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La vittoria di sabato contro l’Udinese al “Massimino” lascia in eredità diversi messaggi, diversi modi di interpretare la strabordante risolutezza messa in campo nella ripresa. La classifica dice che l’Europa rimane visibile agli occhi dei rossazzurri, pronti a provarci con l’umiltà di chi conosce i propri mezzi e la sicurezza di chi sa quello che ha già raggiunto e vuole raggiungere, ma la solidità mostrata nell’arco dei 90 minuti la dice lunga sullo spessore tecnico, fisico e soprattutto mentale del gruppo di Rolando Maran.
Giusto non trascurare l’oggettivo handicap che i friulani hanno dovuto fronteggiare con le diverse assenze, su tutte quella di Di Natale, ma l’esperienza e la storia recente insegnano che in serie A nessuna partita si può considerare più facile rispetto alle altre. Onore ai friulani che con ordine e sfrontatezza hanno fatto la loro gara, a dispetto della giovane età media degli elementi in campo, ma i meriti del Catania vanno oltre i tre gol e la capacità di indirizzare gli episodi a proprio favore.
Le due reti di Gomez, la prima delle quali ha spaccato la partita, sono arrivate a coronamento di altrettante pregevoli azioni, che da un lato fanno risaltare la precisione, la rapidità, la fantasia e l’intuito dei singoli interpreti, ma dall’altro denota in fondo una voglia di fare, un self-control e un’applicazione tutt’altro che banali.
Senza il riferimento titolare dell’attacco, Bergessio, su cui poggia buona parte della funzionalità degli schemi ordinari in fase offensiva, e con alcuni giocatori non ancora al 100%, era lecito non aspettarsi un gioco brillante per tutta la durata del match. Ma la reazione della squadra dopo le due sconfitte con Inter e Juventus era l’elemento sul quale veniva posta maggiore attenzione, e da essa derivano i motivi di buona parte del senso di gratificazione che pervade lo spogliatoio, la società e l’ambiente.
Gratificazione che nel giro di poche ore si provvederà a convertire in energia e motivazioni, per un percorso di avvicinamento alla prossima gara più lungo ma non meno intenso. La trasferta dell’Olimpico contro la Lazio nel sabato pre-pasquale, come affermato da Gasparin avanti ieri dopo la partita, è uno scontro diretto, che richiede la miglior preparazione e la miglior prestazione possibili.
Non si può lasciare l’opera incompiuta, e se compierla non significa per forza raggiungere l’Europa, non si può comunque cedere alla tentazione del “comunque vada…”. Il miglior modo di crescere e migliorarsi per il futuro è confrontarsi anche con gli ostacoli più duri e difficili da superare, dando il massimo sforzo. Con coscienza ed entusiasmo, senza paura: quel termine il vocabolario rossazzurro lo sconosce ormai da un bel po’.

