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Catania, quel lunedì da leoni col Mantova...

Le partite storiche di Golsicilia.it


L’indiscusso 5-0 con l’Udinese nel ’55, l’inebriante 2-0 contro l’Inter nel ’61, la vittoria per 1-0 a Torino contro la Juventus nel ’63, lo spareggio per la A all’Olimpico nell’’83, il “Grotta Polifemo” di Milazzo espugnato nel ’95 per il ritorno tra i professionisti, i playoff per la B con il Taranto nel 2002. La storia del Calcio Catania è fatta di gioie come di delusioni, ma tanti sono i momenti che vale la pena ricordare.

Domenica scorsa avevamo parlato della travolgente vittoria sull’Atalanta nel 2005, che aveva definitivamente sbloccato i rossazzurri di Pasquale Marino nel campionato che qualche mese più tardi li vedrà approdare in serie A. Dopo quella piacevole serata di settembre, una crisi di risultati faceva pian piano scivolare Baiocco e compagni nella metà destra della classifica. La vittoria di ottobre contro la Triestina al “Rocco”, campo stregato per gli etnei fino ad allora, da il là ad una lenta ma costante crescita, che culmina con le sei vittorie consecutive contro Rimini, Cremonese, Verona, Modena, Pescara e Catanzaro, prima del prezioso pari acciuffato in pieno recupero a Bergamo contro l’Albinoleffe al termine del girone d’andata.

I rossazzurri si stabilizzano in alto, e la vittoria del 4 febbraio contro l’Atalanta anche all’”Atleti Azzurri d’Italia”  (1-2, Biso e Mascara ribaltano nella ripresa la rete di Defendi) vale la conquista della vetta in solitaria. Vetta in solitaria con cui arrivano al posticipo della 10° giornata di ritorno, il 6 marzo 2006.

E’ lunedì sera, il “Massimino” è pieno in ogni ordine di posti, è un catino pronto ad accendersi nella sfida che vale una stagione: quella contro il Mantova, rivelazione di quel campionato e per larga parte del torneo capolista solitaria. Vincere con i virgiliani significa non solo vendicare la sconfitta per 3-0 in Lombardia all’andata, che rappresentò il punto più basso in quella stagione per i ragazzi di Marino, ma anche poggiare un altro mattone nella strada che porta ad una serie A che manca da 23 anni.

Atmosfera delle grandi occasioni, coreografie a tema da una parte e dall’altra, clima di entusiasmo e di agonismo meno teso ma egualmente intenso come quello che accompagnò la gara dei playoff d’andata di C1 contro il Taranto nel 2002.

Inizio un po’ contratto, con i virgiliani che cercano la porta di Pantanelli con Gasparetto e Poggi. I rossazzurri acquistano però pian piano il controllo delle operazioni, spingendo in maniera sempre più decisa e cominciando ad impensierire Bellodi. E sale in cattedra all’improvviso Giuseppe Mascara: al 22’ cross di Marchese dalla sinistra, sponda di Baiocco a centro area per il folletto di Caltagirone che colpisce in girata e raccoglie la respinta del marcatore virgiliano superando Bellodi con un comodo piatto. Il “Massimino” si scalda, ma va in visibilio nel finale di frazione: Mascara parte dalla linea laterale all’altezza della trequarti, con una serpentina si libera della marcatura di tre avversari e converge verso il centro calciando verso la porta; la deviazione di un difensore “premia” la sua progressione, indirizzando il pallone sul palo vicino dove non può arrivare Bellodi. Si va all’intervallo sul 2-0, la febbre sale.

Ritmi più bassi, bisogna però chiudere la gara, anche perché Poggi chiama all’intervento Pantanelli con un colpo di testa. Al 61’ Mascara ultima il proprio capolavoro, per la prima delle due triplette con la maglia del Catania: preciso lancio in verticale di Biso dal centrocampo, il calatino incoccia direttamente di testa dal limite dell’area disegnando una parabola sotto l’incrocio. E’ l’ultimo momento intenso di una gara che proseguirà con timidi tentativi degli avversari, che cercano il gol della bandiera senza esito. Una serata indimenticabile per chi ha seguito l’ultima cavalcata verso il ritorno in serie A. Una cavalcata meno “romantica” ma più inebriante di quella dell’’83.


Michele Patanè 27/05/2012
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