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Una sconfitta, dopo cinque risultati utili seppur conditi da quattro pareggi, ci può anche stare. Ma non nel modo in cui questa è arrivata: un Palermo che definire oscere sarebbe un eufemismo, torna con le ossa rotta dalla trasferta capitolina ridimensionando, e non poco, l’operato altalenante di Gian Piero Gasperini.
Piccoli passi indietro si erano già notati nei trenta minuti finali con il Milan che, anche in quel caso, hanno compromesso un match che sembrava praticamente chiuso. La squadra vista a Roma è apparsa troppo timida e rinunciataria come se fosse stata in partenza ancor prima di giocare. Mai un affondo, mai un’azione corale tesa ad impensierire Goicoechea, spettatore non pagante. Solo qualche sussulto direttamente dalla bandierina: insomma troppo poco per chi deve lottare con i denti per uscire dalla zona retrocessione.
Conti alla mano, con la non penalizzazione del Siena, i rosa sarebbero ultimi in classifica a pari merito con il Bologna dell’ex Pioli. Le iniziative di inizio stagione non erano tra le migliori ma così facendo si rischia di peggiorare una situazione di per se giù delicata.
Colpiscono, in negativo, gli incredibili passi indietro fatti registrare da tutta la retroguardia orfana, tra l’altro, di Donati. Munoz e Ujkani sembrano parlare lingue differenti (ne è effigie la clamorosa gaffe costata il due a zero di Osvaldo) mentre Von Bergen e Garcia son sembrati buoni solo per il campionato cadetto. Pisano ha confermato quanto di male fatto vedere contro il Milan mentre Morganella è apparso un po’ stanco.
In ogni caso per fasciarsi la testa è ancora troppo presto. Adesso bisogna pensare alla Sampdoria perché quello di domenica sarà un match tanto delicato quanto fondamentale: se non dovessero arrivare i tre punti bisognerà iniziare a pregare viceversa si potrebbe dare una piccola svolta ad una stagione fin qui disastrosa.