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Tutto è cominciato da quel tiepido e cupo pomeriggio di luglio. Una lite mediatica inimmaginabile fino a qualche giorno prima. Una coppia lavorativa che ha sempre lavato i panni sporchi (se ci sono stati) in casa propria, senza cantare il proprio disagio e l’intolleranza della propria “anima gemella” ai quattro venti.
La frase pronunciata sulla Salernitana («Chi la prende ha il dovere di riportarla in serie A entro 4-5 anni», la versione ufficiale a fronte delle tante interpretazioni che hanno fatto uscire allo scoperto il presidente) è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso fatto di gratificazioni, lavoro duro, sofferenze, paure di non farcela…
Tutti fattori vissuti nel senso dell’unione, del sacrificio per un’unica causa, ma nella vita tutte le cose, anche quelle belle, hanno una fine, e sembra che l’ammministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco, voglia continuare a realizzarsi in un’altra piazza.
Tante, troppe le voci che vogliono il direttore dalla prossima estate lontano dai colori rossazzurri. Quei colori che lui stesso, con un lavoro certosino, meticoloso, conservativo, ha portato nel giro di otto anni dal purgatorio della serie B allo splendore della serie A, difesa sempre con tutte le forze possibili, prima di un campionato, quello attuale, in cui i rossazzurri stanno facendo incetta di punti e impressionato in positivo la critica come non avevano mai fatto.
Nessuno ha la sfera di cristallo, ma rimane un dato oggettivo da considerare: ormai non passa quasi settimana senza una dichiarazione pubblica in cui Lo Monaco non esclude la possibilità di approdare ad altri lidi, in particolare lasciandosi andare ad ammiccamenti nei confronti di De Laurentiis, presidente del Napoli, la meta più gettonata per lui al momento. E se le recenti dimissioni da amministratore delegato della società che gestisce il centro di Torre del Grifo (la Sigea, ndr) non bastassero, la frase «I contratti sono fatti anche per essere stracciati» destabilizza qualsiasi tesi che parli di una sua permanenza.
Possono essere addotti tanti motivi a questa partenza che Lo Monaco non fa nulla per smentire. Dopo tanto tempo trascorso a lottare per mantenere un posto al sole con una realtà piccola ma resa grande, può presentarsi la voglia di mettere a frutto il proprio acume e le proprie capacità gestionali in una piazza più prestigiosa o che dia maggiori gratificazioni, amplificata dai rigurgiti per le critiche mai digerite di parte dei tifosi; nella vita di coppia si possono anche non più accettare dopo tanto tempo i confini di potere delineatisi negli anni, possono emergere la voglia e la convinzione di fare meglio qualcosa che il proprio compagno sta già facendo, di farsi valere, di comandare…
Può anche trattarsi della semplice constatazione di aver ultimato il proprio lavoro in questa squadra, di aver finito un ciclo e di volerne cominciare un altro. In ogni caso, se la “ballerina di Siviglia” (espressione tradizionalmente utilizzata da Lo Monaco, ma ripresa ultimamente da Pulvirenti per descrivere l’atteggiamento del suo partner) è ancora nello staff dirigenziale rossazzurro, vale la pena concentrare tutte le proprie energie sul campionato della squadra, giunto ad un punto cruciale, congelando ogni lite o discussione per amore della causa.

