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In questo nuovo appuntamento con le "figurine" di indimenticati ex rossazzurri andiamo a recuperare album piuttosto vecchi e "impolverati", risalenti a stagioni di inizio anni '70. In quegli anni il faro del centrocampo del Catania rispondeva al nome di Romano Fogli, giocatore di cui vogliamo ripercorrere le tappe salienti della carriera sportiva.
Romano Fogli, pisano, nasce il 21 gennaio 1938. Inizia a tirare i primi calci ad un pallone presso l'oratorio di Santa Maria del Monte. Lì viene notato un giorno da un osservatore del Torino, che decide di fargli sostenere un provino per la società granata. In un primo momento i dirigenti decidono di non tesserarlo, influenzati dal fisico "minuto" del ragazzo (appena 172 centimentri di altezza per un peso di 70 kg). Le ottime prestazioni con la Nazionale giovanile, allenata da Giuseppe Meazza, fa ripensare il Torino che lo richiama per fargli firmare il primo contratto da professionista. Fogli crebbe così nel vivaio torinista, con la cui maglia fa l'esordio in Serie A ad appena diciotto anni durante la stagione 1955-1956. Nel Torino rimarrà sino al 1958 quando la società. per motivi di bilancio, è costretta a rinunciare al suo "gioiellino" di fronte alle importanti offerte del Bologna.
La carriera di Romano Fogli è legata praticamente alla sua decennale militanza con la maglia dei felsinei. Assieme a Bulgarelli ed Helmut Haller componeva una delle linee di centrocampo più forti degli anni sessanta. In totale giocò 285 partite in rossoblù, "condite" da sei marcature, di cui la più importante messa a segno nello spareggio valido per l'assegnazione dello scudetto 1963-1964: un tiro da lontano che sorprese il portiere interista Sarti e valse il settimo alloro nazionale al Bologna. Queste prestazioni di alto livello gli aprono le porte della nazionale, con cui partecipa alla sciagurata spedizione mondiale nel 1966, conclusa con la sconfitta contro la Corea del Nord, una delle pagina più nere della storia della Nazionale.
All'età di trent'anni, Fogli lascia Bologna per accasarsi al Milan, voluto fortemente da Nereo Rocco per rafforzare il centrocampo rossonero. Nel Milan Fogli arricchisce il suo palmares con due vittorie internazionali di spessore: la Coppa dei Campioni del 1969 (anche se non scese in campo nella finale contro l'Ajax) e la Coppa Intercontinentale. Nel 1970 ecco il trasferimento al Catania: i rossazzurri sono appena tornati in serie A, e Massimino non bada a spese per acquistare quell'elemento di spessore a centrocampo di cui la squadra aveva bisogno per fare il salto di qualità. Il Catania incappa in una brutta stagione e fa ritorno tra i cadetti dopo solo un'anno. Fogli resterà in rossazzurro anche nelle successive tre stagioni, caratterizzate incostanza nei risultati e dalle incomprensioni tra Massimino e i tifosi. Alla fine del torneo 73/74, chiuso all'ultimo posto e con al conseguente retrocessione in C, per Fogli è arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo e incominciare la carriera da allenatore. Inizia allenando le giovanili del Bologna, scoprendo autentici talenti come Roberto Mancini, poi passa alla Reggiana (con cui ottiene una promozione in serie B nel 1980) e in serie C con alterne fortune (Foggia, Livorno, Siena, Vicenza, Treviso); è il vice di Trapattoni quando quest'ultimo è allenatore della Fiorentina. Oggi Romano Fogli vive nel suo paese natale e gestisce una scuola calcio, cercando di insegnare ai ragazzini i valori del suo calcio. Un calcio che non esiste più: quello delle maglie di lana, dei numeri dall'uno all'undici, di Tutto il Calcio minuto per minuto e del Catania anni Sessanta, che cercava di farsi strada tra le grandi del calcio, proprio come nei giorni nostri...