



PALELLA a GS.it: «Adesso serve solo la firma del Sindaco. É un'occasione d'oro»
LIVE CALCIOMERCATO SICILIA – martedì 9 luglio
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Catania: il lavoro prima di tutto
Nel calcio, si sa, il ruolo del portiere svolge un’importanza decisiva sotto ogni aspetto. E’ l’ultimo baluardo a difesa della propria porta, dirige i movimenti di copertura del reparto arretrato e a lui spetta saper dare grinta e sicurezza ai propri compagni, sia a parole e gesti che con la precisione nei propri interventi. In ogni squadra l’estremo difensore è tra i giocatori che tendono ad attirare più affetto da parte delle tifoserie, e Catania ha molto da raccontare riguardo esperienze di chi, ancora oggi, ha un posto nel cuore degli appassionati.
Giuseppe Vavassori, Rino Rado, Antonio Dal Poggetto, Roberto Sorrentino, Marco Onorati, Francesco Bifera e Gennaro Iezzo. Tutte esperienze più o meno intense, con qualche momento di buio ma tanta luce, riflessa poi anche sul ricordo dei sostenitori. Gli andamenti contrastanti delle avventure dei numeri uno a Catania si sono accentuati però nelle ultime stagioni, dal campionato dell’ultimo ritorno in serie A ad oggi.
Chi rappresentava quasi una fortezza invalicabile, mettendo la propria firma sulla promozione nel massimo campionato, ma poi si è smarrito proprio nel momento in cui il Catania aveva bisogno anche di lui, ovvero Armando Pantanelli; chi ha impersonato la figura del portiere “tifoso e tutto cuore”, sorprendendo all’inizio ma non riuscendo a dare le giuste garanzie sul piano tecnico, come Ciro Polito; chi umilmente, come Albano Bizzarri, è stato sopravanzato dallo stesso Polito nelle gerarchie dell’allenatore, ma si è riconquistato il posto dando un contributo determinante per la salvezza anticipata nell’annata successiva, gelando poi i tifosi con la firma per un’altra squadra prima della fine del campionato; infine, chi fino ad un anno fa sembrava aver perso irrimediabilmente la fiducia della piazza, ma ha premiato quella della società, mettendo a referto il miglior campionato per rendimento da quando è in rossazzurro, ovvero Mariano Andujar. Ripercorriamo insieme le singole avventure.
PANTANELLI Nel 2004 è uno dei protagonisti della promozione del Cagliari in serie A, ma Armando Pantanelli, classe ’71, torinese di nascita ma modenese d’adozione, non rinnova con i sardi e firma con il Catania, all’inizio di un nuovo ciclo con l’acquisto del club da parte di Antonino Pulvirenti, spalleggiato dall’amministratore delegato Pietro Lo Monaco. E’ lui una delle pietre angolari su cui gli etnei intendono costruire il gruppo che sappia portare, in linea con la promessa di Pulvirenti al suo insediamento, la serie A entro tre anni.
Nella prima annata, poco entusiasmante per il Liotro, si distingue in positivo onorando al meglio la fascia di capitano e garantendo una buona media voto (si ricorda la stratosferica prestazione di “Marassi”, in cui fermò da solo gli assalti del Genoa di Milito diretto verso la serie A), e nella seconda è uno dei trascinatori per il grande salto. Si regala quindi un’avventura in quella massima serie che ha visto soltanto dalla tribuna, come terzo portiere dell’Inter nel ’96-’97. Nella splendida prima parte di stagione (a Natale il Catania di Marino è quarto in classifica) una buona dose di punti è da accreditare anche alle sue parate, ma nella deprimente fase seguita agli scontri del 2 febbraio e alla squalifica del campo la squadra accusa un netto calo mentale e fisico. Il tesoretto sulla zona retrocessione si assottiglia incredibilmente sempre di più, e in diverse occasioni il Catania perde le sicurezze del suo portiere, le cui papere costano caro contro Reggina, Livorno, Empoli e, soprattutto, Sampdoria alla penultima giornata, quella che segna per i rossazzurri l’obbligo di giocarsi tutto alla sfida del “Dell’Ara” contro il Chievo.
In quei mesi da idolo diventa un bersaglio per i tifosi, su di lui grava anche la perdita del padre. Nella gara che decide l’intera stagione, dopo essere stato accolto dai fischi nel riscaldamento da parte dei 10.000 catanesi giunti a Bologna, è però strepitoso in avvio quando vola su una botta velenosa dal limite di Sammarco. Il Catania si salva, ma la sua esperienza in Sicilia in rossazzurro finirà male: all’inizio del ritiro viene escluso dagli allenamenti insieme a Biso e Falsini (dopo la denuncia per mobbing il Catania sarà condannato a reintegrare i tre giocatori in rosa), ma insieme a quest’ultimo viene anche coinvolto in un’inchiesta della magistratura di Siracusa su un giro di scommesse sportive clandestine, con l’esito dell’archiviazione. Un anno fa ritorna al “Massimino” da spettatore, in occasione di Catania-Sassuolo di Coppa Italia: le pacche reciproche con Pulvirenti sono materiale per foto che certificano dissapori ormai messi alle spalle.
