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Catania: il film del ''Papu'' rossazzurro

Le tre stagioni in Sicilia di Alejandro Gomez


E’ questione di giorni l’addio di Alejandro Gomez al Catania. L’ala argentina è prossima a firmare per gli ucraini del Metalist Kharkiv, che hanno trovato l’accordo con la società di via Magenta probabilmente sulla base di una somma di sei milioni di euro, più uno di bonus. L’accettazione della destinazione e della proposta contrattuale da parte del “Papu” hanno dato la svolta decisiva alla trattativa, che darà luogo ad un’altra plusvalenza senz’altro utile per le casse del club, ma soprattutto porrà le basi per un’altra importante sfida che dirigenza e squadra dovranno affrontare nel sopperire ad una simile perdita: esigenza quanto mai viva e attenzionata, ma con sicurezza, in questa fase di crescita del sodalizio etneo. Intanto, tre anni vissuti con grandi progressi e un legame emozionale sempre più solido con la piazza aprono gli spazi per un ricordo della sua esperienza a Catania che vada ben oltre i numeri e i risultati.

Siamo a ridosso del mese di luglio nel 2010, quando l’allora ad Pietro Lo Monaco finalizza uno dei suoi tanti viaggi in Argentina con un’altra scommessa delle “Pampas”. Nella fattispecie, un giocatore di fascia che possa sostituire Martinez sugli esterni del 4-3-3 e che in ogni caso possa giovare al tecnico Giampaolo, nel suo vano e laborioso tentativo di impiantare il 4-4-2 in una base tecnica che negli anni precedenti ha interiorizzato in toto lo schema precedente.

L’acquisto, dal San Lorenzo, è di quelli promettenti, anche se è logico non aspettarsi già subito faville dal folletto di Buenos Aires, che farà il suo esordio in serie A soltanto nei minuti finali di Catania-Parma della seconda giornata del torneo 2010-11 e giocherà la prima da titolare in Catania-Cesena del quarto turno. In quest’occasione, una velenosa conclusione dalla trequarti che impegna severamente il portiere romagnolo Antonioli (fino a quella sera imbattuto in campionato) è uno dei suoi primi biglietti da visita alla platea catanese.

Ha ancora vistosi limiti nell’adattamento ai ritmi e ai dinamismi del nostro calcio, e il suo affiatamento ancora embrionale con il resto della squadra, insieme all’orientamento della disciplina tattica di Giampaolo assimilato male dall’intero gruppo, non ne facilita l’affermazione in un campionato che si rivelerà avaro di quelle grandi soddisfazioni attese in avvio. Ogni contrasto, ogni tiro in porta, ogni dribbling gli è però utile per scrollarsi di dosso la ruggine dell’incertezza e della paura di fallire, venendo rispedito a casa a stretto giro di posta e balzando agli onori delle cronache dei forum e dei siti come il canonino bidone annuale proveniente dal Sudamerica.

E infatti altro che bidone: con una deviazione di giustezza in area su cross di Ricchiuti dalla sinistra beffa il napoletano De Sanctis al “Massimino” per il suo primo gol in serie A. Seguiranno altalene di rendimento con più bassi che alti, ma il “Papu” è ormai un titolare a tutti gli effetti sulla corsia destra del tridente e le difese avversarie cominciano a tenerlo d’occhio. Un violento destro di opportunismo sotto la traversa con l’Inter rischia di valere un’altra impresa dopo il 3-1 all’armata Mourinho della gestione Mihajlovic, ma i rossazzurri cedono poi nel finale ai nerazzurri di Leonardo.

Comincia una spirale negativa che avvolge non solo i risultati, ma anche l’intensità nel gioco, vengono fuori tutti i limiti della gestione atletica e tattica di Giampaolo che viene esonerato per far spazio a Simeone. Il Catania annaspa sopra la zona retrocessione e imbastisce una seconda parte di stagione dai doppi volti: apatico e distratto fuori casa, gagliardo e a tratti scoppiettante al “Massimino”.

Il clima di lotta per la sopravvivenza forgia ulteriormente Alejandro, che rispecchia in pieno il trend della sua squadra e non esaurisce la propria spinta su tutto il fronte della trequarti. E’ preziosissimo il suo gol dell’1-2 provvisorio in casa della Juve, seguito dalla miracolosa punizione di Lodi che all’ultimo secondo cambia quasi totalmente lo scenario finale per il Catania, che con le successive vittorie contro Cagliari e Brescia (quest’ultima l’unica in trasferta) chiuderà il discorso salvezza. Gomez trova però un ottimo modo per chiudere la sua positiva stagione di apprendistato nella massima serie: castigare la Roma al “Massimino”. Un chirurgico piatto destro sul secondo palo al termine di un contropiede scatena la torcida rossazzurra per un colpo che vale record di punti e chiusura in bellezza dopo mesi di tribolazione.

Con un anno di esperienza in più nella mente e nelle gambe è protagonista indiscusso nel Catania di Montella. Sin dalle prime settimane vanta uno stato di forma ottimo, decide lui in extremis il terzo turno di Coppa Italia con il Brescia e serve alcuni assist preziosi, come la zampata vincente in pieno recupero che evita la disfatta a Novara. Dopo una partenza interlocutoria, i rossazzurri danno una decisa spallata all’anonimato collezionando risultati utili in serie e accattivanti prestazioni contro Inter, Lazio, Fiorentina e Napoli, fornendo già le prime dimostrazioni di quel brio e di quella automaticità tattica che li consacreranno come una macchina da corsa dalla messa a punto perfetta.

