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Palermo, l’incuBo è finito. Ora come la fenice rinasci dalle tue ceneri: la A è il tuo posto!

L'editoriale


Il 29 maggio 2004 è una data che ogni tifoso del Palermo ricorda. È il giorno in cui nel capoluogo siciliano si festeggiava il ritorno in serie A dopo 32 anni di assenza. Dopo quel Palermo-Triestina terminato 3-1, un’intera città era in festa per un sogno che si avverava. I rosanero tornavano infatti nel calcio che conta. Zamparini, Foschi, Guidolin, Corini, Zauli, Toni, Berti, i gemelli Filippini, e ancora Mutarelli, Grosso, Barzagli, Zaccardo e Vasari sono solo una parte dei protagonisti di quello splendido film che raccontava la cavalcata del Palermo dalla B alla A. Il cammino dei palermitani nella massima serie è anche iniziato nel migliore dei modi. Nella stagione d'esordio (2004/05) i ragazzi di Guidolin sorprendono infatti tutti e si classificano sesti conquistando un posto in Coppa UEFA. Nel corso degli anni è poi un susseguirsi di successi e record. Il Palermo può contare ben quattro “Campioni del Mondo” (Zaccardo, Barone, Barzagli e Grosso) e l’Europa diventa quasi una routine così come imporsi in trasferta sul campo di squadre del calibro della Juventus. Il “Barbera” è un vero fortino e il 9 maggio 2010 viene riempito da 36mila tifosi accorsi ad assistere a Palermo-Sampdoria, gara valevole per un posto in Champions. Ai rosa di Delio Rossi non riesce l’impresa, ma escono come sempre tra gli applausi del loro pubblico.

Poi c’è un altro 29 maggio che è entrato nella storia del calcio palermitano. È quello del 2011, il giorno della finale di Coppa Italia contro l’Inter. In quell’occasione sono oltre 40mila i palermitani all’”Olimpico” e l’intera capitale viene colorata di rosa. L’obiettivo è quello di dare una mano al mister e ai suoi ragazzi e farli sentire a casa seppur così lontani dal loro “Renzo Barbera”. 40mila uniti dal desiderio di realizzare un sogno che avrebbe assicurato il primo trofeo importante alla bacheca del Palermo. 90 minuti dopo però, la furia nerazzurra di Eto’o aveva rotto l’incantesimo e al Palermo andava solo la medaglia d’argento. Anche quella sera, alla fine della “Notte Magica” i rosanero uscivano comunque dal campo tra gli applausi dei tifosi nonostante la sconfitta, perché era solamente grazie ai loro ragazzi se avevano potuto sognare traguardi così importanti. Applausi e lacrime. Indimenticabili quelle di Delio Rossi e del capitano, alle quali faceva coro il pianto dei 40mila stretti tutti in un unico abbraccio.

Dopo quel giorno, però, il buio. La scorsa stagione è iniziata infatti la fine della “Belle Epoque” rosanero. I tifosi palermitani assistevano inermi alle cessioni dei vari Pastore, Sirigu, Cassani e Nocerino e, dopo aver sfiorato la Champions e giocato una finale di Coppa Italia, cominciavano, giustamente o forse no, a pretendere qualcosa di più. Vedevano poi la loro squadra uscire dai preliminari di Europa League come se uscisse da un allenamento, vedevano i loro ragazzi perdere un’amichevole in casa. Vedevano il Palermo affondare lentamente sotto i loro occhi. È proprio in quel momento che cominciavano a temere di fare la stessa fine dei tifosi blucerchiati al termine di Sampdoria-Palermo due stagioni or sono. Ed è allora che la tifoseria palermitana comincia a dividersi tra chi riempie di fischi quel presidente fino a quel momento tanto amato, accusandolo di trattare la loro squadra come un centro commerciale, e chi invece è talmente grato a quel Zamparini che li ha riportati in A da dargli ancora massima fiducia, chiudendo gli occhi davanti alle cessioni illustri e convincendosi che il nuovo Palermo sarà davvero quello più forte di sempre.

Ma come tutti sappiamo, purtroppo il Palermo della scorsa stagione non era affatto quello più forte di sempre. La squadra siciliana ha sfornato campioni del calibro di Barzagli, Grosso, Zaccardo, Toni, Amauri, Kjaer, Pastore, Cavani, Sirigu e Nocerino e i nuovi arrivati non sono quasi mai stati alla loro altezza. Così per la prima volta da quando sono tornati in serie A i rosanero si sono ritrovati a dover lottare per non retrocedere e con il traghettatore Mutti sono infine riusciti a salvarsi chiudendo quindi un campionato mediocre al quale tutti si auguravano di non assistere mai più. Ma così non è stato. Un mercato estivo insufficiente, le partenze di Balzaretti, Viviano e Migliaccio non adeguatamente sostituiti, gli sfortunati infortuni di Mantovani ed Hernandez e un mercato di riparazione sotto le aspettative, sono stati infatti il preludio della lenta discesa verso la cadetteria. Un inizio di stagione da dimenticare, i troppi punti persi a pochi istanti dalla fine, i tanti ribaltoni in panchina, i pochi gol segnati e i troppi subiti, l’implosione di Ilicic, i troppi acciacchi del capitano, le ingenuità di chi è ancora acerbo per la serie A, ma anche quelle di chi è un esperto della categoria, sono stati la condanna di una squadra che fino a poco tempo fa veniva elogiata da tutti gli addetti ai lavori.

Il destino della formazione siciliana però, per molti, era già scritto da tanto tempo. Il ritorno di Sannino, i cinque risultati utili consecutivi e il talento ritrovato di Ilicic che insieme a Miccoli tornava a fare faville, erano infatti soltanto un’illusione. Così, come due anni fa Eto’o, questa volta ci ha pensato l’Udinese di Guidolin a rompere l’incantesimo e svegliare tutti da quello che stavolta era un incubo. Basti guardare le lacrime vere versate dal capitano, che in quel momento realizzava che non c’era più nulla da fare, perché il suo Palermo non era stato forte abbastanza. Ieri invece, 12 maggio 2013, è arrivata finalmente la matematica. L’ironia della sorte ha voluto che sia stato un ex storico a porre fine alla lenta agonia dei siciliani. Luca Toni ha infatti rispedito i rosa definitivamente in B, così come a suon di gol li aveva portati in A ed ecco che il cerchio si è chiuso. L’unica nota positiva della giornata è quel comunicato del presidente apparso in tarda serata sul sito ufficiale del Palermo. Zamparini ha infatti ammesso i propri errori, dichiarando di volersi impegnare a ricostruire quello che “si è distrutto”. Per farlo però, oltre all’impegno del numero uno di Viale del Fante, serve che tutti ci credano e che tutti stiano dalla stessa parte. Ora più che mai verranno fuori i veri tifosi di cui il Palermo ha bisogno. E quelli occasionali…beh torneranno a tifare le proprie squadre in tv!

 


Giulia Nasca 13/05/2013
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