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COSTA: «Restare concentrati per l'Europa. Stadio? Supporto Pulvirenti»

"Il Catania visto da..." Antonio Costa


Anche questo mercoledì arriva l’appuntamento di Golsicilia.it con l’opinione del giornalista Antonio Costa, corrispondente di Radio Sportiva per Catania. Con lui diversi i temi toccati, dal fresco cambio di obiettivo alla questione della poca affluenza sugli spalti, passando per la chiave tattica.

Allora Antonio, partiamo intanto dalla partita con il Bologna di domenica scorsa. La vittoria contro i felsinei e l’arrivo alle soglie della quota salvezza ha indotto l’intero gruppo a guardare adesso all’Europa, come dichiarato dal presidente Pulvirenti nella conferenza stampa del dopo-gara. A prescindere dalle concrete possibilità di farcela, pensi che la squadra saprà assorbire questo cambio di rotta?

«Deve essere per forza così, l’ad Gasparin ha parlato di questo domenica in zona mista; credo che, leggendo le sue parole tra le righe, sia stato fissato un premio per i giocatori che scatterà al raggiungimento dell’Europa e in aggiunta, secondo una mia semplice supposizione, penso sia stato fatto lo stesso per l’anticipato conseguimento della salvezza. L’obiettivo in ogni caso è quello di non perdere la concentrazione, i giocatori sembrano averlo dimostrato già dopo la gara di domenica e questo si può anche evincere dalle parole di Castro nella conferenza stampa di ieri, dove il giocatore ha mantenuto la stessa umiltà con cui lo abbiamo sempre visto in rossazzurro: si è potuto notare uno stile che presumibilmente verrà tenuto da tutto il gruppo».

A questo punto diventano fondamentali le prossime quattro partite con Parma, Inter, Juventus e Udinese. Considerando il forzato ricorso a chi finora ha giocato meno (al “Tardini” Almiron e Barrientos non ci saranno perché infortunati) e lo spessore complessivo delle compagini avversarie, pensi che questo ciclo di gare rappresenti un vero e proprio test della stagione?

«Sicuramente, ma credo che per rincorrere la qualificazione alle coppe europee i rossazzurri dovranno fare la corsa sull’Inter, al momento la squadra maggiormente in difficoltà tra quelle che stanno davanti. I nerazzurri hanno inoltre perso Milito, che rappresentava orientativamente il 60% del potenziale offensivo della squadra, e potrebbero subire l’evento sul piano psicologico. Certamente ci sarà in seguito una serie di partite proibitive, ma intanto per la trasferta di domenica a Parma sarà importante puntare sulla propria ossatura, anche perché mancherà pure Biagianti, squalificato; mi stuzzica molto l’impiego di Ricchiuti a centrocampo dal 1’, è un giocatore che ha gamba e può dare il suo contributo, per quanto si dica che ha al massimo 60 minuti nelle gambe».

A proposito della gara di Parma, ti chiedo quale modulo tra il 4-3-3 e il 4-2-3-1 reputi più papabile e se secondo te, in base alla soluzione scelta, possano tornare in auge i nomi di Salifu e soprattutto di Keko, praticamente inutilizzato dal suo arrivo in rossazzurro; ti sapresti spiegare anche il motivo di ciò?

«Lo spagnolo, se non è stato utilizzato, vuol dire che non ha mai convinto appieno l’allenatore, sia l’anno scorso che adesso. La società, quando lo ha acquistato, puntava molto su di lui mettendo anche una clausola rescissoria di 20 milioni di euro, ma finora non l’abbiamo praticamente visto. Domenica contro il Bologna si scaldava con convinzione e sembrava potesse entrare in campo, ma poi Maran per esigenze di equilibrio ha fatto altre scelte. Sul suo futuro impiego non saprei dare una risposta certa, per adesso mi limito a dire che, se l’attuale obiettivo societario verrà mancato già alcune gare prima della fine del campionato, per lui potrebbe esserci spazio nelle ultime partite. Per quanto riguarda Salifu, la Fiorentina sin dall’inizio della stagione ha fatto capire la propria intenzione di controriscattarlo, e questo rende meno probabile il suo utilizzo nelle prossime uscite; in ogni caso, se ci sarà bisogno del suo impiego, come nel caso di Giovanni Marchese che sta dando il suo contributo a prescindere dall’attuale situazione con la società, ben venga. Sul modulo io credo che verrà mantenuto il 4-3-3, anche se, ripeto, la cosa su cui al momento punto di più è l’impiego di Ricchiuti dal 1’; al di là delle varie disposizioni tattiche, credo che Maran punti di più sull’identità del gruppo in campo e questo è stato possibile scorgerlo in varie occasioni, ultima in ordine di tempo la gara col Bologna, in cui Izco nei minuti finali è stato avanzato ad esterno alto destro».

Infine per chiudere torniamo a domenica scorsa. Nella gara che ha segnato una salvezza conseguita mai con così tanto anticipo e l’undicesima vittoria stagionale in 25 partite, si è registrato un numero esiguo di spettatori rispetto alla media e in particolare agli anni passati. Il fattore più immediato da percepire è la crisi, e in sala stampa il presidente Pulvirenti ha addotto la motivazione dello scarso comfort del “Massimino” e dell’arretratezza generale degli stadi italiani. Sei sulla sua stessa linea o includeresti nella questione altri argomenti?

«Io sono d’accordo con il presidente e mi pongo più o meno la sua stessa domanda: “Come faccio a rinunciare alla possibilità di trascorrere la domenica a casa, con la mia famiglia, e di guardare la partita comodamente in tv pranzando anche poco prima dell’inizio delle gare?”. Facendo un ragionamento simile e considerando lo scarso comfort, ad oggi, dello stadio “Massimino” e degli altri stadi italiani con qualche eccezione come lo “Juventus Stadium”, è difficile che non si rimanga nel focolare domestico e ci sia una grande affluenza sugli spalti. Non bisogna poi dimenticare, appunto, l’aspetto economico, che si sta facendo sentire dappertutto ma di più a Catania. Gli impianti italiani sono decisamente arretrati nonostante il calcio rappresenti un importante fonte di introiti per il Paese, e ad oggi rappresenti la terza azienda nazionale, e con il nuovo presidente del Coni (Malagò, ndr) sembra che non ci siano grandi risvolti per il movimento».


Michele Patanè 20/02/2013
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