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Archiviato il boccone amaro di Udine, il Catania di Vincenzo Montella prepara la prossima tappa del proprio percorso in questa stagione, in cui i tre punti rappresenteranno sempre meno un optional di fronte ad una classifica niente affatto preoccupante ma meno gratificante rispetto a qualche settimana fa. Sabato pomeriggio al “Massimino” arriva il Parma, squadra incrociata appena un mese fa in Emilia ma adesso con un timoniere diverso, Roberto Donadoni. Lo scontro tra le due guide tecniche si accompagnerà ad altri confronti interessanti che si prospettano sul terreno di gioco.
DIFESA
GIUSEPPE BELLUSCI E ALESSANDRO LUCARELLI
Quasi una generazione tra i due, dodici anni di differenza tra il livornese e il calabrese che lavora duro per guadagnarsi un futuro alla stregua del suo diretto avversario. Sono due giocatori differenti per struttura fisica e per attitudini: Lucarelli più roccioso e incisivo sulle palle inattive o comunque in zona gol, Bellusci ha il gol decisamente meno facile e ha tra le sue caratteristiche principali la duttilità e l’agilità, insieme ad una personalità che tempra giorno dopo giorno ma che sembra avere sin dai tempi della Primavera dell’Ascoli. Il centrale gialloblù sta disputando attualmente la sua decima stagione in serie A, la quindicesima in assoluto tra i professionisti nella sua carriera, cominciata nel ’97-’98 al Leffe in C2 e inclusiva anche di un’esperienza in Sicilia, in serie B al Palermo nel 2002-03.
CENTROCAMPO
STEFANO MORRONE E FRANCESCO LODI
Con il probabile ritorno tra i titolari del napoletano si attende il confronto diretto tra i due leader dei rispettivi reparti mediani. Due leader che incarnano con le loro caratteristiche il Dna tecnico-tattico delle proprie compagini: la completezza e la rognosità di Morrone sono espressione di una squadra che vive di poche individualità tecnicamente di spicco e che punta sul gruppo e sulla sostanza; il carattere decisamente più tecnico e la dote di fantasia di Lodi fanno del napoletano il regista ideale per la compagine rossazzurra, in cui Montella cerca di instillare sin dal primo giorno l’idea della continua impostazione. Il capitano gialloblù è ormai un giocatore di esperienza, con 33 primavere alle spalle: cresciuto nel Cosenza e messosi in evidenza a Palermo (5 gol in 35 presenze in B nel ’02-’03), si afferma definitivamente in serie A con il Livorno dopo alterne fortune nella stessa Sicilia e a Verona con il Chievo e trova la sua dimensione a Parma, dove sta disputando ormai la sua quinta stagione e riveste i gradi di capitano.
ATTACCO
PABLO BARRIENTOS E SEBASTIAN GIOVINCO
Dai loro piedi passano quasi tutti i palloni per le azioni negli ultimi 20 metri. Chiara la differenza tra i due, non solo fisica ma anche di gioco: l’argentino porta ancora con sé i ritmi blandi del calcio che praticava fino a qualche anno fa in patria, mescolandoli con la sua abilità nel dribbling e nel controllo di palla che lo rende un giocatore non facile da bloccare lungo la trequarti; il talentino scuola Juve rappresenta forse il prototipo del brevilineo, abbinando la naturale rapidità con la fantasia e l’imprevedibilità, che cerca di sfruttare soprattutto con i colpi dalla distanza. Tatticamente fanno un lavoro simile, muovendosi con la palla per tutta la zona della trequarti e cercando sempre di lanciare l’azione offensiva: Barrientos tende più a svolgere mansioni di rifinitura per la punta, mentre Giovinco cerca spesso l’iniziativa individuale. La “formica atomica” è alla sua seconda stagione a Parma, piazza che adesso sta dando lui lo spazio necessario per far maturare il proprio talento.
ALLENATORI
VINCENZO MONTELLA E ROBERTO DONADONI
L’”Aeroplanino” si confronterà sabato con un altro ex giocatore dalla carriera importante, se non gloriosa alla luce del ruolo ricoperto nell’epopea del Milan di Sacchi e Capello. Donadoni, come Montella, dimostra sin dall’inizio della propria carriera di allenatore, avvenuta a Lecco in C1 nel ’01-’02, che spesso la fama e gli anni di esperienza non sono un requisito necessario, impressionando positivamente già l’anno successivo con una tranquilla salvezza al Livorno in serie B. La stecca al Genoa precede la “second life” amaranto, con una salvezza in Serie A e un brillante girone d’andata nel 2005-2006, cui fanno seguito però il diverbio col presidente Spinelli e le conseguenti dimissioni. L’avventura alla guida della Nazionale è sembrata sin da subito uno scontro del tipo ‘Davide contro Golia’, dove Golia era incarnato dalle esigenze di critica e appassionati, l’appagamento del gruppo protagonista ai Mondiali 2006 e l’inevitabile pressione legata allo status di campione del mondo in carica. Neanche il fallimento al Napoli gli fa perdere la fiducia in sé, rinvigorita con il buon lavoro svolto a Cagliari l’anno scorso.