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Zamparini e la battaglia contro i mulini a vento

Continua la telenovela della vendita del Palermo


«Penso che non abbandonerò mai il Palermo. Il gruppo internazionale che verrà avrà bisogno del mio contributo. Terrò una parte delle azioni e resterò in consiglio d'amministrazione. Cederò il Palermo quando avrò garanzie che chi arriva vorrà puntare in alto. Sì, anche allo scudetto. C'e' un principe arabo, mio amico, che è molto intrigato. Se arriva il mio amico principe, Pastore rimarrà a Palermo». Con queste parole al settimanale Oggi Zamparini ha messo un punto (forse di sospensione) sulla vicenda della vendita della società di via Del Fante, nata dopo il match di campionato giocato contro il Milan. Insomma, ieri il vulcanico patron rosanero ha smentito i suoi discorsi dei precedenti giorni, rassicurando di certo i tifosi preoccupati del futuro della squadra del cuore.

Il loro cuore, infatti, cominciò a battere in maniera irregolare quando l'11 novembre il presidente del Palermo annunciò tramite il sito ufficiale della squadra la volontà di vendere il club. La sua decisione era “netta”, dovuta a un mondo pseudo-sportivo, reo di non garantire i valori sportivi e di far prevalere i poteri economici e mediatici di 3-4 club che solo fra loro vogliono con ogni mezzo dividersi gli scudetti. Stanco di lottare, il massimo dirigente rosanero annunciò così di lasciare il timone a personaggi più giovani, in grado di cambiare in meglio lo stato delle cose, riportando il mondo del calcio ai suoi valori veri e assicurando gare orchestrate da equità e lealtà sportiva, virtù a detta di Zamparini celate ormai. Oltre a ciò Zamparini si riferiva anche ad altri problemi, che tengono ancora banco, come la lotta annuale in Lega Calcio per i diritti televisivi e  le difficoltà tutte palermitane nel costruire il nuovo stadio.

In seguito, la scelta di vendere ad un altro soggetto iniziò ad attenuarsi sempre di più: dal non fare marcia indietro al non voler abbandonare Palermo restando in società con un ruolo diverso, dall'invio di un advisor per sondare il mercato della società rosanero (si parlava di 3-4 gruppi interessati) alla presenza in tribuna nel derby contro il Catania, dalla crociata personale contro il calcio alla conclusione di ieri di rimanere nel Cda della società.

Beh, in tanti adesso si aspettano una nuova puntata della telenovelas e come dare loro torto in virtù dei continui ripensamenti del presidente? Tuttavia questi dubbi, che attanagliano Zamparini, dimostrano il suo amore per Palermo, per i suoi tifosi e per la città. Lasciare non è mai facile soprattutto se il problema è causa di terzi. Nonostante le lamentele continue, anche i suoi colleghi, come Garrone e Lotito, non hanno la forza di mollare e di abbandonare il calcio, lo sport più bello del mondo. Ma ancora oggi è davvero lo sport più amato? Rimanendo in Italia, le accuse di Zamparini e di altri alimentano le tesi di un “Calciopoli bis”, altri ancora, invece, si scagliano contro la sudditanza psicologica. Tralasciando pure ciò e andando ai fatti sul campo, la situazione poi lascia abbastanza perplessi: la simulazione di Krasic contro il Bologna, l'esultanza di Ambrosini sul rigore inesistente contro il Palermo o la testata di Eto'o nella partita di Chievo (gli ultimi esempi del panorama nostrano) sembrano poco adattarsi allo spirito del gioco.

Concludendo quindi, vere o false, nette o confuse, le dichiarazioni di Zamparini testimoniano un malumore diffuso e di certo mettono sotto i riflettori un problema reale che i vertici del calcio devono mettere all'ordine del giorno delle successive riunioni. La questione non riguarda il presidente del Palermo e la sua società ma l'intero sport calcistico e i suoi valori. 


Mirko Ruisi 24/11/2010
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