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Catania, da Giampaolo a Montella cosa è cambiato?

Il confronto del rendimento del Catania attuale con quello dell'anno scorso


Nel fine settimana appena trascorso la serie A ha conosciuto un turno di riposo per via dell’impegno delle nazionali, tra le quali ovviamente quella azzurra di Cesare Prandelli che ha ben figurato venerdì in Polonia e se la vedrà domani a Roma contro l’Uruguay. Vuoti quindi gli stadi della massima serie, ma in funzione i vari campi di allenamento dove le squadre preparano al meglio il ritorno in campo per il prossimo weekend. Non sono quindi rimasti con le mani in mano i rossazzurri di Vincenzo Montella, che lavorano a Torre del Grifo per la gara di domenica prossima con il Chievo, cercando di accantonare il brutto pomeriggio di San Siro.

E non sono rimaste inattive le menti di tifosi, critici e osservatori, che per non lasciare troppo spazio alla frustrazione per una domenica senza la loro squadra del cuore non hanno lesinato riflessioni su quello che è il Catania di adesso, confrontandolo anche con quello di un anno solare fa. Un confronto sotto diversi aspetti: quello più immediato dei punti fatti a parità di partite giocate e delle statistiche, quello del modulo ma soprattutto del tipo e della qualità del gioco.

STATISTICHE Oggi la classifica dice che il Catania ha 14 punti, frutto di tre vittorie, cinque pareggi e due sconfitte in 10 partite; dopo la decima giornata del campionato 2010/2011, il Catania di Marco Giampaolo aveva realizzato 11 punti, derivanti da due vittorie, cinque pareggi e tre sconfitte. I punti raccolti finora in trasferta in questa stagione sono tre in cinque partite, mentre l’anno scorso sono stati due sempre in cinque partite lontano dal ‘Massimino’. Con Montella sono 12 i gol fatti e 15 quelli subiti, mentre con Giampaolo vi era una differenza reti nulla: 8 i gol fatti, altrettanti quelli subiti. Per dovere di cronaca è opportuno chiarire la qualità degli avversari fronteggiati nei due inizi di campionato: nella passata stagione sono state affrontate ben cinque concorrenti dirette, con Milan in trasferta e Napoli in casa come partite di elevata difficoltà; quest’anno le dirette concorrenti già incrociate sono solo tre, Siena, Cesena e Novara, mentre sono sei gli incontri ‘da bollino rosso’ già disputati, ovvero Juventus, Inter e Napoli in casa, Fiorentina, Lazio e Milan in trasferta.

MODULO All’inizio della passata stagione Giampaolo, dopo aver improntato la preparazione estiva sul ‘suo’ 4-4-2 senza particolari riscontri positivi e aver utilizzato il 4-3-1-2 nelle prime due giornate, ha rispolverato il 4-1-4-1 di Mihajlovic, con Carboni mediano e Maxi Lopez unica punta. Montella ha invece adottato sin da subito lo schema con cui il Catania ha conosciuto le sue migliori fortune negli ultimi anni: il 4-3-3. L’indisponibilità di diversi difensori, tuttavia, ha stimolato l’introduzione di un modulo mai visto negli ultimi anni in rossazzurro, ovvero il 3-5-2: un modulo convincente ed efficace già alla ‘sua’ prima partita a Novara (con tutti gli inconvenienti legati alla poca dimestichezza da parte dei giocatori) e poi per tutto il ‘ciclo terribile’.

IL GIOCO CON GIAMPAOLO Finora si è però parlato soltanto di numeri. E se è vero che dai numeri stessi emerge comunque l’entità del cambiamento, è anche vero che tale entità si può comprendere al meglio solo andando seriamente nel concreto, ovvero osservando il tipo di gioco, l’equilibrio tattico, ma soprattutto la qualità e la quantità del gioco stesso. La differenza reti di valore 0 dopo le prime dieci gare dell’anno scorso fanno intendere che il Catania di Giampaolo fosse molto accorto nella fase difensiva, e così in effetti è stato. Una massiccia copertura difensiva e una disposizione della squadra secondo l’imperativo ‘prima non prenderle’ ha rappresentato da una parte un elemento a favore per i rossazzurri, capaci di mettere in difficoltà anche Milan e Lazio, ma dall’altra un gravissimo handicap, mettendo a disagio i propri giocatori tecnici e di movimento e inaridendo il gioco, sempre meno foriero di azioni corali.

IL GIOCO CON MONTELLA Come è stato più volte possibile vedere quest’anno, sul piano del gioco i mutamenti indotti da Montella non sono indifferenti. Una difesa non sempre perfetta, con meccanismi ancora da oliare, non sta rappresentando un handicap determinante per il rendimento in termini di punti per i rossazzurri, indottrinati sin dall’inizio dal tecnico napoletano secondo l’opportunità di sfruttare il proprio Dna tecnico e di cercare pertanto sempre di impostare e costruire e di farlo in maniera automatica, senza lasciarsi condizionare dai favori o dalle difficoltà del momento. I tre punti in più in classifica possono anche essere attribuiti all’innalzamento del tasso tecnico in quest’estate e all’abbondanza di cui può godere Montella nelle scelte, soprattutto a centrocampo (reparto praticamente striminzito nella passata stagione), ma le prestazioni brillanti ma soprattutto di grande tenacia contro Inter, Fiorentina, Lazio e Napoli (accompagnate da un risultato utile) sono spie di un salto di qualità non solo appunto tecnico ma anche e soprattutto mentale. Che si è manifestato anche nella brutta sconfitta di San Siro contro il Milan. E che molti contano di vedere anche in partite più ‘da coltello tra i denti’, come i quattro scontri diretti di fila che incombono. Per una salvezza tranquilla e qualche altra soddisfazione da togliersi.


Michele Patanè 14/11/2011
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