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Come ogni mercoledì su Golsicilia.it arriva il momento del confronto con il giornalista Antonio Costa, corrispondente da Catania per Radio Sportiva e conduttore della trasmissione televisiva “Forza Catania”, in onda il giovedì sera sull’emittente Sestarete (ch. 215 del digitale terrestre). Le emozioni della festa nel post-partita di sabato col Pescara, l'ultima gara della stagione con il Torino e la difesa dell'ottavo posto, il momento magico di Barrientos e le prospettive del mercato in uscita gli argomenti dell'intervista.
Il punto di partenza della nostra conversazione è la festa al “Massimino” al termine della partita contro il Pescara, per la miglior stagione etnea della storia. In quel quarto d’ora, sotto la veste di giornalista e con il cuore del tifoso, cosa hai provato e a cosa hai pensato in particolare?
«Ho vissuto il momento con grandissima emozione, molta di più rispetto a quella che credevo di avere, anche perché era sì attesa una festa nel dopo-gara per il record di punti ma con un’atmosfera così carica di entusiasmo. Ho avuto la pelle d’oca, è stato un episodio che ha prodotto in me anche tanta felicità, sicuramente uno dei più emozionanti nella mia carriera di giornalista parallelamente alla mia vita da tifoso. Quella sera ho pensato per un secondo ad un’altra occasione memorabile per il club: non la promozione in A nel 2006, bensì il drammatico spareggio salvezza in campo neutro a Bologna contro il Chievo nella stagione successiva; allora il gol della chiusura dei giochi di Minelli scatenò il mio pianto liberatorio. Non mi aspettavo, ripeto, che la serata del “Massimino” fosse così carica e densa di significati e di brividi che penso abbiano vissuto tutti, da chi era in campo ai sostenitori sugli spalti. E’ sembrato di trovarsi in uno stadio abituato a palcoscenici importanti, ad esempio quando si abbassavano le luci e si vedeva una folta serie di flash sulle tribune, cose che ho avuto modo di vedere in partite di Champions con squadre come Barcellona, Milan, Roma e Real Madrid, avendo girato tanto in questi contesti nel mio percorso di studi e all’inizio della mia carriera professionale, e che ho notato solo in quelle. Sono ancora più fiero di svolgere il mio lavoro di giornalista seguendo questa squadra, di essere un suo sostenitore e di essere un cittadino di Catania, con tutti i problemi che in questo momento ci sono».
Il campionato non è assolutamente finito, anzi adesso arriva quella che probabilmente sarà la sfida più probante dell’intera annata, la trasferta di Torino per difendere l’ottavo posto, dimenticando quel quarto d’ora di gioia di sabato e mentalizzandosi sulla ricerca del massimo risultato contro i granata che non vincono da due mesi e vogliono lasciarsi in maniera positiva col proprio pubblico dopo alcune contestazioni nelle scorse settimane. Che gara ti aspetti domenica?
«Innanzitutto mi aspetto un Catania imbattuto, e parallelamente una mancata vittoria dell’Inter in casa con l’Udinese, cosa probabile visto il morale molto basso in casa nerazzurra: andando così le cose, i rossazzurri manterrebbero comunque l’ottava piazza. Gli etnei hanno più motivazioni rispetto al Torino, nonostante i fattori che hai citato tu in precedenza: i granata a livello tecnico sono inferiori, e se Maran sarà ancora una volta bravo a schierare l’undici ideale a livello di motivazioni sono convinto che il Catania riuscirà a cogliere il massimo risultato, e se così non sarà mi aspetto comunque un pareggio».
A proposito di aspettative, chi ha stupito molti in questo finale di campionato è Pablo Barrientos, sicuramente tra le note positive. Il presidente Pulvirenti lo ha definito il giocatore-simbolo di questa stagione, condividi?
«Se è da indicare come il giocatore-simbolo non lo so, ma sicuramente emerge un interessante parallelismo tra il Barrientos di adesso e quello dei tempi passati, cui più volte si rimproverava un po’ di pigrizia e il fatto di esprimersi sotto tono in gare che non fossero contro squadre blasonate ma che comunque avessero un importante peso sulla classifica. Barrientos è un’assoluta sorpresa, denota cospicui miglioramenti sotto l’aspetto mentale ed è sempre più tracciato come il faro del gioco rossazzurro: tutti lo cercano per dargli la palla e si regolano in base ai suoi movimenti, e i galloni del costruttore di gioco gli spetterebbero qualora Lodi dovesse andare via. Gli manca qualcosa nella finalizzazione, ma è un grandissimo giocatore. Nel suo netto progresso è stato determinante anche lo stesso presidente, che lo abbracciò dopo l’espulsione nella gara contro il Milan dell’andata: lì probabilmente Pablo ha realizzato di essere voluto bene e supportato dalla società, e nonostante il suo carattere timido e riservato sembra che sia scoppiato anche l’amore con i tifosi, elemento importante in vista della prossima, difficile, stagione».
Tra i giocatori più appetibili dalle altre squadre, il “Pitu” è quello con la minor probabilità di partenza. Gomez è prossimo all’addio, mentre le sirene di mercato coinvolgeranno anche Lodi, Bergessio e Spolli tra gli altri. Che percentuali ti senti di dare alla loro permanenza in rossazzurro?
«Per Gomez la percentuale è molto bassa, direi al 10%, anche se intervistando oggi il presidente Pulvirenti a margine della consegna delle “Chiavi della Città” (ieri, ndr) ho percepito che dall’altra parte c’è comunque la speranza di tenerlo: un conto è dire a parole di fare un’offerta, un’altra cosa invece farla concretamente. L’Atletico Madrid è la squadra più accreditata ad acquistare il giocatore, il Catania non è solito fare o partecipare ad aste, ma non si possono escludere sorprese, come ad esempio un inserimento del Milan che ha buoni rapporti con il club etneo. A proposito di Milan, Lodi è il maggior indiziato a vestire la maglia rossonera, quindi gli darei il 40% di probabilità di rimanere, mentre a Spolli la dirigenza avrebbe promesso di consentirgli di valutare le offerte da altri lidi al termine della stagione, e un discorso simile sarebbe stato fatto a Bergessio. C’è poi da considerare la partenza ormai definita di Marchese, così sarebbero quattro cessioni, ma non è detto che alla fine tutte queste si concretizzino».