POLITO Classe ’79, arriva a Catania nel 2004, insieme ad altri giocatori ex Acireale trapiantati in rossazzurro con l’arrivo del duo Pulvirenti-Lo Monaco. E’ secondo di Pantanelli nei primi due anni, lo è ancora all’inizio della stagione 2007-08 dove è alle spalle di Bizzarri. Ma alla quarta giornata, in Catania-Fiorentina, Baldini mette in panca l’argentino e gli concede l’opportunità di giocare da titolare in una squadra in A, dove aveva disputato soltanto una partita fino a quel momento (Catania-Parma 2-0 del 2006-07). Il suo temperamento focoso viene visto come una caratteristica congeniale ad una squadra che, tecnicamente non eccelsa per gli standard della categoria, deve trarre le vere forze dalla propria grinta e dal proprio attaccamento ai colori. Para un rigore a Siena, con lui il Catania realizza 22 punti alla fine del girone di andata: un bottino soddisfacente.
Nel ritorno però le cose cominciano a non andare per il verso giusto: la squadra non riesce a vincere negli scontri diretti, anzi dà un brutto colpo alla propria classifica perdendo ad Empoli e Livorno, dove sui gol decisivi di Giovinco e Diamanti Ciro non è impeccabile e mette in luce un difetto notato e attenzionato da molti tifosi, ovvero il ritardo nei riflessi. Anche nelle poche gare in cui gli etnei riescono a fare risultato non è eccezionale, la pessima disposizione della barriera che agevola il gol di Miccoli per il ko nel derby a Palermo è un’altra circostanza negativa che indurrà Walter Zenga, ad aprile subentrato a Baldini, a preferirigli Bizzarri nelle ultime quattro giornate di campionato. Polito finirà poi nel dimenticatoio dei tifosi e della squadra, venendo relegato a terzo portiere prima di lasciare il club nel gennaio 2009, quando va a Grosseto in uno scambio con l’omologo Acerbis.
BIZZARRI Albano Benjamin Bizzarri viene prelevato nell’estate 2007 a parametro zero dal Gymnastic Tarragona, con cui ha appena disputato la Liga spagnola, non riuscendo ad evitare la retrocessione della sua squadra. Il suo curriculum però è di tutto rispetto, con un’esperienza di lungo corso al Valladolid ma soprattutto una stagione da secondo al Real Madrid nel ’99-2000, dove contribuisce anche alla conquista della Champions League con cinque presenze e tre gol incassati, lasciando però spazio nelle fasi finali all’esplosione di un giovanissimo Casillas.
Dopo la prima controversa stagione con Baldini, ha le chiavi della porta nel 2008-09, sotto la guida di Walter Zenga, rivelandosi una delle note più positive del campionato degli etnei, che dopo due tornei sofferti si salvano con tre giornate d’anticipo. Decisivi i suoi interventi contro la Juventus in trasferta (salvato il pari nel finale), contro il Palermo in entrambe le occasioni (all’andata scongiura un pomeriggio in salita volando su un’incredibile tacco volante in acrobazia di Cavani, poi al “Barbera” chiude la porta a doppia mandata nel memorabile 0-4 dell’1 marzo) e la Lazio in casa, con un rigore parato a Pandev. Poco prima del raggiungimento della “quota 40”, però, firma un contratto con la Lazio alle spalle del club etneo, provocando l’irritazione dei tifosi: a sei giornate dal termine la dirigenza lo mette fuori squadra per dare spazio al giovane Kosicky.
ANDUJAR Il flop iniziale, la risalita, la caduta e la rinascita. Non si può riassumere altrimenti l’avventura che Mariano Andujar sta vivendo attualmente a Catania, dove per la prossima stagione si candida a convincere il ct della nazionale argentina Sabella a sceglierlo come titolare al posto di Romero ai Mondiali in Brasile. Fin qui nulla di strano, del resto già quando era arrivato alle pendici dell’Etna, nell’estate 2009, Mariano era nel giro dell’Albiceleste e perdipiù vantava nel proprio biglietto da visita la vittoria dell’ultima Copa Libertadores con l’Estudiantes, con tanto di record d’imbattibilità.
La realtà per lui è dura sin dall’inizio. Nel difficile avvio del suo primo campionato, il 2009-10 con Atzori in panchina, lui non è sul banco degli imputati ma non è mai determinante in positivo, poi un lento ma continuo peggioramento nelle prestazioni, con gli errori contro Palermo, Siena e Milan, fa scattare l’allarme. Dopo l’arrivo di Mihajlovic mette però la firma sull’inarrestabile risalita degli etnei, che si salveranno brillantemente. Situazione diversa nelle due annate successive, dove fioccano le sue incertezze, alcune delle quali costano punti pesanti. La tifoseria critica di lui lo scarso impegno e la mancanza di concentrazione tra i pali, ma vi è anche chi arriva a svalutare le sue capacità. Il tutto fino alla lite con Lo Monaco a Parma nell’ultima gara prima della sosta natalizia nel 2011-12, e il seguente prestito all’Estudiantes.
Sembra sia il preludio ad una fine definitiva di un’esperienza globalmente deludente, come suggerisce anche l’ingaggio del promettente Frison, ma al suo ritorno a Torre del Grifo per l’inizio della preparazione estiva alla stagione 2012-13 offerte importanti per lui non arrivano, e Rolando Maran gli dà l’opportunità di difendersi con le unghie e con i denti il posto da titolare. Salvo qualche defiance nelle prime gare, si nota un Mariano diverso, più sicuro e deciso e meglio calato nello spirito della squadra. Il tuffo a rallentatore che costa la figuraccia finale di Pescara è solo un episodio isolato nel contesto del campionato del suo sorprendente riscatto, che potrebbe essere un buon viatico per la sua definitiva affermazione nel nostro campionato, con la prospettiva di difendere i colori della sua nazione nell’occasione più importante che possa esserci in una vita calcistica.