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Dieci domande a... Giuseppe D'Agostino

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Domenica scorsa il Palermo ha ottenuto la terza vittoria consecutiva, dove possono arrivare i rosa?

«In un campionato come questo, in cui regna l'equilibrio e nel quale l'Inter dopo tanti anni non ha più un ruolo da protagonista, la situazione è molto fluida, e una squadra di qualità come il Palermo può aspirare ad inserirsi stabilmente nella lotta per la Champions. Occorrerà però una campagna acquisti molto incisiva a gennaio, con l'arrivo di almeno quattro elementi di grande affidabilità, due difensori e due centrocampisti».

Il trio delle meraviglie Ilicic,Pastore,Miccoli sembra inamovibile. Pinilla ed Hernandez sono destinati alla panchina?

«Al momento assolutamente sì, anche se con il 4-3-2-1 Pinilla può essere un'arma preziosissima nelle mani di Rossi a partita in corso. Sempre aspettando - ammesso che lo vedremo mai - il miglior Maccarone».

Il prossimo avversario è il Napoli. Che partita ti aspetti?

«Difficilissima come ogni anno al San Paolo, contro un avversario che vuole, come il Palermo, provare ad attaccare i primissimi posti e un Cavani che muore dalla voglia di farci gol. In sostanza firmerei per un pari, anche se sono convinto che dopo la Roma il Palermo debba giocare ovunque e sempre per vincere».

È rientrato anche Liverani, potrebbe concorrere al posto da titolare con Bacinovic o lo sloveno ormai è inamovibile?

«Se il modulo rimane il 4-3-2-1 assolutamente sì, anche perchè lo sloveno sta migliorando partita dopo partita, e togliergli il posto da titolare adesso sarebbe un suicidio. Squadra che vince (e convince) non si cambia!».

Che ne pensi dello sciopero dei calciatori?

«Principi sulla carta forse giusti, ma metodo certamente sbagliato, anche perchè la giornata verrà comunque recuperata, quindi il gesto è assolutamente privo di senso. Invece di arroccarsi sulle loro posizioni accusando le società, i calciatori provino a ridursi un pochino gli ingaggi per venire incontro alle esigenze di bilancio. E aboliscano la nefanda figura del procuratore, vera rovina del sistema calcio. Tutto il movimento ne guadagnerebbe in salute, senza bisogno di scioperi, che suonano come grotteschi alla luce di chi sciopera per salvare il posto di lavoro a 1000 euro al mese o per ottenere condizioni di impiego dignitose».

Qual è la squadra più forte che, finora, hai visto affrontare il Palermo?

«Senza alcun dubbio il Milan, ed è quanto dire, visto che meritavamo il pareggio...».

Per fare il definitivo salto di qualità, che mercato di riparazione dovrebbe fare a gennaio Zamparini sia in entrata che in uscita?

«Come dicevo prima servono almeno due centrali difensivi e due centrocampisti di buon livello, per consentire a Rossi di allestire una panchina che garantisca qualità anche a partita in corso e fino a fine stagione. In uscita penso si possa tranquillamente rinunciare a Glik e Kasami».

Come hai visto il “caso Sabatini”?

«In nessun modo, perché alla fine cosa sia successo realmente lo sanno solo lui e Zamparini. E personalmente preferisco che sia così. È stata una questione di lavoro tra uomini. Noi non abbiamo nessun diritto di conoscerne i motivi».

Pronostico: fai la graduatoria ipotetica di fine anno delle prime sette posizioni e delle ultime tre…

«Milan, Palermo, Inter, Napoli, Roma, Juve, Lazio per le prime sette posizioni. Credo possano retrocedere Bari, Bologna e Brescia».

I “cugini” catanesi possono aspirare a una salvezza tranquilla o a qualcosa di più?

«Giampaolo è una garanzia. Il Catania si salverà con largo anticipo e poi giocherà in scioltezza. Se Maxi Lopez resterà fino a fine anno potrebbero puntare ad entrare tra le prime dieci, altrimenti si salveranno e basta».

Ci racconti un aneddoto che ti è capitato in carriera?

«Due anni fa, a Napoli, dovevamo finire di lavorare nel dopopartita di un anticipo serale. Eravamo in quattro ancora in sala stampa. Il custode dello stadio arrivò e ci disse "guagliò, io vado, chiudete vuie?". Insomma, alla fine ci tirammo dietro la porta e "chiudemmo" noi il san Paolo...».


Dario Li Vigni 05/12/2010
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