



Palazzolo, Bonaiuto a GS.it: «Il nostro settore giovanile è tra i migliori»
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Le considerazioni che seguono il pari a reti bianche con il Chievo, il secondo consecutivo dopo quello del “Massimino” col Cagliari, come nel caso di sette giorni fa portano a guardare più alla condizione della squadra e alle prospettive di fine stagione che non ai 90 minuti in sé. 90 minuti improntati alla noia, per chi ha assistito dall’esterno, e all’incapacità di pungere e di lasciarsi andare oltre un certo limite per chi è stato in campo.
Anche dopo la sollecitazione fatta in settimana dal presidente Pulvirenti in conferenza, non si può e non si deve cadere nell’errore di dimenticare quel che si è fatto fino a questo momento. Ma guardando alla partita di ieri è difficile smentire la delusione rispetto alle aspettative della vigilia, non tanto per il risultato, non certo da disdegnare su un campo ostico e contro un cliente scomodo, quanto per la prestazione e l’atteggiamento tenuto in campo.
Il Catania ha mostrato di essere capace di reggere ritmi e di produrre moli di gioco nettamente superiori rispetto a quelli visti ieri pomeriggio a Verona. Lo dicono i numeri, lo lascia pensare quanto accaduto nell’arco della gara, ne è convinto chi ha risposto ai cronisti nel dopo-gara, da Gasparin ad Andujar e Bergessio.
Non si può parlare affatto di mancanza di volontà, anzi, ma di mancanza di fiducia sì. E se tre indizi fanno una prova, dopo la prova abulica di Roma con la Lazio e la poca brillantezza in un pareggio che ha avuto comunque il suo valore contro il Cagliari, diventa ragionevole supporre una piccola flessione, quantomeno a livello mentale. Una flessione dettata da un pizzico di fisiologico appagamento, ma forse anche da una certa confusione indotta da una situazione mai attraversata nelle scorse stagioni e cui i rossazzurri non sono certo abituati.
Quando si comincia a puntare seriamente un obiettivo neanche previsto all’inizio della stagione, la pressione e la prospettiva del rush finale portano alla necessità immediata di dover dare qualcosa in più rispetto a quel che si è già dato, quel qualcosa in più che improvvisamente ci si rende conto di non avere o di non riuscire a trovare.
Il vantaggio di giocare con la mente sgombra ormai non sussiste più, nessuno regala niente e adesso bisogna ristabilire lo stesso livello di prestazione con la stessa lucidità mentale dei tempi migliori e una buona dose di risolutezza in più, visto che negli ultimi tempi la stima da parte degli avversari è notevolmente cresciuta e questo comporta non solo un clima più positivo attorno al club a livello nazionale, ma anche livelli di difficoltà maggiori in partita.
A sei giorni dal derby contro il Palermo al “Massimino” lo stato non è dei migliori, ma è questa, più di quelle precedenti, la settimana in cui esaltare il proprio spessore tecnico e mentale, dimostrare la propria maturità e confermare i propri progressi lasciando all’ingresso di Torre del Grifo ogni remora e insicurezza e lavorando alacremente. Per battere il record di punti in serie A, perché no continuare a mantenere in vita il sogno europeo, ma soprattutto riprendere a correre e arrivare fin dove sarà possibile. Senza rimpianti.