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Quarta puntata del punto sul Catania di Golsicilia.it con il giornalista Antonio Costa, inviato dal capoluogo etneo per Radio Sportiva. Con lui passati al vaglio i temi salienti della vittoriosa trasferta di Parma, prima di passare alla vitale gara di domenica al “Massimino” contro l’Inter.
Antonio, come sempre partiamo guardando a quanto accaduto nell’ultima gara giocata. A Parma si è visto un Catania formato “grande squadra”, autorevole nel primo tempo. Ti aspettavi questa risposta da parte dei rossazzurri? E cosa pensi riguardo le scelte tattiche di Maran?
«L’impiego dal 1’ di Keko era nell’aria, visto che lo spagnolo era stato utilizzato fra i papabili titolari nella partita di allenamento dello scorso giovedì, cui hanno assistato quei 200 stoici tifosi rossazzurri nonostante le condizioni atmosferiche impervie e l’acquazzone che poi ha costretto all’interruzione del match. Maran, del resto, aveva fatto capire tale scelta in conferenza stampa, facendo passare come meno probabile l’impiego di Ricchiuti. Quanto alla prova di Parma, personalmente non smetto mai di meravigliarmi, ma la percezione di questo crescendo dei rossazzurri è comune a tutti i tifosi: il Catania sta andando oltre le più rosee aspettative, ma lo sta facendo con pieno merito. Con gli emiliani, che potevano giocarsi le ultime possibilità di entrare in corsa per l’Europa, domenica non c’è stata differenza sostanziale rispetto alla gara casalinga di andata, soprattutto nel primo tempo, poi nella ripresa forse ci siamo chiusi un po’ troppo ma alla fine abbiamo colto il risultato sperato. Ci tengo a notare come due squadre come lo stesso Parma e prima l’Atalanta, formazioni pari grado o “ex” pari grado rispetto ai rossazzurri, adesso facciano attenzione e mostrino timore quando si trovano ad affrontare il club etneo anche fra le mure amiche».
Uno dei protagonisti del successo al “Tardini” è stato sicuramente Francesco Lodi, tornato sui suoi standard dopo l’appannamento nelle due gare giocate a gennaio e un lento crescendo fino a domenica. A giugno si riparlerà del suo futuro, con il Milan alla porta, ma il suo contributo può rappresentare una certezza in questa vitale parte di campionato?
«Onestamente Lodi non mi è piaciuto per niente nelle partite precedenti la trasferta di Parma, dove invece è stato scelto dalla critica come uno dei migliori in campo insieme ad Izco, Castro ed altri. E’ tornato a giocare sui livelli che mostrava prima dell’espulsione con il Torino e delle voci che lo vedevano interessato ad un trasferimento al Milan. A giugno i rossoneri torneranno alla carica per lui, ma lui ha capito di doversi dare una “regolata” sotto questo aspetto, nel senso di dover tornare a giocare come sa innanzitutto per se stesso, perché calando di rendimento si precluderebbe la possibilità concreta di andare a calcare grandi palcoscenici con le maglie di altri club più prestigiosi, e poi per senso di responsabilità nei confronti della società del presidente Pulvirenti, che ha creduto in lui e ne sempre fatto uno degli assi portanti della squadra».
Ultima cosa sulla partita di Parma: l’espulsione di Legrottaglie. A prescindere dalla plausibilità o meno delle proteste dopo il fallo di Amauri in occasione del gol dell’1-2, i modi nei confronti dell’arbitro Giacomelli sono stati decisamente eccessivi e non certo abituali per i suoi standard di comportamento in campo. Pensi che dietro ci sia stato un po’ di nervosismo per la questione contrattuale?
«Può darsi, alla fine i giocatori sono sempre esseri umani e possono un po’ cedere quando vengono esposti a determinate situazioni, come ad esempio il fatto di essere ultimamente finito indietro a Bellusci nelle gerarchie in difesa ed essere stato “ripescato” per la gara del “Tardini”, anche se questa poca serenità comunque non l’ha affatto dimostrata: finchè è stato in campo ha messo a referto una prova impeccabile, Amauri non l’ha sovrastato nemmeno una volta. Poco dopo il giocatore ha chiesto scusa, si è trattato di un comportamento non certo proprio del suo temperamento, anche se sul momento, più da tifoso che da giornalista, mi sono arrabbiato molto perché ci sarebbe stato utile per le prossime gare. Quindi non mi lamento per il gesto in sé, ma per gli effetti che potrebbe avere sulla squadra: con l’Inter ci sarà la rocciosa coppia Bellusci-Rolin, ma indubbiamente Legrottaglie sarebbe stato molto utile con quel quid in più di esperienza».
Domenica arriva appunto la sfida del “Massimino” con l’Inter, che si prefigura come un vero e proprio scontro diretto per l’Europa. La gara con i nerazzurri sarà seguita dalla trasferta di Torino con la Juventus: pensi che questi due ostacoli possano rappresentare lo snodo cruciale per definire le ambizioni dei rossazzurri?
«Penso che prima di tutto sarà importante non perdere la prima gara, con la squadra di Stramaccioni è un autentico scontro diretto per alimentare la corsa europea e rimanere a galla alle soglie della zona Europa League. Abbiamo visto e parlato ampiamente delle difficoltà che stanno attraversando i nerazzurri, anche per via di un potenziale offensivo deficitario per l’infortunio di Milito e nonostante le invenzioni di Cassano, che temo moltissimo. Uscendo imbattuti con i nerazzurri, per assurdo si può anche perdere allo “Juventus Stadium” la domenica successiva, provando a colmare il gap con l’Inter nelle dieci gare rimanenti. Io credo nella vittoria contro Zanetti e compagni, anche se sarà più difficile di quanto si possa pensare perché verranno a Catania per vincere. Ci vorrà una gara di grande spessore agonistico, quasi come se fosse uno scontro salvezza, solo che qui si affronta una squadra che per qualità è tra le prime cinque della classe».
Hai parlato delle difficoltà dei nerazzurri, ma a parte Cassano quali possono essere i loro punti di forza? Su quale aspetto tecnico-tattico il Catania deve battere di più per fare propria la contesa?
«Sicuramente i rossazzurri devono andare per primi in vantaggio, l’Inter è riuscita a recuperare nel derby con il Milan ma viene comunque da una serie di risultati non proprio positivi e per i nerazzurri andare sotto, in un clima come quello del “Massimino”, sarebbe una situazione psicologicamente complicata da gestire. Inoltre sappiamo bene come gli etnei si esprimano meglio nelle ripartenze, le armi che devono utilizzare al meglio per sfruttare le amnesie difensive interiste. Quello che adesso mi preoccupa della Beneamata sta nei nuovi acquisti, come Kovacic e Kuzmanovic, che finora non hanno mostrato tutto il loro potenziale e spero di non doverlo vedere domenica; l’ex Fiorentina è pericoloso negli inserimenti e nei movimenti offensivi in generale, e da quando è arrivato a Milano non ha mostrato tutte le proprie capacità».
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