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Quando la criminalità può mandare in fumo un investimento

L'editoriale


Chissà quale sarà stata la reazione di Maurizio Zamparini nell'apprendere che Abel Hernandez, uno dei suoi gioielli, ieri sera è stato rapinato e minacciato con una pistola puntata alla bocca (leggi la notizia). Possiamo immaginare il disappunto di un presidente che, lo scorso luglio, si era trovato nella condizione di dover (s)vendere un futuro fuoriclasse come Edinson Cavani, scappato via dal capoluogo siciliano dopo essere stato pesantemente minacciato. Non sappiamo se anche il giovane centravanti di colore deciderà di muovere verso altri lidi oppure opterà per una riconferma in terra di Sicilia, tuttavia appare oramai evidente come queste spiacevoli "incursioni" della malavita rischino di mandare a monte il progetto di un imprenditore che sta investendo, anche in termini di immagine, sul Palermo e su Palermo. La rapina subita da Hernandez, infatti, non rappresenta il primo episodio spiacevole che coinvolge in prima persona un calciatore rosanero.

Ricordiamo i casi più recenti.

25 OTTOBRE 2009, FURTO A CASA MICCOLI Fabrizio Miccoli, al termine della partita casalinga contro l’Udinese, veniva informato di un furto subito dalla moglie presso l'abitazione della coppia. Due malviventi, a volto scoperto, facevano irruzione nella casa del capitano rosa, rubando contanti e gioielli. Nei giorni successivi Miccoli manifestava l'intenzione di lasciare il club di Zamparini, ma l'affetto della città e le rassicurazioni dei familiari inducevano successivamente il calciatore a proseguire il proprio rapporto di lavoro con il Palermo.

3 DICEMBRE 2009, AGGRESSIONE A CAVANI E BERTOLO A soli trentanove giorni dalla rapina in casa Miccoli, un altro episodio di delinquenza scuoteva l'ambiente rosanero. Nicolas Bertolo ed Edinson Cavani, al termine di una seduta d'allenamento presso il "Tenente Onorato" di Boccadifalco, venivano affiancati, in via Pitrè, da due persone su un ciclomotore che sferravano diversi colpi alla vettura sulla quale viaggiavano i due calciatori sudamericani che, fortunatamente, non venivano mai a contatto con i loro aggressori. Provato da un'esperienza oltremodo traumatica, l'attuale capocannoniere della serie A chiedeva di essere ceduto durante la finestra invernale del calciomercato. Zamparini, tuttavia, convinceva Cavani a ritornare sui suoi passi, rimandando ogni decisione al termine della stagione. Ecco quanto dichiarato dal numero uno di viale del Fante nei giorni successivi al misfatto: «Se si dovesse scoprire che sono stati i tifosi a fare questa cosa io me ne vado. Non so quali siano i reali motivi di questa aggressione. Non ho ancora sentito i giocatori, non voglio appensantire la questione, i miei collaboratori sono stati vicini a loro. Io come italiano provo vergogna e come palermitano proverei la stessa vergogna. Con questo gesto Palermo è tornata indietro di cento anni».

Fatta chiarezza su alcuni paradossali e tristi incroci tra calcio e malavita del passato recente, adesso siamo curiosi di sentire il parere dell'opinione pubblica, magari condito a dovere da cliché e luoghi comuni su una città che, comunque, esce con la faccia infangata e la pelle escoriata da quest'ennesima malefatta. La mamma dei cretini è sempre incinta, purtroppo in questo caso è palermitana.


Gianluca Rubino 17/02/2011
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