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Nel calcio, si sa, si vince e si perde sempre in undici. Pur avendo elementi imprescindibili in squadra, non si vince mai senza il sostegno del gruppo. Parole trite e ritrite che nella mente dei calciofili sono ormai impresse come l'Ave Maria. Dettami indiscutibili che però non sminuiscono l'interesse che possono suscitare, nella partita di sabato tra Catania e Inter, i raffronti tra determinati giocatori di entrambe le squadre per eguaglianza di peso nel proprio reparto o affinità nelle caratteristiche.
ATTACCO Le regole dicono che in una partita vince la squadra che fa più gol rispetto all'altra: nella realtà di questo sport i gol devono essere all'ordine del giorno per una compagine che intende raggiungere il proprio obiettivo. Cominciamo allora dall'attacco e citiamo i due giocatori che hanno al momento la maggior rilevanza e le maggiori probabilità di partire titolari rispetto agli altri. Si tratta di Gonzalo Bergessio per il Catania e Giampaolo Pazzini per l'Inter. Due giocatori abbastanza simili per la struttura fisica, per il modo in cui usano il proprio corpo e per l'attitudine di prima punta dedita principalmente alla finalizzazione. Poco funzionali alla costruzione del gioco, poco utili quando adoperati con compiti di rifinitura, ma che sprigionano il massimo del proprio potenziale quando vengono piazzati nell'area avversaria, in attesa di palloni di qualsiasi qualità, belli o brutti, basta che arrivino. L'importante è metterla dentro, e più volte il 'Pazzo' ma anche il 'Lavandina' hanno dimostrato di saper accompagnare la tecnica e la forza fisica con l'intelligenza nel posizionamento senza palla. Considerando la struttura di entrambi i reparti offensivi, qualche palla gol dai loro piedi (o dalla loro testa, se non anche qualche altra parte del corpo che si riveli utile allo scopo, eccetto ovviamente le braccia) dovrà pur passare.
CENTROCAMPO Tuttavia le partite, come dice una delle leggi auree del calcio, si vincono e si perdono a centrocampo. Per una manovra ragionata, che sia efficace, è importante avere un giocatore che indirizzi i palloni da servire in avanti e detti i tempi dell'azione con i propri movimenti. Una mansione che sta cominciando a svolgere con crescente autorevolezza Francesco Lodi, che tra dubbi, rilanci e passi indietro sembra ormai essere a pieno titolo il regista del centrocampo a tre rossazzurro. La non eccelsa agilità del suo fisico, abituato in passato a ricoprire ruoli dove è privilegiata l'intensità rispetto alla rapidità di decisione ed esecuzione, non lo ha aiutato e non lo aiuta tuttora, ma al momento la sua media voto è abbondantemente sopra la sufficienza. Discorso opposto per Esteban Cambiasso, giocatore coinvolto nel difficile inizio di stagione dell'Inter: la sua capacità di sostenere ritmi elevatissimi, accompagnata dal suo indubbio tasso tecnico, ha fatto di lui uno dei protagonisti del ciclo vincente dei nerazzurri in questi anni, ma ancora quest'anno non è stato possibile ammirare con costanza gli ingranaggi di una squadra micidiale fino a poco tempo fa. Proprio Cambiasso, però, l'anno scorso al "Massimino" castigò i rossazzurri con una doppietta in cinque minuti: anche in virtù di ciò, non aspettiamoci un "Cuchu" ancora deludente.
DIFESA In difesa invece Lucio, sempre al di là dell'inizio non semplice, rappresenta il baluardo principale, rispetto ad un Samuel che tra il recupero dal grave infortunio al ginocchio dell'anno scorso e gli esperimenti gasperiniani deve ancora ritrovare la propria dimensione. In casa Catania Giuseppe Bellusci al momento è l'elemento che attira gran parte delle attenzioni, esibendo nelle prime uscite un rendimento convincente e una prospettiva rassicurante rispetto alle due prime stagioni non facili. Lucio è spregiudicatezza ed eleganza, il calabrese è grinta e sostanza; la personalità rende il brasiliano uno dei difensori meno docili in circolazione, Bellusci sta dimostrando di non essere da meno in tale caratteristica soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con i compagni a partita in corso.
PANCHINA E infine i due tecnici. Due allenatori che sono certamente esponenti di due diverse generazioni. E il loro avvicendamento sulla panchina della Roma l'anno scorso ha avuto per certi versi anche il significato di un cambio generazionale. Ha tuttavia ancora tante, tantissime cartucce da sparare Claudio Ranieri, campione nello stile ma soprattutto nella pragmaticità: arrivato ad Appiano ha visto subito cosa funzionava e cosa andava male, ha agito di conseguenza, caricando soprattutto un gruppo da rivitalizzare, ed ha ottenuto due successi prima della serataccia con il Napoli. L'umiltà con cui il tecnico testaccino si è calato nelle diverse realtà in cui ha operato ultimamente, dal Parma a rischio retrocessione alla Roma da rianimare, è un tratto comune con Vincenzo Montella, allenatore di 23 anni più giovane. Non si può escludere comunque dai tratti in comune anche la suddetta pragmaticità, viste alcune scelte apparentemente poco logiche se non impopolari ma che nei fatti hanno premiato l''Aeroplanino'.