Il derby brucia, ma la stagione non è finita

L'editoriale


Il pareggio subito in extremis nel derby con il Palermo, per le modalità con cui è maturato, lascia in eredità un concentrato di rabbia e amarezza che, insieme alle squalifiche e agli infortuni, non rappresenta certo la premessa ideale per la prima delle cinque gare rimaste da giocare, il posticipo col Milan a San Siro di domenica prossima.

Solo la matematica tiene gli etnei in corsa per l’Europa League, e col passettino in avanti di ieri il record di punti in serie A della gestione Montella è stato soltanto eguagliato. Ma l’ansia di raggiungere il secondo obiettivo può facilmente convertirsi in paura di non farcela e può bloccare la testa e le gambe per un finale di stagione simile a quello di un anno fa, ma che non si vuole affatto ripetere.

Da questa impostazione iniziale può sembrare che si vogliano ridimensionare le ambizioni e il valore degli etnei  dopo quattro gare senza vittorie e l’obiettivo europeo che si allontana, ma il percorso condotto dal club del presidente Pulvirenti in questi anni è sempre consistito in passi piccoli e al contempo talmente sicuri dal non venire spinti indietro e doverli rifare.

Una piccola flessione non può cancellare un campionato che per gioco e risultati rispetto alle altre annate va reputato brillante, ma adesso per gli etnei è tempo di fare mente locale e riprendere la marcia, non tanto per l’Europa o per il record come pura soddisfazione statistica, quanto per la crescita non solo tecnica del gruppo. Questa squadra si è salvata a febbraio ma può chiudere andando oltre la quota 50, mai raggiunta in serie A da quando ci sono i tre punti a vittoria.

La già menzionata trasferta di Milano non è l’occasione migliore per iniziare con un altro trend l’ultimo spezzone di campionato, ma in più occasioni è stato dimostrato come con il supporto della voglia, della determinazione, della chiarezza di idee e della capacità di reggere mentalmente fino all’ultimo secondo di gioco si possano porre i presupposti per superare ogni tipo di ostacolo.

Ieri pomeriggio il Catania ha confermato la prima componente, ha ritrovato la seconda e la terza ma ha mostrato di non avere una grande padronanza della quarta. Esaustiva in tal senso l’ingenuità (non si può definire altrimenti) di Bellusci, che non solo gestisce male il contropiede che avrebbe potuto precedere la fine del match, ma va anche a commettere un fallo inutile (come l’ammonizione che lo terrà a Catania domenica) concedendo di fatto al Palermo l’ultima azione a favore, in cui perdipiù salta male facendosi anticipare di testa da Hernandez; la spizzata dell’uruguaiano è diretta verso il cuore dell’area, il pallone scorre a mezz’altezza e a bassa velocità accanto a Spolli, che valuta male il movimento per intercettare e lo lascia passare per Ilicic, il quale non perdona fulminando Andujar e mandando in frantumi una vittoria dal grande peso non solo per la classifica, ma anche per la tifoseria e per il morale.

Poco da eccepire su una gara approcciata ottimamente a differenza dell’andata e su una prestazione di buon livello, tranne per la flessione nell’ultimo quarto d’ora nel primo tempo. I rossazzurri hanno fatto la partita e sono andati vicini al raddoppio contro un Palermo tecnicamente fragile ma mai domo. Pesano quei dieci secondi sciagurati, sciagurati come l’immediato dopo-gara con il parapiglia che vede assoluto protagonista negativo Andujar, andato a colpire reiteratamente Barreto dopo una provocazione di quest’ultimo.

Sono nove i punti persi dal Catania quest’anno nei minuti di recupero finali: lungi dall’avventurarsi nel dire che classifica sarebbe senza aver dilapidato quel margine, questo dato dimostra quanto si debba ancora lavorare sull’aspetto mentale per parlare di un salto di qualità a 360°. Sarebbe stata una vittoria meritata e indiscutibile, ma i risultati voluti si ottengono anche sapendo gestire ogni tipo di situazione.

Il gol di Ilicic è una botta che brucia ancora, ma rimuginare su quanto accaduto non serve a nulla. Bisogna reagire, già da domani quando si riprenderanno gli allenamenti a Torre del Grifo. Cadere può capitare a chiunque, e chissà quante volte i rossazzurri sono caduti, per poi prontamente rialzarsi. Ci si rialzi anche stavolta, non per la gloria, ma per l’orgoglio.


Michele Patanè 22/04/2013
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