomeridiano di oggi a Torre del Grifo inizia la settimana di avvicinamento alla gara interna contro il Cagliari di domenica. Fallito un esame, si presenta l’occasione di riscattarsi in un altro: mettere da parte lo scotto psicologico di una gara fatta non come si voleva e conquistare i tre punti, gestendo l’ansia da risultato e registrando livelli totalmente diversi rispetto a sabato scorso, contro un avversario che ha colto dieci risultati utili nelle ultime undici partite.

Sin da febbraio ci siamo fatti portatori dell’idea che l’Europa, allo stato attuale, sia un traguardo poco realistico da raggiungere, ma nulla toglie che i rossazzurri debbano inseguire quel traguardo per spingersi oltre i limiti dell’appagamento e della soddisfazione e aumentare le possibilità di guadagnarsi un risultato conclusivo onorevole, diversamente rispetto a quanto accaduto l’anno scorso.


Michele Patanè 02/04/2013
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