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'Il Catania visto da...' Alessandro Terni

La parola ai tifosi rossazzurri


Torna l’appuntamento di Golsicilia.it con la rubrica “Il Catania visto da…”, che dà spazio a tutti coloro che seguono con partecipazione le vicende delle squadra rossazzurra. Questa settimana ai nostri microfoni ha parlato Alessandro Terni.

Quando e come è nato il tuo legame con i colori rossazzurri?

«E’ nato già nel lontano 1983, mio anno di nascita, che tra l’altro fu quello della promozione in serie A con lo spareggio di Roma. Sin dall’inizio cominciai quindi a tenere per questa squadra, poi dall’età di 13-14 anni cominciai ad andare allo stadio. Ho fatto diverse trasferte quando il Catania era ancora nelle categorie inferiori, in piazze come Nola e Gravina di Puglia e contro squadre che adesso non figurano neanche più nell’ambito professionistico».

«Mi vengono in mente anche le gare con il Savoia, formazione che adesso milita in serie D ma che rappresentava un blasone per la serie C. Ricordo poi la squadra dell’anno della promozione in C2 (stagione ’98-’99), con Bifera in porta, Furlanetto, Passiatore e Brutto. E non dimentico neanche Alessandro Ambrosi, che ci regalò in particolare la soddisfazione della doppietta a Messina nel derby (campionato di C1 ’00-’01)».

Ecco, di questi giocatori ce n’è uno che ricordi con maggior affetto in assoluto?

«Non saprei, ce ne sono stati diversi. Umberto Brutto è stata una grande bandiera per il Catania, mentre Ambrosi a suon di gol ci trascinò ai playoff promozione che poi perdemmo in finale a Messina, nella partita in cui purtroppo perse la vita un tifoso giallorosso. Si tratta di grandi giocatori per quei tempi».

Il Catania sta disputando il suo settimo campionato di fila in serie A, proseguendo lentamente ma in maniera stabile un cammino iniziato anni fa. In questo preciso momento come inquadri la formazione rossazzurra?

«E’ una squadra che gioca un bel calcio, soprattutto al “Massimino”. Va bene l’attacco, purtroppo non mi soddisfa la difesa che in alcune occasioni ha commesso degli errori, alcuni gravi come a Bologna e a Milano con l’Inter. Ho delle riserve anche sul portiere, Andujar, il quale comunque ha salvato il risultato sabato scorso a Cagliari».

Come ti spieghi questa netta differenza di rendimento tra le partite casalinghe e quelle in trasferta?

«La riconduco ad un fattore psicologico, in trasferta non ci esprimiamo con la stessa facilità con cui lo facciamo in casa. Influisce però anche il fatto che non abbiamo una punta da 15 gol a stagione: Bergessio è un buon giocatore, fa molto movimento in area, ma ci manca una punta di peso».

Oltre a questa, pensi sia necessario qualche altro movimento in entrata nella sessione invernale di mercato?

«Come dicevo prima, una punta ci vuole sicuramente anche se bisogna valorizzare Morimoto, per quanto quest’ultimo sia discontinuo. Servono degli innesti in difesa: due esterni, di uno al posto di Alvarez che non mi convince, e un centrale che possa affiancare Legrottaglie. Bellusci è un buon difensore, ma lo trovo ancora non pienamente maturo, mentre Spolli lo trovo un po’ irruento nelle uscite e lo vedo più utile come un saltatore a centrocampo, dove può sfruttare la sua altezza per recuperare palloni».

Cosa pensi di quello che si è ormai consolidato come il tridente titolare, formato da Barrientos, Bergessio e Gomez?

«E’ un bel terzetto, con Bergessio come punta centrale che, come ho detto pocanzi, fa molto movimento in area ma non ha il guizzo sottoporta, gli manca il gol. E’ importante il lavoro svolto senza palla, ma bisogna anche metterla dentro, come faceva Maxi Lopez, schierato e posizionato bene da Mihajlovic».

Che confronto fai tra Lo Monaco, amministratore delegato fino alla scorsa primavera, e Gasparin, suo successore?

«Lo Monaco, va detto, è una persona molto competente, che conosce bene il mondo del calcio. Tuttavia pecca di umiltà e i dissidi che ha avuto con alcuni giocatori e allenatori, costretti ad andare via, lo dimostrano».

«Io sono dell’idea che un allenatore debba sempre avere voce in capitolo o quantomeno partecipare alle scelte di mercato, altrimenti si corre il rischio che a disposizione dell’allenatore stesso si mettano giocatori non adatti al suo credo tattico, come era successo del resto con Giampaolo. Gasparin è invece uno che ha tatto, persone che lo hanno conosciuto mi hanno riferito di una persona disponibile, con cui è possibile parlare e dialogare. Questo è importante anche per i giocatori».

Il Catania si sta radicando in maniera duratura nella massima serie. Molti tifosi sono praticamente divisi in due sugli obiettivi e la prospettiva che deve adottare la squadra etnea in futuro: tranquilla salvezza o lotta per l’Europa. Tu cosa pensi?

«E’ una buona squadra e, anche per l’organizzazione societaria al suo interno, è giusto che lotti finchè possibile per un posto in Europa. Tuttavia, c’è da considerare il fattore dello stadio, che non ha ancora la licenza per ospitare partite internazionali. Giocare le partite in un campo che non è quello di casa rappresenterebbe un handicap. Signicherebbe perdere buona parte degli introiti potenziali».

«Può lottare per il futuro? Lo ha fatto già l’anno scorso, poi però ha forse rallentato la corsa, consapevole degli sforzi immani e rischiosi che si sarebbero dovuti fare, lo dimostrano alcune sconfitte inaspettate nel finale di campionato in partite dove la squadra non c’era proprio con la testa, vedi Lecce e Bologna in casa».

C’è un giocatore in squadra che consideri imprescindibile e non cederesti mai?

«Legrottaglie, per la sua esperienza e per il suo spessore. E’ un giocatore che sta mettendo la sua esperienza al servizio del Catania, dopo aver vestito la casacca della Juventus ed essere stato uno fra i protagonisti del ritorno dei bianconeri in serie A dopo Calciopoli».

Che idea ti sei fatto di quanto accaduto in Catania-Juventus?

«Indubbiamente sono rimasto molto deluso. Ai fini di quell’episodio non darei tanto peso alla protesta della panchina della Juventus, piuttosto attenzionerei la collaborazione tra l’arbitro e i vari guardalinee e giudici di porta, cinque persone più il quarto uomo che si aiutano continuamente per tutti i 90 minuti. Trovo inadeguato l’impiego come giudice di porta di Rizzoli, affermato arbitro internazionale, elementi come lui possono sentirti reclusi o limitati in una mansione del genere».

Infine, ti chiedo il ricordo più bello legato ai colori rossazzurri.

«Di ricordi belli ne ho tanti, come le promozioni dalla C1 alla B e dalla B alla A e la vittoria a Torino contro la Juventus con il gol di Izco nel finale (dicembre 2009). Tra questi, il più importante è comunque l’approdo alla massima serie, che molti giovani non avevano avuto di modo di vedere a Catania».


Michele Patanè 14/11/2012
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