



Palermo, l’incuBo è finito. Ora come la fenice rinasci dalle tue ceneri: la A è il tuo posto!
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Trapani nella storia: grazie ragazzi!
Golsicilia.it ha intervistato Luca Scuderi, collaboratore per la società di procura Global Europe srl. Ai nostri microfoni, Scuderi ha denunciato un comportamento scorretto nei confronti della sua società da parte del tecnico dell’Acireale Gardano, analizzando poi in maniera nuda e cruda la situazione del calcio siciliano ma anche nazionale.
Un movimento in caduta libera, diretto inesorabilmente verso il baratro: colpa delle possibilità nulle concesse ai giovani e del cattivo operato di alcuni presidenti, rei di non investire con oculatezza, auto-costringendosi a porre le logiche del mero guadagno in cima alla propria politica societaria.
Questa la denuncia di Luca Scuderi:
«Abbiamo proposto diversi giocatori all’Acireale, ma il mister Massimo Gardano, con cui ci eravamo sentiti telefonicamente in precedenza, ha contattato direttamente Tony Scarpitta (ingaggiato circa venti giorni fa) senza fare altrettanto con noi, sorpassandoci probabilmente per non pagare la procura. Inoltre ci aveva detto che voleva vedere alcuni nostri giovani, del ’93 e del ’94, e portarli in ritiro, ma poi è scomparso, non si è fatto più sentire».
«L’Acireale dovrebbe attenzionare questa persona: non è un modo corretto di lavorare. Ovviamente il sig.Gardano avrà modo di ribattere, ma questi sono i fatti. Si sono poi verificati spiacevoli episodi in altre piazze, situazioni che purtroppo capitano. Mi è venuta in mente questa perché è quella che mi ha lasciato più rabbia».
A margine di questa denuncia, qual è il messaggio che ti proponi di lanciare a difesa della tua categoria, spesso guardata con sospetto?
«Il fatto è che noi andiamo in giro e usciamo soldi di tasca nostra, finendo per incontrare personaggi del genere che sorpassano per non pagare la procura di un calciatore, che può essere di mille euro o qualcosa del genere. Capisco che c’è crisi, però questo non è un modo corretto di lavorare: noi abbiamo dei contatti per determinate cose».
«Nel mondo del calcio diverse persone andrebbero attenzionate, ma è anche vero che c’è chi fa questo lavoro con passione e per il bene del calcio. Veniamo visti come approfittatori, come persone che vogliono chiedere soldi ai padri dei ragazzini».
In quali categorie, in quale territorio e a quale fascia d’eta si rivolge la vostra società?
«Lavoriamo soprattutto con gli under, i ’93, ’94 e ’95, e ci muoviamo sostanzialmente in tutto il territorio nazionale. Ci dedichiamo però anche all’estero, perché qui in Italia, e questo è sotto gli occhi di tutti, il calcio è praticamente finito. Perché? Innanzitutto ci sono presidenti che dovrebbero andare a vendere lattughe al mercato, piuttosto che assumere i controlli di squadre di calcio e fare imbrogli e pasticci con i liberi contratti: ogni anno tra Serie D ed Eccellenza ci sono tre-quattro casi di questi, con squadre che falliscono e scompaiono».
«Ci sono compagini che arrivano a stento a dicembre, e quest’anno sarà ancora peggiore rispetto a quello passato. In Serie D, escludendo il Messina, il Palazzolo e qualche altra società che sta facendo le cose per bene, c’è terra bruciata. Ai giocatori dico di non farsi prendere in giro da questi presidenti, anzi da loro dovrebbe partire l’iniziativa di uno sciopero a livello dilettantistico per porre un punto fermo in questa storia: qui il calcio sta morendo».
Perché si decide di fare il procuratore?
«Io ho deciso di fare il procuratore per passione, per lanciare e dare un futuro ai ragazzini. Non posso dire di farlo a scopo di lucro, anche perché ho 28 anni e sono ancora all’inizio, e i guadagni non sono granchè in confronto alle spese».
«L’importanza mediatica del procuratore non è un fatto solamente italiano: è diffusa dappertutto la tendenza a negoziare per ottenere un incremento dell’ingaggio dell’assistito, se guadagna di più il giocatore naturalmente fa altrettanto anche il procuratore. Questo vale anche per il rinnovo di contratti importanti, come quello di Cavani in questi giorni; sono situazioni che fanno parte del gioco».
Al di là dell’aspetto economico, quanto è importante la figura del procuratore nella carriera del calciatore?
«Il procuratore è fondamentale, perché se non segue al 100% l’atleta il giocatore va a perdersi e rischia di doversi cercare una squadra da solo. Questo vale soprattutto per i giocatori giovani, che hanno bisogno di una figura di spessore che li aiuti non soltanto nella crescita calcistica».
Non pensi che nel calcio italiano, come in altri ambiti di carattere nazionale, ci siano grandi difficoltà per i giovani ad emergere e avere una possibilità con squadre di alto livello?
«In Italia le possibilità per i giovani calciatori sono poche, per molti l’unica strada praticabile è quella di emigrare all’estero. Diversi giovani pagano per entrare nel giro delle squadre professionistiche: oggi bisogna pagare 10.000 euro per accedere alle “Berretti”, chi non paga è fuori dal giro. Anche per questo il livello dei campionati “Berretti” è molto basso, perché molti tra i giocatori che vi prendono parte lo fanno grazie al supporto economico dei genitori, soprattutto quando questi portano sponsor».
