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Catania, senza cattiveria non si vince

L'editoriale


Anticipo del mezzodì domenicale indigesto per il Catania di Vincenzo Montella, sconfitto in casa dal Cagliari di Ballardini grazie ad un lampo del colombiano Ibarbo, scommessa fino ad avanti ieri ancora da scoprire e adesso vinta. Fino a qualche tempo fa era una scommessa sicura puntare sulla difesa del “Massimino” da parte dei rossazzurri: la terza sconfitta alle pendici dell’Etna in due settimane contro squadre alla propria portata induce a rivedere tale assunto.

OLTRE IL RISULTATO Tre sconfitte interne contro Chievo, Novara e i sardi sopraggiunte in maniera diversa, ma legate da un unico fattore, quello della condotta. Gli 8 punti conseguiti nelle cinque partite ‘terribili’ di fila sembravano il preludio ad una maggiore serenità per l’immediato futuro ma soprattutto ad un atteggiamento più responsabile e consapevole nella successiva serie di scontri diretti e nell’incrocio di Coppa Italia, partite in cui vi è invece l’obbligo di fare risultato. Così non è stato.

GIOCO PREVEDIBILE Eccettuando la serata contro il Novara, in cui i rossazzurri avevano praticamente in pugno la qualificazione facendosela poi sfuggire per via di disattenzioni e modifiche omesse, nelle due partite di campionato è stato possibile notare una manovra offensiva farraginosa, non sempre ordinata e a tratti poco decisa e pungente nelle soluzioni dei singoli. Elemento che ha largamente agevolato i piani tattici di entrambe le difese.

ALTRI PASSI INDIETRO Se però col Chievo si era prodotto qualcosa di importante in termini di occasioni, nella partita di ieri l'unica conclusione pericolosa in porta è stata il tiro al volo di Maxi Lopez deviato in angolo da Agazzi nel recupero. Azioni manovrate praticamente nulle, con la buona vena di Almiron che è stata predica nel deserto in confronto alla lentezza e all’imprecisione di Lodi in regia, l’apatia di Gomez e la confusione di Bergessio. Per un Catania che una volta arrivato nel cuore della metà campo avversaria si autoconvinceva di volere, ma non potere. Di non potere neanche provare a sfondare la linea degli avversari, che reggevano senza alcun problema prima di agire con più decisione nei contropiedi, sfruttando una netta supremazia a centrocampo.

L'IMPONDERABILE E IL MODULO Una supremazia amplificata dagli imprevisti infortuni di Biagianti e Almiron, oltrechè dalle disfunzioni legate ad un modulo, il 3-5-2, che sugli esterni richiede giocatori al meglio della condizione e agevola l’individuazione da parte degli avversari delle fonti di gioco, il regista e la seconda punta, Lodi e Gomez.

QUESTIONE DI ATTEGGIAMENTO Al di là comunque degli aspetti tecnici e delle scelte dei giocatori da inserire o togliere, vedi Maxi Lopez, in mezzo alla generosità dei giocatori e al raziocinio di Montella, si è evinto un fattore negativo in particolare, come accennato sopra: la mancanza di applicazione e di decisione nel far girare palla, nel cercare di saltare l’avversario e concludere in porta. Una mancanza sopraggiunta finora sempre nelle partite contro avversari di pari o minore livello tra le mura amiche, con l’obiettivo assodato dei tre punti. Un altro dei fattori su cui lavorare per il continuo processo di crescita di questa squadra, che può e deve svilupparsi anche a partire da un ko interno, rimediato meritatamente contro una squadra che non faceva bottino pieno da due mesi.


Michele Patanè 05/12/2011
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