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Dopo la conferenza stampa di presentazione dell'amichevole di oggi tra Catania e Vecchie Glorie, svoltasi ieri a Torre del Grifo Village, Golsicilia.it ha intervistato in esclusiva Salvatore Bianchetti, navigato allenatore con esperienze importanti in terza serie, guida tecnica del Catania nella stagione ’92-’93. Con i rossazzurri ha anche lavorato come vice per tutta la prima metà degli anni ’80, Leonzio, Giarre, Atletico Catania, Igea Virtus e Nissa le altre compagini siciliane da lui allenate.
Lei ha vissuto un lungo percorso al Catania tra gli anni ’70 e ’80, arrivando poi a lavorare al fianco di Gianni Di Marzio nella stagione della promozione in serie A. Tuttavia, in molti la ricordano in quanto allenatore in occasione della penultima vittoria dei rossazzurri a Palermo, nella stagione ’92-’93 (0-2). Le chiedo che ricordi ha di quella domenica e di quella stagione che, purtroppo, fu l’ultima prima della radiazione in estate.
«E’ stata un’annata tutto sommato positiva, anche se poi non siamo riusciti ad ottenere la promozione, pur andandoci vicini: in quell’anno non c’erano ancora i playoff e salivano direttamente le prime due, che sono state Palermo e Perugia (gli umbri vinsero lo spareggio con l’Acireale, ma furono successivamente declassati in favore dei granata per illecito sportivo, ndr). Forse si poteva fare di più, ma già allora il Catania aveva delle difficoltà, tant’è che successivamente non arrivò ad iscriversi. La partita col Palermo fu storica, non vincevamo lì da 45 anni e fu una grande soddisfazione per me che sono catanese e sono nato nel quartiere dello stadio (Cibali, ndr): penso sia il massimo, una cosa irripetibile. Fu una gara bella, pure pronosticata correttamente dal presidente Massimino che prevedendo la nostra vittoria veniva preso in giro: il Catania gli regalò questa bella soddisfazione».
Qualche settimana fa è ricorso il 17° anniversario della scomparsa del Presidentissimo. Che ricordo ha di lui come persona e come presidente?
«Massimino per me era una persona buona, che le vicissitudini societarie rendevano nervosa in alcune circostanze, ma fondamentalmente era buona. Ha dato la vita intera al Catania, in un periodo in cui non c’erano i proventi televisivi i soldi li metteva di tasca sua, penso sia stato un grande presidente e se gli è stato intitolato lo stadio vuol dire che lo meritava».
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