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Palermo: la pazienza è finita, il pubblico boccia squadra e Zamparini

L’editoriale


Era una partita da vincere, una delle tante finali nelle quali conquistare i tre punti di cui si parlava già nell’era Gasperini e di cui si è continuato a parlare anche dopo il cambio alla guida tecnica. Sarebbe stato addirittura meglio stravincere con diversi gol di scarto che avrebbero potuto tornare utili nel caso di arrivo a pari punti con il Pescara. La vittoria, però, non è arrivata neanche in questa occasione e il punto portato a casa sembra soltanto posticipare un’agonia che sta diventando interminabile.

Brutta la prestazione della squadra, soltanto in pochi si sono salvati con una prova quantomeno sufficiente. Ciò a cui si è assistito ieri è stata una partita che a molti ha ricordato categorie inferiori. I motivi? Semplici: primo, il blasone degli avversari; secondo, lo stadio semideserto (i circa 13.100 spettatori rappresentano il dato forse più basso da quando il Palermo è tornato in serie A); terzo, una squadra che, tecnicamente e mentalmente, ha molto da invidiare a quelle delle passate stagioni; quarto, le contestazioni, che a Palermo, negli anni scorsi, non sono praticamente mai avvenute.

I primi a essere presi di mira ovviamente sono stati i giocatori. Il pubblico ha atteso poco più di mezz’ora prima di far partire qualche fischio e qualche coro. Bersagliatissimo Donati: ogni suo tentativo di verticalizzazione (molti quelli sbagliati a dire il vero) erano accompagnati da una bordata di fischi. Poi è stata la volta dei cori di disapprovazione, nel primo tempo per spronare la squadra di Malesani con un “vi svegliate o no, vi svegliate sì o no”, poi, dopo il vantaggio del Pescara, con l’ormai famoso “ci avete rotto il c…”.

Ma stavolta la squadra non è stata l’unica a essere presa di mira. Da qualche settimana a questa parte, infatti, si respira un’aria diversa a Palermo: il connubio tra tifosi e società è stato sempre eccellente, ma ultimamente anche il presidente Zamparini è visto da molti come un cancro per la squadra. In settimana ecco sputi e calci alla sua auto, allo stadio ecco i cori: dal più moderato “Zamparini non ti vogliamo”, al più esplicito “Zamparini pezzo di m…”. Tutto questo, però, poteva essere evitato e per frenare questo fenomeno bastavano i tre punti. Era soltanto una maledetta partita da vincere…


Luca Di Noto 11/02/2013
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