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La tanto invocata febbre a 41 è stata “contratta”. Non solo nel punteggio in classifica, ma anche e soprattutto nell’entusiasmo di una piazza che mai nelle precedenti cinque stagioni aveva visto la propria squadra macinare risultati in questo modo salvandosi praticamente a marzo. Nove risultati utili nelle ultime dieci gare per il Catania di Vincenzo Montella, che ieri ha sconfitto la Lazio di Edy Reja al “Massimino”.
Com’era lecito aspettarsi di fronte ad una squadra in piena corsa per il terzo posto, anche se al momento stanca e poco brillante, oltrechè per i cambi forzati nello scacchiere tattico e la condizione non perfetta di elementi fondamentali per la manovra offensiva (Almiron), i tre punti sono stati ottenuti grazie al cinismo e alla lucidità negli episodi: la zampata vincente di Legrottaglie ha rotto gli equilibri di una gara giocata a viso aperto e con intelligenza, in cui non erano state sfruttate a dovere occasioni da una parte e dall’altra.
Uno degli elementi che fa però più notizia sta nella capacità ormai acquisita dai rossazzurri di produrre gioco gestendo il ritmo e riuscendo a creare occasioni in fase di controllo della partita, accantonando ormai la poca reattività in fase difensiva preponderante nei primi mesi. Questo insieme alla dose di sfrontatezza e fiducia nei propri mezzi che Montella è riuscito pian piano ad instillare nella squadra durante la sua esperienza in rossazzurro.
Fiducia nei propri mezzi che si accompagna anche ad una certa maturità, in termini non solo tattici ma anche di atteggiamento: il campionato non è finito, raggiunto l’obiettivo primario si punta all’Europa League, distante adesso sei punti (senza considerare l’ipotesi della qualificazione del Napoli in finale di Coppa Italia, per cui basterebbe il sesto posto). Al di là delle ripercussioni negative che può avere una stagione in tre fronti su una squadra ancora bisognosa di classificarsi con continuità tra le prime 10, anche il confronto della rosa etnea con quelle di Udinese, Roma e Inter esclude a monte il raggiungimento di tale traguardo.
Nulla però vieta di inseguirlo: porsi la meta più consona alla posizione attuale in classifica e al rendimento recente può essere utile per non far venire meno un elemento imprescindibile per il gioco rossazzurro, vale a dire la carica agonistica.
Ultime dieci giornate che saranno quindi un altro test da non trascurare, in cui saranno messi maggiormente alla prova anche coloro che finora hanno giocato meno: gli undici che hanno giocato stabilmente nell’ultimo periodo non possono reggere in toto un certo ritmo fino alla fine, quindi non solo si chiama ma si ha bisogno del contributo dei vari Ricchiuti, Llama, Seymour, Lanzafame etc. E’ in queste occasioni che si può apprezzare maggiormente il valore e il lavoro dell’intero gruppo.

