Un altro regalo 'Di Natale' agli avversari

L'editoriale


Ancora una manciata di secondi separa il Catania dal portare a casa la massima posta in palio dopo una gara lontano dal “Massimino”. Ancora una volta una banale distrazione nel finale fa andare in fumo un risultato che avrebbe dato una spinta importante, in termini sia di classifica che di morale. Era fondamentale reagire dopo la burrascosa domenica contro la Juventus, ma nel corso di questi ultimi mesi, a cavallo tra le due stagioni, sono tante, se non troppe, le rimonte subite in trasferta.

La gara di Udine lascia in eredità delle buone notizie, tra le quali la capacità della squadra di rimanere sul pezzo anche dopo il cazzotto preso, quando a Bologna e Milano la manovra etnea si era sciolta come neve al sole di fronte al gol dello svantaggio. Stavolta i rossazzurri, nella ripresa, hanno saputo dare continuità alla discreta prima mezz’ora, anche grazie alla mossa di Maran di mettere una difesa bloccata a quattro e di aumentare la densità nella zona centrale.

Redditizio anche l’inserimento nella ripresa di Castro, che ha messo a referto il pareggio regalandosi il primo gol in serie A. “El Pata” ha grinta e gamba, e il suo contributo in entrambe le fasi è stato determinante per prendere in mano il centrocampo nell’ultima mezz’ora. Ancora qualcosa da rivedere sulla condotta in fase di rifinitura e di finalizzazione, dove l’ex Racing è ancora un po’ lezioso e non ha una totale padronanza delle varie situazioni.

Lodi è tornato a timbrare il cartellino su punizione, ancora bene Andujar mentre il talismano Izco, sacrificato come terzino a destra nella ripresa, non solo non ha minimamente sofferto Armero e Gabriel Silva ma si è anche concesso alcune sgroppate: la quantità che “Marianito” sta fornendo è ai massimi storici, il Catania deve molto al suo lavoro e alla sua mentalità operaia.

I rossazzurri erano con il coltello dalla parte del manico, ma ancora una volta qualcosa è andato storto. Al 93’ la difesa etnea, su lancio in area di Allan, sale per la trappola del fuorigioco dimenticandosi incredibilmente di Di Natale, che toglie altri due punti dal potenziale forziere rossazzurro. C’erano i presupposti per chiudere la contesa, a livello tattico e di energie (l’Udinese giocava la terza di quattro partite in 10 giorni), ma è bastato un attimo per compromettere tutto.

Al di là della condizione di totale emergenza in cui è stata impiegato, ci si attendeva più sicurezza da parte del reparto difensivo, apparso inusualmente fragile sulle palle alte e sui lanci in profondità. Ma il buttare via due punti nel recupero non chiama in causa fattori sempre e solo tattici, ma anche e soprattutto mentali: questa squadra cresce giorno dopo giorno sul piano dei valori tecnici e della quadratura tattica, ma mancano le prove di un parallelo progresso dal punto di vista della maturità psicologica.

Roma non è stata costruita in un giorno e per molte cose il tempo è condizione imprescindibile, ma l’importante è che si lavori in quella direzione e si mantenga la stessa fame agonistica, anche perché, tanto per rimanere in tema di Roma, domenica al “Massimino” arriva la Lazio di Petkovic.


Michele Patanè 01/11/2012
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