«Oggi un presidente che gestisce una squadra in Lega Pro riceve i contributi dalla Lega stessa per far giocare gli Under, ’91, ’92 e ’93, e diversi padri pagano un contributo, anche di 20-25.000 euro, per far giocare i propri giovani figli in campionati professionistici: è una tendenza che trovo insensata, se tuo figlio è bravo non c’è ragione che tu paghi per farlo giocare».
«Spesso sono proprio i padri a sbagliare: si illudono di dare un futuro ai propri figli. Questo è un fatto tipicamente italiano, che si ripercuote anche sul calcio: si cerca sempre la raccomandazione, tra parcelle e quant’altro si deve pagare per avere un posto di lavoro».
Pensando alla realtà siciliana in particolare, nei decenni passati anche uno Schillaci, che giocava per le strade di Palermo, è riuscito a guadagnarsi la propria meritata opportunità…
«E’ vero che fino a vent’anni fa c’era un sistema diverso e c’erano più possibilità di guadagnarsi un futuro congruo al proprio valore, ma è vero anche che i ragazzi di allora non avevano i vizi che hanno invece quelli di oggi. C’è chi rifiuta di spostarsi per non lasciare la fidanzata o perché la mamma non vuole: molti non sono disposti a fare sacrifici. Allora i ragazzi si accontentavano di poco, oggi si è in preda al consumismo».
«Per andare avanti in questo sport bisogna avere il supporto della passione, perché all’inizio della carriera non si può certo pensare a retribuzioni importanti: se si pensa solo ai soldi, è meglio cercare un lavoro. Il calcio oggi deve essere considerato come un lavoro, con delle regole e delle scadenze da rispettare».
«Oggi alcuni miei amici, tra allenatori e dirigenti, sono a casa perché non portano sponsor. Marra è andato via dalla Nissa perché non portava sponsor. I presidenti al giorno d’oggi tracciano tutte le proprie valutazioni riguardo gli allenatori e i giocatori sulla base della capacità di questi di portare soldi».
«In bocca al lupo al mio amico Richichi, fresco tecnico del Misterbianco, e all’altro mio carissimo amico Santo Palma, da quest’estate ds dell’Aci Sant’Antonio: è un dirigente competente, che merita ben altre piazze dopo quanto accaduto l’anno scorso con l’Atletico Catania».
Hai detto in precedenza che il calcio sta morendo. E’ un’espressione a cui è purtroppo facile credere, ma come pensi si possa smentire?
«Quante squadre siciliane ci sono in Prima Divisione? Finchè l’economia non riprende a girare è difficile che la situazione migliori: le regioni meridionali sono quelle che stanno soffrendo di più».
Da dove potrebbe arrivare l’input in tal senso?
«Può risiedere nell’affidare le squadre a presidenti responsabili, che investano nel settore giovanile e progettino la costruzione di stadi di proprietà. Curare le giovanili a partire dalla Juniores è importante, è un investimento a lungo termine che ti permette di risparmiare somme ingenti; diversamente, puntando tutto sulla prima squadra, devi per forza fare acquisti dall’esterno e fai molte spese. Poi sarebbe ottimo costruire un campo di proprietà, con le migliori funzionalità possibili».
«Tutto parte dalla responsabilità, dal fare le spese con oculatezza: nel calcio i soldi veri sono finiti, quindi chi vuole rimanere a buoni livelli deve guardare con attenzione al bilancio, correlando alle esigenze di esso qualsiasi investimento; oggi è facile allestire una squadra di alto livello per vincere il campionato, per poi non riuscire ad iscriversi l’estate successiva.
«Se io voglio una Ferrari, ma con quello che ho posso mantenermi soltanto una 500, sarebbe sensato tenermi la 500 e non fare spese folli: lo stesso nel calcio, dove se hai un budget che ti permette di salvarti dovresti attenerti a quell’obiettivo e l’anno prossimo magari puntare a qualcosina in più, sempre curando il settore giovanile».
«A Siracusa Salvoldi ha fatto un grave errore: ha pagato ingaggi esosi senza considerare i limiti di bilancio, la banca non gli ha concesso la fideiussione per iscriversi e adesso una città con un grande bacino d’utenza come Siracusa si trova ad avere una squadra in Terza Categoria. Sono situazioni che dispiacciono».
A proposito di squadre costrette a ripartire da categorie inferiori, la provincia di Catania ha incassato quest’anno le mancate iscrizioni di Trecastagni e Acicatena in Eccellenza, dove ci sono Misterbianco, San Gregorio e Aci Sant’Antonio. Potrebbe essere un fattore negativo in termini di peso e massa di giocatori locali da proporre alle squadre più altolocate?
«Sicuramente. Il San Gregorio, ad esempio, ha un presidente competente e che fa le cose per bene, Blatti, il quale sta sempre attento al bilancio e al capitale a disposizione. E’ una squadra di giovani, con un allenatore (Malaguarnera, ndr) che ha realizzato capolavori tattici di volta in volta. L’Aci Sant’Antonio del ds Palma è anch’esso un team giovane, sono convinto che riuscirà a salvarsi. Spero si salvi anche il Misterbianco».
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