La vittoria di Barrientos, campione dentro e fuori dal campo

L'editoriale


Ieri il Catania ha strapazzato il Genoa, giocando la migliore partita della sua stagione. Nella squadra di Montella, architetto della strepitosa prestazione etnea, ha funzionato tutto. A cominciare dal portiere Kosicky, confermato dopo i venticinque minuti giocati mercoledì contro la Roma. Impeccabile tra i pali e nelle uscite basse, il numero uno slovacco ha steccato un po' sulle palle alte; una lacuna che ci può stare, considerando che non giocava una gara da titolare dal 24 maggio 2009 (Catania-Napoli 3-1, 37^ giornata del campionato 2008-2009). In difesa Legrottaglie e Spolli hanno costruito un invalicabile fortino difensivo; buone anche le prove di Almiron, Lodi e Izco, che hanno donato quantità e qualità al centrocampo rossazzurro; inoltre, Gomez è tornato a girare e Bergessio a segnare.

Ma la notizia del giorno è un’altra: Pablo Barrientos è andato per la prima volta in gol al “Massimino”, dopo tre anni di attesa. È stato emozionante sentire gridare al pubblico il suo nome, subito dopo la sua prima realizzazione. Proprio lui che in questo stadio è andato per un anno e mezzo puntualmente in tribuna. Proprio lui a cui i medici, appena arrivato, avevano preannunciato un lungo ed incerto recupero. Il "Pitu" ha sofferto per due anni, ma quest’anno si è rimboccato le maniche e si è guadagnato il posto da titolare, a furia di numeri di prestigio e giocate ad effetto. A Lecce è arrivata la prima rete in maglia rossazzurra, ma la doppietta di ieri ha avuto un sapore ancora più dolce.

Alla fine, è uscito dal campo ricevendo una meritata standing ovation. Campione in campo, ma anche fuori: prima di accomodarsi in panchina, ha dato il cinque ad un bambino. Un gesto da gran signore come quando, nella conferenza stampa prima di Catania-Cesena, aveva preferito non inveire contro il suo ex allenatore, quel Giampaolo che lo aveva accantonato senza troppi complimenti. Ma per fortuna lui è tornato e il Catania, oggi, è così in alto soprattutto grazie alle sue magie.


Andrea Motta 13/02/2012
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