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Come lunedì scorso ci troviamo a parlare di una sconfitta maturata nei minuti di recupero, ma rispetto al passaggio a vuoto con l’Inter la gara dello “Juventus Stadium” prende le sembianze di una beffa. Il Catania, nonostante l’assenza di due pedine titolari delle quali una fondamentale per la struttura di gioco, ha tenuto il campo e controllato abilmente una Juve usualmente strabordante tra le mura amiche. La zona Europa si allontana ulteriormente, ma adesso l’obiettivo prioritario è quello di dimenticare i due “zero” consecutivi e riprendere la propria marcia, con le ultime dieci gare rimanenti.
Il ko di ieri può essere definito beffardo anche perchè giunge al termine di una prova di ordine e grande accortezza al cospetto di una squadra che, anche in forza dei tre punti guadagnati ieri al 91’, ha praticamente lo scudetto in tasca e ad oggi è decisamente la più forte in campo nazionale. A primo impatto può sembrare ingeneroso cercare il pelo nell’uovo ai rossazzurri, anche se in consonanza con la posizione attualmente occupata in classifica era lecito aspettarsi una maggiore sfrontatezza.
In diverse situazioni una maggiore sveltezza e decisione nel primo passaggio poteva dare luogo a ripartenze abbastanza pericolose, e soprattutto nel finale in diverse occasioni la difesa juventina ha lasciato spazi invitanti per azioni a parità di uomini. Un solo tiro in porta, cinque in totale in 94 minuti di gioco, è un dato che lascia in eredità la sensazione che si potesse fare qualcosa di più, ma per il percorso di crescita di questa squadra gare come queste possono avere i loro risvolti positivi.
Ai due motivi che fanno archiviare la domenica sera con l’amaro in bocca, se ne aggiunge un altro: quello legato alla direzione dell’arbitro Giannoccaro. Una conduzione globalmente insufficiente, accompagnata dallo scarso buonsenso, nonchè dalla disparità di trattamento, e dalla cattiva valutazione di una situazione poi risultata determinante; due fattori che si scorgono rispettivamente in due episodi: l’evidente spinta non sanzionata di Bonucci a Gomez all’origine del palo di Vucinic nel primo tempo, che ha indotto le lamentele di Maran con la sua espulsione (apparsa inoltre esagerata), e la parimenti palese gamba tesa di Barzagli su Castro, anche questa non fischiata, che ha innescato l’azione del gol di Giaccherini. Per quanto visto nell’arco nei 90 minuti il risultato è giusto, ma sta di fatto che l’episodio decisivo è nato da un’irregolarità, e per la sudditanza psicologica i confini tra lo spauracchio e la realtà sono molto labili.
Come dichiarato da Lodi nel dopo-gara, la priorità adesso è riprendere la marcia, tenendo sempre a mente l’obiettivo dell’Europa come splendido traguardo da inseguire finchè è possibile, consapevoli di aver conseguito la salvezza con un anticipo record. Mancano dieci gare per chiudere con il sorriso, e all’insegna della voglia di andare sempre più in alto, una stagione chiaramente positiva: da oggi si pensa all’Udinese.

