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Catania, ogni tanto fanno bene anche le botte...

L'editoriale


Prendere uno schiaffo non produce mai piacere. Prenderne quattro irrita. Perdere 4-0 la partita più difficile del ‘ciclo terribile’ lascia rammarico. Perché si doveva ma prima ancora si poteva fronteggiare una delle squadre più in forma del momento sfruttando al meglio la proprie armi migliori, tra cui l’aggressività.

AGGRESSIVITA' Ieri da parte dei rossazzurri se ne è vista ben poca, e gli uomini di Montella hanno ben presto assunto senza opporre vigorosa resistenza il ruolo di vittima sacrificale del Milan, che doveva continuare la propria striscia di vittorie e dedicare un successo ad Antonio Cassano. Una scarsa aggressività che può considerarsi figlia di un senso di appagamento inevitabile che ha pervaso le menti di Gomez e compagni dopo gli otto punti in quattro partite alla vigilia proibitive, non senza quel pizzico di presunzione iniziale che Montella aveva stigmatizzato nella conferenza del sabato.

PARTITA PERSA ALLA LAVAGNA? Plausibile pensare anche ad uno sfasamento degli equilibri tattici che si erano costruiti nel 3-5-2 (o 5-3-2) con lo stesso gruppo di giocatori. Uno sfasamento legato anche ad una scelta infelice nella costruzione del centrocampo: forzato sostituire, nella posizione di tornante, Izco con Lanzafame, giocatore con attitudini puramente offensive e ha svolto poco e male le mansioni di copertura sulla fascia destra; la vittoria contro il Napoli aveva forse fatto pensare ad un centrocampo formato interamente da palleggiatori come ad un talismano vincente, ma la mancanza di fisicità ha agevolato non poco l’arrembante avvio di gara rossonero, tradottosi in un doppio vantaggio dopo 24 minuti.

LA VOGLIA DI FRONTE ALLO STRAPOTERE Tutto ciò è sempre e comunque insufficiente per spiegare una sconfitta netta, sul piano e del punteggio e della prestazione, anche se in quest’ultimo aspetto i rossazzurri hanno dimostrato di essere una squadra viva, con una buona voglia di fare supportata dalla presenza, sempre più consolidata, di idee di gioco. L’approccio sbagliato, la concentrazione a tratti mancante e la prova di quantità ma soprattutto di cinismo dei campioni d’Italia in carica fanno il resto.

Non si è mai parlato di questa come una squadra di fenomeni dopo le quattro partite di livello di difficoltà alto e medio-alto con una media di due punti a gara; non la si definirà una squadra di brocchi dopo questa infelice uscita. Nel percorso di maturazione di questa squadra anche i risultati fortemente negativi possono e devono essere accolti come strumenti di crescita, come insegnamenti a capire in maniera ancora più profonda la difficoltà del contesto della serie A e la necessità di essere il più costanti possibile. E in più nello stesso atteggiamento degli avversari può essere rinvenuto uno dei pochissimi motivi per cui sorridere: la parata di Abbiati sul destro a fil di palo di Bergessio all’ultima azione testimonia la serietà con cui il Milan ha affrontato questa partita, mostrando un totale rispetto nei confronti dei rossazzurri. Un rispetto che forse fino a qualche mese fa non ci sarebbe stato: ciò sta a significare quanto sia fruttuoso il lavoro settimanale e domenicale della dirigenza, dello staff tecnico e dei giocatori, anche nel contesto di una sconfitta per 4-0 nel match di cartello della giornata di serie A, sotto gli occhi di tutta l’Italia calcistica.


Michele Patanè 07/11/2011
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