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Daniele Di Donato, adesso in forza all’Ascoli, nasce a Giulianova nel 1977 e gioca le prime partite in carriera con la maglia del Torino all’età di 19 anni. Le stagioni successive trascorrono con le maglie di Castel di Sangro, Lodigiani, Siena e nel 2000 arriva a Palermo. In maglia rosa resta per quattro anni, lasciando un ottimo ricordo ai tifosi palermitani.
Daniele, arrivi a Palermo a 23 anni e le statistiche dicono che totalizzi 133 presenze e 4 reti. Quali sono i ricordi più forti delle quattro stagioni?
«Due sono i ricordi più emozionanti: la promozione dalla C alla B, arrivata dopo che il Palermo aveva disputato un campionato da protagonista, anche se sofferto fino alla fine. Una promozione, la prima della mia carriera, arrivata all'ultimo minuto dell'ultima giornata. E poi la promozione dalla B alla A con la quale il Palermo tornava nel calcio che conta dopo più di trent'anni in cadetteria»;
C’è un giocatore al quale ti ispiravi da ragazzino?
«Da ragazzino il mio idolo era Platini, poi crescendo Paulo Sousa, oggi Seedorf»;
In carriera con quale allenatore ti sei trovato bene e con quale meno bene?
«Più o meno mi sono trovato bene con tutti, ciascuno di loro mi ha lasciato qualche insegnamento. Crescendo ti rendi conto che le scelte dell'allenatore sono prese sempre in funzione del benessere della squadra e mai per ledere questo o quel calciatore»;
Qual è la tifoseria alla quale ti senti più legato?
«In passato certamente quella palermitana, con la quale ho sempre avuto un legame particolare. Chiaramente sono all'Ascoli da quattro anni e ho molto feeling anche con quella bianconera che mi ha sempre apprezzato nonostante faccia in campo un lavoro abbastanza oscuro»;
Il gol più bello in carriera o comunque il più significativo? Ce lo racconti…
«Spero che il più bello debba ancora arrivare, ma quello più significativo è l'ultimo fatto con la maglia del Palermo, contro il Vicenza, sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Ricordo l'esultanza sotto la curva rosanero e la gente che gridava il mio nome. Fu un gol importante perché in quel periodo non stavo giocando molto e in quella partita scendevo in campo dal primo minuto, ma anche perché la nostra promozione era ancora in bilico e quel gol ci fece fare un altro passo in avanti verso la conquista della serie A»;
Cosa fai nel tempo libero?
«Passeggio con la mia compagna Anna (palermitana) e con mio figlio Luca, per le vie di Ascoli»;
Della realtà Ascoli che ci dici?
«Ascoli è una realtà importante, nella quale mi trovo benissimo. È una città vecchio stampo che ti fa sentire calciatore a tutti gli effetti, la gente è genuina, sanguigna; spero di restare qui per tanto tempo»;
Che campionato farete?
«Siamo una buona squadra con buone possibilità di disputare un campionato importante»;
C’è qualcuno dei tuoi compagni più giovani, pronto al salto di qualità?
«Di ragazzi interessanti ce ne sono molti: Giorgi, già pronto per la A, deve migliorare in qualcosa, ma ha 22 anni e tanto tempo per farlo; poi Moretti, che può crescere ancora molto; infine Djuric, soli 19 anni e tanta potenza fisica»;
In carriera, qual è stato il compagno di reparto più forte con cui hai giocato?
«Devo tutto a Massimiliano Cappioli, incontrato il mio primo anno a Palermo. Forse senza di lui e i suoi insegnamenti ora sarei in categorie inferiori. E poi Corini, la ciliegina sulla torta»;
Di Donato va via da Palermo dopo la promozione. Perché?
«Non rientravo più nei piani societari, tutto qui. A malincuore le nostre strade si divisero»;
Hai mai avuto possibilità di tornare a giocare a Palermo?
«No, mai, anche se dopo l'esperienza al Siena speravo di tornare a Palermo, ma ormai non facevo più parte del progetto»;
Segui i rosa? Che giudizio ti sei fatto sull’attuale stagione?
«Li seguo sempre. Il Palermo è una buona squadra, giovane, con grandi margini di miglioramento. Ha vinto a Torino e non è cosa da poco, ma può crescere ancora molto»;
Che ricordi hai di Palermo città?
«Torno spesso a Palermo, una delle città più belle in assoluto. Anna è proprio di Palermo e quando appenderò le scarpe al chiodo sicuramente tornerò a vivere lì con tutta la famiglia»;
Ci racconti un aneddoto o un fatto curioso che ti è capitato in carriera?
«Un fatto curioso? Fino alla scorsa stagione ero molto legato a Luci (ora al Livorno, NDR), condividevamo molte cose, fra cui la stanza in ritiro. Per scaramanzia ci ripetevamo le stesse frasi per tutto il tragitto dall'Hotel al campo dove avremmo disputato la partita. Insomma recitavamo un vero copione. Chi ci sentiva ci prendeva per matti chiaramente…come dargli torto?!?»;
Che cosa farai una volta appese le scarpe al chiodo?
«Non ci ho mai pensato, forse l'allenatore o forse chiuderò del tutto col calcio»;
Vuoi dire qualcosa ai tifosi palermitani?
«Ho apprezzato la crescita della tifoseria, che in questo momento è una delle più belle d'Italia. Saluto tutti calorosamente!»
Grazie Daniele e in bocca al lupo…
«Grazie a voi e crepi!»