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Meccanismi perfetti: è un Palermo da vertice

L'editoriale


Se quaranta giorni fa avessero detto a Devis Mangia che prima della sosta di ottobre si sarebbe ritrovato alla guida di una squadra seconda in classifica in serie A, con ogni probabilità avrebbe replicato con una grassa risata. La realtà, però, dice che le cose stanno davvero in questa maniera. Secondo e da protagonista, al termine di una domenica in cui colui che lo scorso anno era l’allievo di Giuseppe Sannino si è tolto lo sfizio di sconfiggere il maestro. La favola dell’allenatore di Cernusco sul Naviglio non vuol saperne di concludersi con un logico ritorno sulla Terra, anzi comincia ad avanzare una tanto impertinente quanto, a questo punto, ragionevole pretesa: divenire una splendida realtà. 

Il Palermo che ha battuto il Siena ha convinto per spirito di sacrificio, intelligenza tattica e praticità. L’undici sceso in campo per fronteggiare i toscani è apparso un corpo unico in cui ognuno era disposto a fare il suo e ad aiutare i compagni nei momenti di difficoltà, specie dopo il contestato, ma giusto, rosso sventolato da Romeo sotto il naso di Balzaretti. Ed è lì che i rosa hanno palesato un’invidiabile capacità di lettura della gara, lasciando il pallino del gioco agli ospiti e provando a far male in contropiede. Piuttosto che specchiarsi o impaurirsi, i siciliani hanno lavorato a testa bassa con l’obiettivo di arrivare indenni al triplice fischio finale: concezione sì essenziale, ma in fin dei conti redditizia. 

Ieri gli ingranaggi, inceppatisi durante la gestione Pioli e rimessi in moto dal mese di cura Mangia, hanno funzionato alla perfezione: il reparto arretrato, nel quale hanno giganteggiato Silvestre e Migliaccio, ha mostrato compattezza e solidità, evitando a un attento Tzorvas l’ingrato compito di raccogliere la palla dal sacco. Seconda partita consecutiva senza reti al passivo per il portiere greco, sempre più in sintonia con i compagni di reparto. Nota di merito per Pisano, il cui apporto in fase di non possesso si è rivelato, ancora una volta di più, imprescindibile per gli equilibri della linea difensiva. In mezzo al campo, invece, il perpetuo duetto tra Barreto e Della Rocca ha dato il 'la' alla costruzione delle geometrie offensive poi edificate da Bertolo, martello inarrestabile sulla sua fascia di competenza, e Ilicic, la cui abnegazione ha fatto da contraltare a qualche errore di troppo in sede di rifinitura. In avanti, Miccoli (e poi Zahavi) e Hernandez hanno lavorato ai fianchi la difesa senese, assecondando in toto i desideri del loro allenatore. 

Per dirla con un concetto semplice ed inequivocabile, il Palermo finalmente è una squadra. Ad illuminare la scena non sono più le giocate dei singoli, ma i regolari meccanismi del collettivo. Mangia sembra aver trovato la quadratura del cerchio, ma prima che questa convinzione assurga a verità, bisogna superare la prova del nove. Appuntamento alla Scala del calcio sabato 15: a fare gli onori di casa saranno i campioni d’Italia del Milan.


Gianluca Rubino 03/10/2011
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