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Sono passati “solamente” tre mesi da quel commovente addio che mise in ginocchio la Palermo calcistica resasi conto di aver perso l’allenatore forse più bravo dell’intera storia rosanero. Adesso a distanza di 60 giorni la storia si ripete e questa volta speranze che il divorzio sia un “arrivederci” non ce ne sono. Delio Rossi non è più l’allenatore del Palermo e, molto probabilmente, non lo sarà mai più.
Un sergente umile dal cuore d’oro. Questo il fotogramma più vicino al buon Delio che in questi due anni in rosanero ha scritto la storia della città. Una qualificazione in Champions sfiorata, una finale di Coppa Italia raggiunta meritatamente e persa altrettanto immeritatamente, tante prestazioni che hanno ridicolizzato i ‘big’ del nostro calcio e insegnamenti da uomo unico, speciale…quale lui è. La cultura del lavoro sempre anteposta a tutto, l’educazione, il rispetto e lo charme neanche stiamo qui a parlarne. Un uomo d’altri tempi, più unico che raro.
Ci sarà un motivo per il quale i palermitani si sono tanto affezionati a Rossi, no? Probabilmente è stato più amato di quel Guidolin che centrò la qualificazione in A dopo 32 anni di astinenza. Lui, Delio, colui che non vende fumo. Colui che rifiutava i meriti personali e li dirottava tutti sulla sua squadra. Lui, Delio, colui che aveva avuto la bicicletta e pedalava perché gli obiettivi non vanno dichiarati,ma raggiunti. Lui che non stava mai seduto in panchina, lui che si sbracciava per 95’ ogni domenica, lui che trasforma pietre grezze in veri e propri cristalli. Lui che accudisce i suoi giocatori come un padre, lui che è stato capace di aprire un ciclo chiuso mestamente da qualche uscita fuori luogo di Zamparini. Già proprio quel Zamparini che adesso si starà mangiando letteralmente le mani…
Era tornato in Sicilia solo per finire quanto iniziato due anni fa ma nell’animo era ancora ferito. Non ha mai perdonato il suo presidente reo di averlo criticato come “uomo” in pubblico. Avrebbe accettato qualsivoglia critica sul lavoro, ma mai sulla sua persona. Probabilmente se l’è legata al dito e adesso è giunta l’ora di sciogliere il nodo. Con il dispiacere della gente conscia del fatto di aver perso un diamante dall’inestimabile valore, e poi con il dispiacere della società.
Lo zoccolo duro ormai c’era. Qualche innesto, senza stravolgere la squadra, e si sarebbe potuto ambire a grandi traguardi. Forse “bastava” solamente chiedere scusa e tutto sarebbe ritornato com’era. Ma il Palermo è il giocattolo di Zamparini ergo niente scuse e niente ripensamenti. Ogni tanto qualche lode, ma tante troppe critiche per un uomo del genere.
Mai, dopo una sconfitta per 0-7 in casa, si è sentito uno stadio “inneggiare” al proprio allenatore. Mai dopo una sconfitta, e per giunta in finale, si son sentite 40.000 persone chiedere ad un Mister di non andare via, di rimanere li con loro. Le sue lacrime post Inter avevano già fatto capire come sarebbe andata a finire ma nessuno voleva crederci.
E come lui anche un altro uomo in lacrime è in procinto di lasciare Palermo. Non facciamo nomi ma tutti sappiamo di chi si parla.
E per l’ennesima volta Zamparini sta smembrando la sua creatura riducendo ai minimi termini quella base che poteva assicurare un futuro ancora più roseo rispetto a quello tracciato da Rossi.
Cosa rimane da dire? Buona fortuna al suo successore, buona fortuna a colui che avrà l’arduo compito di non far rimpiangere l’ex tecnico della Lazio. Insomma, buona fortuna Pioli.