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Andujar, fenomenologia di un riscatto

Dal ritorno a Catania netti passi in avanti per l'argentino


Il diverbio con Lo Monaco di quasi un anno e mezzo fa sembrava essere l'ultimo episodio degno di nota della sua esperienza in rossazzurro, tanto rumoroso quanto le numerose prestazioni insufficienti dal suo arrivo in Sicilia. Ma nella macchina perfetta di questo Catania, alle soglie della zona Europa anche grazie alla settima miglior difesa, c'è il contributo di Mariano Andujar.

Tra i record che il Liotro sta mettendo a referto, ce n'è anche uno relativo alle prestazioni del portiere argentino, mai così continuo in positivo nella sua intera avventura alle pendici dell'Etna.

Ci sono sempre meno tracce degli strafalcioni che avevano creato malumori e dubbi tra i tifosi sulla sua utilità alla causa, e attenzionando la condotta in campo è possibile apprezzare un atleta più sereno, sicuro nelle proprie azioni, ma soprattutto in piena sintonia con il percorso e gli obiettivi della squadra.

Da una Copa Libertadores vinta da protagonista all'Estudiantes con il record di imbattibilità alla realtà di una squadra allora in lotta per la salvezza il passo non è certo breve, e più volte si è avuta la percezione che il giocatore si ritenesse "sprecato" e svalutato nella squadra rossazzurra. Evidenti le sue responsabilità nell'essere riuscito, solo in sparuti momenti, a conferire sicurezza al reparto difensivo e all'intero schieramento davanti a sè, e le aspettative dei tifosi hanno amplificato l'insoddisfazione relativa alla sua presenza tra i titolari.

La scorsa estate è tornato a Torre del Grifo dal prestito all'Estudiantes, pronto ad essere nuovamente impacchettato e spedito via, stavolta per sempre. L'arrivo del promettente Frison, per il quale è stato fatto un investimento importante, sembrava dover essere seguito dalla sua cessione o quantomeno da una sua relegazione allo status di riserva, ma dall'Argentina Mariano ha portato con sè un vento diverso da quello del 2009.

L'indolenza e la frequente deconcentrazione si sono dissolte nel viaggio in aereo sopra l'Oceano Atlantico, e forse anche prima; a Torre del Grifo, lontano dalle telecamere e dai taccuini, un Andujar umile, voglioso, carico e lucido dà tutto se stesso per difendere i galloni da titolare, in allenamento e in partita.

E' così che almeno per l'inizio Frison dovrà aspettare, Maran dà fiducia all'ex palermitano che nelle prime partite, escludendo qualche piccola imperfezione, si mette in mostra sotto una luce totalmente diversa con interventi anche decisivi, come la parata di piede a tu per tu su Troianiello in Coppa Italia col Sassuolo e la provvidenziale respinta su un colpo di testa ravvicinato di Borriello in campionato con il Genoa, che salva la vittoria nel recupero finale.

Quasi magicamente anche incertezze poco gravi ma irritanti, come i continui malintesi con i centrali difensivi nelle uscite sui cross e i rinvii dal fondo sbagliati, non si vedono più. Alza di netto la sua media voto rispetto alle stagioni precedenti e, soprattutto, cancella dalle menti di molti tifosi l'immagine negativa che lo aveva accompagnato.

Se si aggiunge il rispolveramento di un carisma sconosciuto, tanto in campo quanto davanti ai microfoni, si rende al meglio l'idea di un giocatore ritrovato, dalla società ma soprattutto da se stesso. Un riscatto che, nell'entusiasmo per un campionato brillante e un sogno europeo lontano ma non impossibile, assume in silenzio maggior valenza.

A Catania bisogna sempre mettersi in gioco e, come possono crollare i miti, si ha sempre l'opportunità di abbattere le proprie incertezze e i giudizi negativi degli altri per costruire un percorso diverso, più solido e gratificante. Il calcio è metafora di vita e, pur senza cadere nell'esagerazione, guardare ad una vicenda simile val bene un motivo in più per non abbattersi, rendersi conto che l'impegno e i valori intrinseci possono aiutare ad avere una seconda possibilità.


Michele Patanè 19/03/2013
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