Se poi all’efficacia si aggiunge anche lo spettacolo, gli addetti ai lavori non possono non accorgersene e fissano gli occhi proprio sulle serpentine e l’inesauribilità del “Papu”, che però comincia ad accusare un lento ma continuo calo a partire da metà stagione. Vuoi per la stanchezza, vuoi per una forma mentale non al 100%, l’ex San Lorenzo dall’inizio del ritorno vivrà di tanto improvvise, quanto fulgide e pregevoli fiammate, intrise anche d’orgoglio: come nella discesa sulla fascia sinistra a San Siro contro l’Inter, quando riceve la solita palla in verticale di Barrientos, porta a spasso Nagatomo convergendo in area e fulmina Julio Cesar con un destro secco ad incrociare a mezz’altezza sul palo lontano, alzando le braccia al cielo per il fratello morto suicida qualche giorno prima.

Trova il tempo di aggiungere alla propria collezione anche una sassata da cineteca contro l’Atalanta al “Massimino”, poi segue a livello di intensità gli standard di una squadra ormai paga, un po’ anche stanca, e incapace di tirare ancora la carretta dopo che le velleità europee si sono spente. Un rigore calciato male con l’Udinese all’ultima di campionato è l’etichetta congrua alla sua parte finale, ma non all’intera stagione, comunque sufficiente, anche se un confronto fra i dati e il suo potenziale suggerisce di pensare ad una canonica frase degli incontri scuola-famiglia al liceo: “E’ bravo, si impegna, ma può fare di più”.

A metà estate prima il suo agente, Leo Rodriguez, poi lui in prima persona esprimono l’esigenza di approdare a piazze più importanti. Pulvirenti e Gasparin, per lui e per gli altri “gioielli”, impostano una politica di mercato molto chiara: vanno via solo per “offerte irrinunciabili”. Voci ce ne sono tante, richieste di informazioni qualcuna, offerte reali nessuna: Gomez dovrà fare ancora qualcosa in più per meritarsi un futuro migliore, ma la permanenza in rossazzurro non lo turba affatto e il suo rendimento è ottimo sin dall’avvio, e non è forse un caso il fatto che sia proprio lui a decidere la prima gara ufficiale della nuova stagione targata Maran, il terzo turno di Coppa Italia con il Sassuolo.

Maran non ha il passato illustre di quel Montella che lo ha sempre ammirato e che non lo avrebbe rifiutato a Firenze, ma il tecnico trentino basa parte del suo sorprendente successo sulla sua abilità nel tirare fuori il meglio da ogni elemento. Il legame con l’ambiente nei mesi si è andato sempre più consolidando, per non parlare poi dell’armonia e della familiarità instaurata con la folta colonia argentina, motore propulsore della compattezza dentro e fuori dal campo e dell’entusiasmo che traineranno il Liotro verso un campionato memorabile.

E’ un campionato memorabile anche per lui, che a livello di reti eguaglia quanto fatto nelle precedenti due stagioni (score finale di otto reti, standard ottimo per un centrocampista offensivo) e nelle prime giornate fa impennare la propria media voto. Le stecche sono sempre di meno, trova in ogni situazione il modo per rendersi pericoloso, per le squadre avversarie è ormai un pericolo di prima fascia.

L’annata della sua consacrazione scorre di pari passo con quella da sogno dei rossazzurri, il suo piatto vincente nell’ultima gara interna con il Pescara lascia partire la giusta festa del “Massimino”, che da qualche settimana assume anticipatamente i contorni di un abbraccio d’addio anche per lui. Sempre molto viva la pista Atletico Madrid, ma il Catania non trova l’accordo con i Colchoneros che perdipiù, al di là dell’esigenza di non allargare troppo i cordoni della borsa, non hanno proseguito la trattativa. Con l’Inter mai arrivata ad una proposta concreta, sembrava che il “Papu” potesse rimanere a sorpresa per un’altra stagione, ma l’offerta del Metalist ha stravolto questo scenario che si stava cominciando a presentare.

Come detto sopra, è una nuova sfida per la società, le cui mosse di mercato fatte con abbondante anticipo per sopperire alla sua partenza verranno sottoposte alle prime importanti verifiche, ma anche per lui, che andrà a cimentarsi in una realtà emergente del calcio ucraino ed europeo. Qualche tifoso non è convinto dalla somma che il club dovrebbe incassare dalla cessione, ritenuta inferiore rispetto a quella che rispecchia il valore del giocatore per una plusvalenza più “magra” del dovuto, ma tutta la piazza è sulla stessa lunghezza d’onda nel salutare idealmente con grande affetto e fare in “un bocca al lupo” ad un giocatore piccolo di statura ma grande nella sua rapidità ed esplosività in campo, oltreché nell’apprendere giorno dopo giorno come stare nella “savana” della serie A. Il glaciale contesto ucraino non ha certamente gli stessi parametri di quello “caliente all’italiana” del Sud Italia, ma proprio l’esperienza in Sicilia ha insegnato molto a Gomez: non c’è sfida che non si può vincere, l’impegno, la dedizione e l’intuito fanno molto nella vita di tutti i giorni. Il Metalist non è forse la meta dei sogni per un giocatore, non è certo se si è in grado di valere di più, ma nella ricerca di palcoscenici sempre più prestigiosi la filosofia che si respira a Torre del Grifo sarà sempre una fedele compagna per il “Papu”.


Michele Patanè 01/08/2013
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