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Palermo? Una 'Squadra' che deve ancora lavorare tanto...

Primi bilanci in casa rosanero


Archiviato il successo per uno a zero con il Verona che ha sancito la fine del ritiro in Trentino, è tempo di primi bilanci in casa Palermo. È vero, ci mancherebbe, la stagione è ancora tutta da vivere ma basandosi sulle indicazioni che si son avute da Malles è tempo di focalizzare l’attenzione sui miglioramenti, e perché no anche sui peggioramenti, della squadra rosanero.

Con l’avvento di mister Sannino ciò che risalta maggiormente agli occhi è la solidità che la squadra ha saputo acquistare. Non più undici giocatori allo sbaraglio bensì un gruppo di atleti che si aiutano l’un con l’altro, anteponendo il bene collettivo a quello personale. Fa infatti strano vedere gente come Ilicic, impiegato da seconda punta, recuperare sistematicamente nella propria metà campo nel tentativo di sradicare quanti più palloni possibile.  Di tutto ciò ne beneficia anche e soprattutto la difesa che, al di là di qualche incomprensione figlia della nuova gestione, ha lasciato le briciole agli attaccanti avversari. Merito dei centrocampisti? Certamente.

Finalmente, a distanza di un paio di anni, si torna a vedere una squadra ‘cattiva’, forte psicologicamente e che soprattutto non ha paura dell’avversario. Una squadra, dunque, che gioca da tale.

Ma, visto che siamo in tempo di Olimpiadi, non è tutto oro ciò che luccica: il rovescio della medaglia c’è e lascia più di qualche perplessità. La maggiore, senza ombra di dubbio, è la scarsa confidenza degli attaccanti con il gol. Rifilare dozzine di reti a rappresentative locali è facile ma nei 180’ disputati con squadre di un certo calibro, il Palermo ha trovato la via del gol solamente in due circostanze, per giunta su calcio piazzato: su rigore contro l’Aris e su punizione, con ovvia complicità di Rafael, con il Verona. Probabilmente alcuni meccanismi dovranno essere ancora appresi, come è probabile che qualcosa cambi con il ritorno di Hernandez. Ma forse, e non ce ne vogliano i dirigenti, qualcuno li davanti manca: Miccoli è un grandissimo talento, su questo non si discute, ma vista la struttura fisica del giocatore tutt’altro che ferrea, puntare sui vari Hernandez, Dybala, Budan e Mehmeti potrebbe essere rischioso. Perché? Abel è atteso dalla definitiva consacrazione da due anni ma in questo biennio ha avuto più infortuni che altro; l’argentino è nuovo al calcio italiano e il suo ambientamento rimane un’incognita; Budan è il classico rapace di area di rigore ma come abbiamo avuto modo di vedere nel corso degli anni è spesso infortunato; infine lo svedese. Su di lui nessun discorso può essere fatto visto che Mutti, la scorsa stagione lo ha utilizzato con il contagocce, ma nelle brevi apparizioni che ha fatto è apparso ancora acerbo per il nostro calcio.

In ogni caso solo il tempo darà le giuste risposte. I presupposti, da Squadra, ci sono tutti. Adesso toccherà al regista Sannino e agli attori giocatori regalare ai tifosi un film estremamente piacevole…


Antonino Marino 06/08/2012
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