



Palermo: a Siena quarto risultato utile consecutivo, con Iachini trovata la 'retta via'?
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Troppe aspettative erano state forse alimentate alla vigilia, ma Rolando Maran, nella conferenza stampa del giorno prima, aveva parlato dell’importanza di una prestazione e di un risultato positivi a Cagliari per trarre una maggior fiducia e convinzione dei propri mezzi e progredire sotto l’aspetto della tempra psicologica. Del pareggio di sabato a Quartu Sant’Elena ne ha giovato sicuramente la classifica, ma permane ancora una differenza tanto ampia quanto difficile da spiegare fra il rendimento al “Massimino” e quello lontano da Catania.
Indicativi ai fini del gioco e della condizione fisica sono soltanto i primi venti minuti, in cui i rossazzurri hanno provato a fare la partita assumendo il controllo delle operazioni senza comunque incidere oltremodo. Accettabile non continuare, nel primo tempo, con gli stessi ritmi in quella che si configurava già in settimana come una gara che vivesse su equilibri complessi e rigidi, dove la tecnica e la voglia di fare da sole non garantivano nulla.
Il tanto pronunciato e agognato salto di qualità passa appunto non solo da un aumento del tasso tecnico ma anche da una più completa maturazione mentale, la quale a sua volta richiede, come affermato da Maran sempre nella conferenza pre-Cagliari, di porsi degli obiettivi via via più difficili, di “alzare l’asticella” per integrare lo sviluppo puramente meccanico con quello di spirito.
Perché apparisse evidente questa strada, tuttavia, sarebbe stato necessario un atteggiamento completamente diverso nel secondo tempo, con il Cagliari fermato in ultima istanza da un Andujar padrone della porta e in netta ascesa e con azioni manovrate praticamente nulle.
Fuorviante attribuire la scarsa vena nella produzione di gioco e di occasioni alle punte che si sono avvicendate a partita in corso (Doukara globalmente appena insufficiente alla sua prima da titolare in A, Morimoto anonimo), il meccanismo che fa avere in trasferta almeno buona parte della stessa verve e della stessa lucidità delle gare interne non sembra essere stato ancora trovato, o se lo si è trovato non vi è ancora il modo di farlo entrare in funzione.
E intanto domenica prossima, al “Massimino”, arriva quel Chievo contro cui è stata vinta una sola partita negli ultimi quattro anni solari...
Infine, la chiusura dedicata ad alcune note stonate, al primo ascolto un tuttuno con lo 0-0 dell’’”Is Arenas” ma in sé più fragorose. Sacrosanto l’assunto per cui in una squadra tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile, tant’è che Almiron sabato non è partito dal primo minuto, «per scelta tecnica, non ha lavorato benissimo in settimana» secondo quanto dichiarato dal presidente Pulvirenti.
Se fosse accaduto qualcosa di realmente serio e rilevante dal punto di vista disciplinare, probabilmente Sergio non sarebbe stato neanche convocato in Sardegna, ma l’ammonizione presa appena due minuti dopo il suo ingresso in campo (a dieci minuti circa dalla fine) merita anche una semplice e sintetica riflessione.
Evidente e quasi plateale invece il disappunto di Barrientos per la sua sostituzione: un episodio assai simile si era verificato ad inizio ottobre al “Massimino” con il Parma, ma stavolta l’argentino ha indirizzato in maniera più chiara il proprio sfogo verso l’allenatore, oggetto di occhiatacce e gesti tutt’altro che amichevoli.
Giusto, anzi positivo, voler dare sempre il proprio contributo per la squadra, ma proprio per rispettare e assicurare gli equilibri della stessa squadra è bene accettare le scelte ritenute più opportune dal tecnico. In una squadra che ha sempre fatto della comunione d’intenti e del rispetto dei ruoli e degli equilibri nello spogliatoio fattori motrici con cui dare vigore alla propria affermazione in serie A, anche il più creativo e il più estroso non può esimersi dal considerarli.