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La domanda assillante del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è il caso di accantonarla, perché dopo settimane di appannamento e soprattutto di calo nel rendimento, con una sola vittoria nelle ultime otto partite, il Catania di Vincenzo Montella è tornato ad ottenere un risultato importante con una prestazione altrettanto importante, cogliendo un pari all’Olimpico contro la Roma sabato sera: nella Capitale giallorossa gli etnei non facevano punti da 47 anni.
La condizione fisica generale non è delle migliori, e lo testimoniano anche le difficoltà a proseguire di diversi giocatori nel finale. La poca brillantezza nelle gambe è stata però compensata da un ordine e da una grinta non visti da tempo, una voglia di fare che induce con spontaneità a chiedersi: ma qual è il vero Catania?
La tendenza a dare di meno rispetto al proprio potenziale contro le squadre di rango pari o inferiore è un problema radicato nel DNA di questa squadra, che va combattuto non tanto a parole, quanto con il lavoro e con l’esperienza. Con soli due punti in più la quota dei 50 punti, soglia dell’obiettivo secondario fissato alla vigilia della stagione, sarebbe già raggiunta.
I “se” e i “ma”, nel calcio come nella vita, servono però a poco. I 50 punti sembravano cosa quasi fatta, ma domenica prossima, nell’ultima di campionato, serve una vittoria contro un’Udinese lanciatissima verso la Champions League. Inutile esplicare che i friulani sono in lotta per un’obiettivo ben più rilevante, ma l’ultima gara dell’anno davanti al proprio pubblico, insieme alla possibilità di raggiungere un obiettivo storico e gratificante per il sodalizio etneo dal ritorno in A, deve portare in primo piano quasi una sacralità del campionato, le cui tappe vanno giocate con il massimo possibile dell’intensità e dell’applicazione. Fino alla fine. A prescindere da chi si ha di fronte. Sempre e comunque.

