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L'esigenza era chiaramente quella della vittoria, che avrebbe riequilibrato la situazione negli scontri diretti dopo l'andata e soprattutto avrebbe permesso un notevole balzo in avanti in graduatoria a fronte delle sconfitte delle altre concorrenti. Il rocambolesco pari di ieri pomeriggio con il Livorno è uno specchio fedele di un Catania fragile, sia nella testa che nei meccanismi, ma sospinto da generosità e cuore: fattori imprescindibili per rimanere a galla fino alla fine, e che devono rappresentare la base da cui ripartire nelle prossime sfide.
La gara con i labronici, in diversi frangenti, ha rischiato di presentare l'epilogo di una sconfitta che avrebbe quasi dato un colpo di grazia alle possibilità di rimanere in corsa oltrechè al morale. Ancora una volta si è trattato di un momento psicologicamente delicato anche per il "dodicesimo uomo", il pubblico, che tra momenti di estemporanea esaltazione e frustrazione non ha lesinato il proprio supporto. Le note più evidenti lasciate in eredità dai 90 minuti di passione di ieri, sicuramente non gli ultimi in questo delicato percorso, sono diverse in entrambi i sensi.
Il 3-5-2, modulo adottato da Maran in partenza, sembra più indicato per organizzare una copertura degli spazi maggiormente efficace contro avversarie superiori per forza tecnica, il tecnico trentino è bravo a tornare sui suoi passi nella ripresa inserendo Izco (ad oggi fondamentale per senso della posizione e spirito di sacrificio) per Bellusci e un buon Castro per Leto, inconsistente per tutti i 59 minuti giocati e autore di una reazione inopportuna al momento della sostituzione.
Comportamenti simili non aiutano nel contesto di una situazione sportiva difficile, la panchina ha pure perso Maran per proteste dopo il discusso rigore dell'1-2 ma gli etnei sapevano che sarebbe stato l'ultimo treno per la salvezza e non hanno mollato, spingendo alla morte come quasi mai quest'anno.
Nella partita "mors tua, vita mea" del momento è incappato in una giornata-no Frison, responsabile di due respinte corte in fotocopia che hanno agevolato il primo e il terzo vantaggio toscano di Emeghara, mentre il ritorno di Sergio Almiron è una notizia importante al di là del definitivo pari: l'argentino, entrato al 70' al posto di un Rinaudo ancora positivo, è una figura alternativa a quelle presenti finora nella mediana, la più indicata per aggiungere ritmo alla manovra offensiva insieme all'ordinaria qualità.
Gli etnei hanno ridotto adesso di una lunghezza il divario dalla zona salvezza, distante ora tre punti, è stata persa un'occasione non trascurabile per guadagnare terreno e la situazione negli scontri diretti con il Livorno è sfavorevole, ma la dimostrazione più importante il Catania l'ha data nello spirito. È questo il fattore principale che deve fare da motore trainante nell'annosa risalita, nel combattere e andare oltre i propri limiti. I rossazzurri dovrebbero aver capito già da un pezzo che la salvezza andrà sudata, in barba alle velleità di élite di alcuni singoli e all'abitudine scarsa o nulla di altri ad operare in simili situazioni, ma la lotta sarà aperta fino alla fine e la gagliarda reazione di ieri fa capire come l'ultimo posto ad oggi non possa essere una condanna per il Liotro.

