Manuale di follia: come rovinare una partita

L'editoriale


La fredda serata del "Massimino" lascia in eredità non solo il secondo ko consecutivo, ma anche e soprattutto grande rammarico per una partita totalmente in pugno, contro un avversario tenuto a bada senza troppi patemi anche a fronte della sua reazione nella ripresa. La sensazione di un'altra partita sprecata è tangibile e dalla tarda serata di ieri tormenta tutti coloro che seguono il Catania, in qualità sia di tifosi che di semplici osservatori.

Mai come ieri sera il Catania è riuscito a creare e distruggere tutto, andando meritatamente in vantaggio nel primo tempo e limitando con ordine e compattezza un Milan in crescita ma non trascendentale, a conti fatti riuscito a sfruttare gli spazi e a squillare con maggior insistenza verso la porta di Andujar dopo l'episodio che ha praticamente spezzato in due la contesa.

Nel calcio qualsiasi risultato si ottiene è frutto del lavoro di squadra, nel bene e nel male, ma Pablo Barrientos, condotto dall'insensatezza e dall'impeto infantili, è andato a scalciare inutilmente Nocerino all'inizio della ripresa con un cartellino giallo già a proprio carico, dopo l'altra ingenua ammonizione rimediata per una simulazione a centrocampo nel primo tempo.

Da quel momento in poi la situazione è peggiorata repentinamente, con gli etnei che con due gambe in meno non sono riusciti a reggere il ritmo rossonero e si sono fatti sfuggire di mano un risultato utile che avrebbe senz'altro fatto comodo a livello di morale e di classifica.

È irregolare il primo gol di El Shaarawy, ma è evidente che le fonti dei problemi siano altre. C'è stata una discontinuità importante rispetto al ritmo "souplesse" e all'imperdonabile mosceria di Palermo, sul piano dell'intensità e della compattezza la squadra ha reagito nel miglior modo auspicabile. Spesso, però, il sudore e il cuore non portano al risultato sperato per una serie di fattori, che siano la sfortuna, la mancanza di serenità o gli episodi.... Ecco, gli episodi, che più volte sono circostanze legate all'esterno ma che ogni tanto possono venire a dipendere dalle proprie mosse, dai propri comportamenti e, soprattutto, dalle proprie ingenuità.

Tempo per piangersi addosso, per una serata di gloria trasformata in disastro, non ce n'è e la delicata trasferta di Siena di domenica prossima richiederà un Catania lucido, arrabbiato e con tutte le sue braccia che remino nella stessa direzione: chi non è nella condizione di garantire un contributo accettabile, e in particolare per il bene del Catania, è giusto che stia fuori o venga quantomeno messo in riga.

E questo compete non solo all'allenatore, ma anche e soprattutto alla dirigenza. È giusto che un giocatore abbia le sue ambizioni e tutti sono liberi di non essere soddisfatti della propria sistemazione e della propria condizione. Per ì vertici societari è giunto però il momento di analizzare in fondo lo stato motivazionale di Barrientos, ascoltare le sue istanze e prendere le dovute misure per il bene della squadra, che non può più permettersi di sprecare quanto raccolto e di essere turbata dalle sue scelleratezze e dai suoi comportamenti, tutt'altro che consoni ad un giocatore 27enne di un club che ogni giorno deve dare il 100% per raggiungere degli obiettivi nel campionato più difficile del mondo.


Michele Patanè 01/12/2012
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