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Non si può mai essere felici dopo una sconfitta, tantomeno quando questa arriva dopo una striscia di tre vittorie consecutive con cui si era aperto il girone di ritorno. Il Catania torna a casa mogio e senza nascondere la propria amarezza per quello che poteva essere e non è stato, ma con la gratificazione di aver venduto cara la pelle nella tana di un Napoli lanciatissimo nell’inseguimento alla Juve e chiamato a non sbagliare.
Il risultato finale conferma i pronostici e buona parte delle impressioni della vigilia, ma i rossazzurri hanno spinto, parato e attaccato con il massimo delle proprie energie al cospetto di quella che ad oggi è considerata come l’anti-Juve. La resa, nel senso onorevole e dignitoso del termine, è arrivata solo in prossimità dei minuti di recupero finali, quando le gambe e la mente hanno perso la brillantezza sufficiente dopo 85 minuti di sforzo e applicazione, in un contesto di grande passione a livello ambientale e di trance agonistica in campo.
Non è stato un Catania bello, cinico e risoluto come era richiesto dal tipo di partita, ma il carattere quantitativo della prova degli etnei, dopo una striscia di risultati che poteva indurre un effetto di rilassamento in molti, è da ritenersi soddisfacente. Il Napoli ha vinto meritatamente facendo valere la propria superiore caratura atletica e tecnica con la continuità e la saldezza mentale, doti mancate agli uomini di Maran, come si evince nelle due gravi distrazioni difensive che agevolano non poco le reti di Hamsik e Cannavaro.
Tuttavia, sul risultato pesano purtroppo alcune discutibili interpretazioni e decisioni dell’arbitro Calvarese, particolarmente in due situazioni, entrambe nel primo tempo e sul risultato di 1-0: il braccio largo in area di Zuniga, su cui si è lasciato correre, e la sospetta manata di Grava a Gomez, con l’ammonizione che è parsa una sanzione riduttiva agli occhi di dirigenza, staff e giocatori rossazzurri.
Quanto alle individualità, non pienamente sufficienti i tre giocatori offensivi, Lodi è stato ingabbiato dal pressing avversario e ha graffiato poco, Biagianti ha fatto legna finchè ha retto, generoso e sempre più durevole nello sforzo e nella spinta Mariano Izco mentre Spolli sfodera il meglio della “garra” argentina contro Cavani e compagni. Non sfigura Rolin, insufficiente Capuano, il quale non ha lesinato la propria generosità ma ha mostrato di non riuscire a fornire sempre garanzie bastevoli in entrambe le fasi.
Nelle ultime due gare è stato lui l’unico laterale sinistro disponibile, e accennando alla sua prova e al suo rendimento nello scacchiere etneo chiudiamo parlando della querelle tra la società e Giovanni Marchese. A fronte della seconda esclusione dai convocati, molti si sono chiesti il motivo per cui non sia stato acquistato un altro giocatore di quel ruolo, ma leggendo tra le righe alcuni frammenti delle parole di Gasparin (nell’ultimo giorno di mercato) e Maran (nella conferenza pre-gara di venerdì) si può carpire un tentativo di ricomposizione in corso tra le due parti: la società punta senz’altro ad un esito positivo, cercando di godere fino a giugno delle prestazioni del terzino di Delia, con la stessa professionalità in campo mostrata fino a Catania-Roma dello scorso 13 gennaio.
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