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Un cambio alla guida tecnica è sempre un trauma. Il Catania, tuttavia, sembra aver assorbito il colpo anche questa volta. La squadra di Maran, infatti, dopo sette gare di campionato, occupa, in compagnia di Roma e Fiorentina, la quinta posizione della classifica con ben undici punti. Uno in più rispetto alla scorsa stagione, quando, con Montella in panchina, la compagine rossazzurra è stata addirittura ribattezzata da alcuni addetti ai lavori, il “Piccolo Barcellona”.
Eppure, all’ombra dell’Etna è cambiato tanto. Oltre all’avvicendamento alla guida tecnica, c’è stato anche l’addio del vulcanico amministratore delegato Pietro Lo Monaco, sostituito dal più sobrio, ma non meno efficace, Sergio Gasparin. La filosofia societaria è rimasta la stessa, come dimostrano alcune scelte di mercato (vedi gli acquisti dei sudamericani Rolín e Castro), così com’è rimasta immutata gran parte della rosa, permettendo al nuovo allenatore di lavorare con un gruppo già affiatato.
Maran, in sostanza, ha avuto l’umiltà e l’intelligenza di non rivoluzionare la squadra e di ripartire dal lavoro effettuato dal suo predecessore. Simili, anche alcune delle dichiarazioni effettuate dai due tecnici il giorno delle rispettive presentazioni: entrambi hanno affermato di non avere in mente un modulo specifico per la propria squadra, ma di essere propensi a schierarla in base alle caratteristiche degli uomini a disposizione. I due allenatori, inoltre, pur ammettendo di avere un roster estremamente ampio, hanno detto di rivolgere un'attenzione particolare al settore giovanile.
In realtà, Montella e Maran, non si somigliano per niente. Il primo, dopo una grande carriera da calciatore, è giunto alla guida della Roma a soli trentasei anni. Il coach trentino, invece, è arrivato a calcare la massima divisione solo quest’anno, a quarantanove primavere, dopo aver passato gran parte della sua vita tra seconda e terza serie, prima in veste di giocatore, poi in quella di tecnico.
Ciò che ha fatto la fortuna di Montella nella scorsa stagione è stata l’abilità nel leggere le partite: il tecnico campano ha optato quasi sempre per le carte adeguate, anche a gara in corso. Maran, come già ricordato, finora ha raccolto un punto in più rispetto al suo predecessore, ma non sempre ha dimostrato di possedere questa stessa caratteristica; basti pensare alle sfide contro Fiorentina e Bologna, in cui non è riuscito a rettificare i propri errori nemmeno a match iniziato. A quest'ultimo, però, va il merito di aver infuso la giusta dose di fiducia al "Papu" Gómez che, in queste prime giornate, ha trascinato la squadra verso il vertice; se l'argentino dovesse proseguire su questa falsa riga, il Catania avrebbe già la salvezza in tasca.
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