




Dopo Sirigu, anche Pastore lascia Palermo. La telenovela del mercato estivo a tinte rosanero si conclude, dunque, con l’epilogo più scontato. Se la starà ridendo Maurizio Zamparini, mai come adesso ansioso di fissare un appuntamento con il proprio commercialista e constatare insieme a lui l’enorme portata della principale operazione in uscita in centoundici anni di storia del club di viale del Fante. Andare ad estrarre con precisione chirurgica, manco si trattasse di un proiettile, le cifre dal contratto ha ben poca importanza, d’altronde il valore del gioiellino di Cordoba era oramai noto anche a muri e fondamenta dell’edificio ove l’affare (forse sarebbe più opportuno parlare di affaire) è stato concluso: tra i 45 e i 50 milioni, euro più euro meno. Tanta, tantissima roba. El Flaco lascia la serie A per un campionato qualitativamente inferiore, abbandona Palermo non per una big del calcio europeo, in barba a quanto dichiarato nelle scorse settimane, ma per una compagine che grande vuole tornare. Ad avere la meglio, ancora una volta, è la regola del contante, che tiene conto esclusivamente della fredda ragione dei bilanci, dell’insensibile concetto di plusvalenza e della tenebrosa religione del contratto.
I desideri dei tifosi, vero motore di questo (ex) sport, vengono nuovamente mortificati in nome di un dio che fa rima con denaro. Adesso si volta pagina, con la consapevolezza che i sogni nel mondo del pallone non possono che avere scadenze annuali, se non addirittura semestrali o trimestrali. Il calciomercato regna, con le sue fameliche dinamiche, spopola tra gli addetti ai lavori, infischiandosene di gioie e dispiaceri di chi contribuisce a far girare una palla avvelenata dai suoi stessi burattinai. Le regole del mercato, sberleffando il Platini-co fair play finanziario, continuano ad imporre ritmi economici insostenibili, vanno dritte per la loro strada accompagnate da dirigenti che ci costruiscono su fortune. Se il lettore vuole scorgere sinistri riferimenti alla politica societaria portata avanti e difesa a spada tratta da Maurizio Zamparini, rischia di prendere una cantonata. Il patron di friulana stirpe, che fesso non è, si attiene semplicemente alle regole del gioco, garantendo alla sua creatura lunga vita e prosperità.
Bando alle ciance, va via un talento dalla classe cristallina, bravissimo con i piedi e intelligente con le parole. Non per questo, però, bisogna intonare il de profundis. La passione del tifo rosanero non smetterà di essere spinta propulsiva di una squadra che continuerà ad essere l’orgoglio dei palermitani. Il Palermo perde una pedina importante, ma il calcio, un po’ come la vita, è un continuo e inarrestabile panta rei. D’altronde, com’era solito ricordare un maestro dell’arte pallonara ancora caro alla città della Conca d’Oro, “i presidenti passano, gli allenatori passano, i giocatori passano. Il Palermo rimane”.
Siciliane a fatica: quale il risultato più inaspettato?