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Andrea Camplone, quarantaquattrenne allenatore del Lanciano, torna in Abruzzo dopo le tribolate vicende di quattro stagioni fa, quando i tifosi contestarono pesantemente il presidente dopo l'esonero dell'allenatore. Ci ha raccontato degli obiettivi stagionali, del suo modulo di gioco e della sfida di domenica contro i siciliani del Gela.
Torna a Lanciano dopo quattro anni, dopo un’esperienza in cui i tifosi sventarono inizialmente l’esonero. Qual è il rapporto con la piazza lancianese?
«Il rapporto è stato ottimo durante la mia prima esperienza a Lanciano. Quest'anno tutto sembra essere ricominciato da lì; c'è grande fiducia nel nostro lavoro, c'è grande attesa. Lavoriamo per non deludere».
Ha battuto il Foggia di Zeman, icona del 4-3-3 modulo preferito anche da lei. Quali sono le differenze tra il suo e quello del boemo?
«Sicuramente Zeman è un punto di riferimento per chiunque si misuri con il 4-3-3. Nel mio caso, infatti, si tratta non di un modello da imitare ma di un termine di confronto stimolante, con tutte le differenze del caso. Adottiamo entrambi il 4-3-3 ma esistono delle differenze sensibili: il modulo di Zeman attacca subito la profondità, mantenendo i tre attaccanti più stretti e lasciando spazio sulle corsie esterne per le incursioni dei laterali. Nel nostro caso amiamo manovrare un po' di più, tenendo i due attaccanti esterni molto larghi per aprire la difesa e favorire gli inserimenti interni dei centrocampisti che sono chiamati di frequente in zona tiro».
È arrivato Di Gennaro, ma lei sembra aver la massima fiducia in Colussi: possono coesistere?
«Ho la massima fiducia in entrambi. Possono sicuramente coesistere visto che hanno caratteristoche diverse: Roberto (Colussi) ama giocare di sponda con i compagni di linea e con i centrocampisti, protegge molto bene il pallone e permette alla squadra di "salire". Francesco ama maggiormente giocare fronte alla porta e "vive" di più per il gol».
Che partita si aspetta domenica contro il Gela?
«È una squadra difficile da affrontare. Giocano molto chiusi e lasciano davvero poco spazio alla manovra avversaria. Sarà una gara molto dura; prima riusciremo ad "aprire la cassaforte", prima faremo girare la gara nella direzione a noi più congeniale».
Che stagione farà il Lanciano?
«È presto per dire cosa riusciremo a ottenere. La cosa che posso dire è che vogliamo fortemente giocarci tuttte le nostre carte, con coraggio; senza presunzione ma con molta convinzione. Alla fine tireremo le somme».
Quali sono i suoi obiettivi personali?
«Un allenatore, secondo me, non deve mai porsi obiettivi personali. L'obiettivo è uno solo: quello di far ottenere i migliori risultati alla squadra. Il "premio" personale è una naturale conseguenza di questo».
Trai suoi giocatori, chi è pronto al salto di qualità?
«Non amo parlare dei singoli. In un lavoro di team è sempre il team che conta. Abbiamo diversi elementi che hanno già affrontato categorie superiori e ce ne sono altri, molto giovani, che hanno tutto per costruirsi una bella carriera; mi limito a citare i più giovani: Tama'si, Dall'Agnol, Marfisi, che è anche un prodotto del settore giovanile lancianese. Dipende da loro, dalla loro volontà di applicarsi e di lavorare con umiltà e con passione e...dal solito pizzico di buona sorte che occorre in tutti i campi!!»
Come giocherà il Lanciano domenica?
«Con il 4-3-3. Abbiamo qualche assenza: Ferraro, per squalifica, e Improta che ha lavorato a parte per tutta la settimana. Recuperiamo Sacilotto, indisponibile a Viareggio; siamo pronti».
In bocca al lupo
«Crepi!»
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