



Ecc. A: primo k.o. per l'Akragas, 6 su 6 per il Marsala, all'Alcamo il big match
Eccellenza B: pari nel big match Due Torri-Orlandina, ne approffitta il Città di Vittoria
Una Tiger decisa e cinica strapazza l’Atletico Gela 3-0
Palermo, ora et labora
Finalmente è finita. Il Palermo si lascia alle spalle un campionato sin troppo pieno di tribolazioni e può cominciare a ragionare sulla prossima stagione. La rivoluzione è cominciata, con l’addio di Lino Mutti dopo un percorso tutto sommato dignitoso e l’arrivo, a partire da giovedì di quel Giorgio Perinetti su cui Maurizio Zamparini ha deciso di puntare buona parte delle proprie fiches in attesa, chissà, dell’ingresso in società di capitali mediorientali.
Tornando all’annata appena terminata, a dominare la scena è stato il numero 3. Tre i tecnici: Pioli, Mangia e Mutti; tre le figure di riferimento che si sono alternate nell’antipatico ruolo di collante tra vertici societari e squadra: Sogliano, Cattani e Panucci; tre persino i portieri che hanno difeso con una certa continuità la porta rosanero: Tzorvas, Benussi e Viviano. Questi semplici ma significativi esempi palesano l’assenza di una programmazione ben definita, di un progetto tecnico-societario fondato su solide basi e su prospettive certe. L’arrivo di Perinetti dà ulteriore forza a questa tesi, in quanto testimonia l’intenzione del club di viale del Fante di ricominciare per l’ennesima volta da capo.
L’annata 2011-12, inoltre, rappresenta la personale sconfitta di Maurizio Zamparini. Il presidente rosanero sino allo scorso anno era riuscito ad ottenere quei risultati che, tutto sommato, potevano essere considerati in linea con gli investimenti sostenuti e persino con la sua personale considerazione dei singoli componenti della rosa. Quest’anno, invece, il Palermo ha sofferto, ha rischiato seriamente di essere risucchiato nelle sabbie mobili della classifica, 'tradito' (sportivamente parlando) da tanti calciatori che hanno smentito il loro presidente il quale sin dalle prime battute aveva parlato di campionato di transizione. I numeri parlano chiaro: tra le formazioni rimaste in serie A, solo il Genoa ha fatto peggio dei rosanero.
Come se non bastasse, il grado di popolarità dell’imprenditore friulano è in picchiata: i cori della Curva Nord e i fischi degli altri settori durante le gare contro Catania e Chievo hanno sancito uno strappo piuttosto forte tra tifoseria e società. Perinetti dovrà essere bravo a ricucire il rapporto tra la proprietà e la piazza, anche per ridare vigore a un sodalizio, quello tra Zamparini e i palermitani, che ha regalato diverse gioie sia all’uno che agli altri in questo primo decennio di avventura insieme. Bisogna ripartire uniti: fare peggio di quest’anno significa dire addio alla massima serie, un bene prezioso ingiustificatamente dato per scontato negli ultimi tempi.
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