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Palermo e un sorriso che non c'è più

L'editoriale


Iniziare dalla fine per dare un senso a quanto di iniziale distrutto. Bisogna partire da quei trecento pazzi secondi che hanno compromesso la “seconda prima volta” di Delio Rossi al Barbera. Merito del Cesena o demerito del Palermo? A questo punto la risposta che viene da darsi è solo una e sembra virare, inesorabilmente, sulla seconda opzione. E’ inammissibile per una squadra blasonata come quella siciliana (nonostante le numerose defezioni), subire due reti in cinque minuti a maggior ragione se sei in superiorità numerica e ti porti sulle spalle una batosta come quella rimediata nel derby. Problema fisico? Neanche per sogno. I giocatori sulle gambe ci sono, corrono e mordono le caviglie avversarie. Il problema sta nella testa. Quella testa sulla quale avrebbe dovuto lavorare tanto Serse Cosmi ma che in realtà non è stata minimamente intaccata dal carisma e dalla personalità dell’ex perugino. E a tal proposito è stato richiamato il sergente Delio Rossi che però, stando alla prima uscita del suo nuovo Palermo, non sembra aver messo al posto i giusto i tasselli di un puzzle che sta andando, giorno dopo giorno, sempre più a rotoli.

Se i gol del Cesena fossero arrivati in ben altro modo, per esempio figli di manovre offensive ben orchestrate e finalizzate perfettamente, non crediamo che la rabbia dei tifosi (che giustamente hanno contestato la squadra a fine gara) sarebbe stata così “accesa”. Ma purtroppo, per Palermo e i palermitani, i due gol sono arrivati a causa di errori di concentrazione madornali:  in occasione del gol di Parolo mostruosa la dormita di Sirigu prima, che sbaglia l’uscita e lascia la porta sguarnita, e di tutta la difesa poi che lascia il centrocampista bianconero completamente solo in area di rigore. In occasione del pari, che ricordiamo portare la firma di Giaccherini, è altrettanto clamorosa la disattenzione di tutta la difesa, rea di aver fatto passare centralmente un pallone apparentemente innocuo.

Adesso è lecito domandarsi il perché di questa debacle rosanero. Difficile darsi una spiegazione, altrettanto difficile trovare una via attraverso la quale uscire da questo tunnel. L’inizio della fine, dichiarò il buon Rossi nella conferenza d’addio, fu sancita dall’addio di Sabatini come direttore sportivo. Quel direttore sportivo che solitamente funge da collante tra Presidente e squadra, tra Presidente e allenatore. Quel Presidente, tanto attaccato alla sua squadra ma altrettanto irruento e irrazionale. Già perché certe sue dichiarazioni, con il passare del tempo, non hanno fatto altro che destabilizzare un ambiente fragile di suo. Perché fragile? Se qualcuno lo avesse dimenticato quello rosanero è il più giovane gruppo d’Italia, il secondo in tutta Europa. E adesso ci si potrebbe dare una spiegazione circa il calo di rendimento di Pastore (21 anni) che dopo il derby d’andata è letteralmente scomparso, oppure di Hernandez (19 anni) beccato ieri dal pubblico rosanero al suo ingresso in campo e divenuto un ectoplasma con il passare dei mesi, o dei due sloveni Ilicic (22) e Bacinovic (21). Non dimenticando Sirigu (23) e Munoz (20).

Adesso mancano otto partite alla fine di una delle più travagliate stagioni calcistiche dell’ultimo decennio rosanero. La speranza di tutti è quella che queste otto partite diventino nove, perché ciò significherebbe finale di Coppa Italia conquistata. Un risultato, eventualmente, di assoluto prestigio che permetterebbe agli storici rosanero di archiviare il 2010-2011 con qualche sorriso nonostante le numerose delusioni susseguitesi con il passare dei mesi. E perché no, sognare la vittoria della Coppa Italia non è tanto utopistico perché si sa, le squadre di Rossi danno il meglio nei momenti di crisi. E se non è crisi questa….


Antonino Marino 11/04/2011
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